Giuseppe, sette anni dopo l’acido: «Io voglio tornare a vivere»

2026/09/17

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La sera del 7 maggio 2019, per Giuseppe Morgante, la vita cambia per sempre. Vittima di stalking e di un’aggressione con l’acido, da quel giorno il suo volto, il suo corpo e la sua quotidianità vengono segnati da ferite profonde, visibili e invisibili.

Per mesi, davanti allo specchio, Giuseppe riesce a guardarsi soltanto attraverso l’occhio sinistro: dal destro, ancora oggi, vede poco. Il suo corpo è coperto di bende e macchiato di sangue. «Lo sconforto mi divorava giorno dopo giorno», racconta, incapace di comprendere come si possa arrivare a infliggere tanto dolore a un’altra persona. Ha cercato aiuto nelle istituzioni, nelle associazioni e in chiunque gli promettesse sostegno. Ma, racconta, quelle speranze si sono spesso trasformate in delusioni. Intanto la sua vita crollava pezzo dopo pezzo: ha perso il lavoro, perché stare in mezzo alla gente era diventato difficile; ha perso lo stipendio, ha smesso di andare in palestra, ha dovuto rinunciare a guidare e, in molti momenti, anche alla propria autonomia.

«Mi stavo autodistruggendo», ricorda.

Gli anni successivi sono diventati un susseguirsi di visite mediche, controlli e interventi chirurgici. Poi è arrivata una nuova possibilità grazie a Doppia Difesa, attraverso Gessica Notaro, che gli ha permesso di affrontare un intervento per ricostruire la parte sinistra del naso, gravemente danneggiata dall’acido. Un gesto che Giuseppe ricorda con profonda gratitudine, anche se l’operazione, purtroppo, non ha dato il risultato sperato e ha lasciato nello sconforto anche i medici che lo seguono dal giorno dell’aggressione. È stato allora che Giuseppe si è trovato davanti a un bivio: lasciarsi inghiottire definitivamente dal buio oppure provare a riprendersi la propria vita. Ha scelto la seconda strada.

«Quando prendi coscienza che stai entrando in un tunnel dove il buio fa da padrone, hai due possibilità: decidere di abitare nel buio oppure prendere in mano la tua vita e cercare di rialzarti. Io ho deciso che la vita è un dono e voglio viverla». È così che è tornato anche in palestra, ricominciando quasi da zero, «come un neonato alle prese con i suoi primi passi». Ha provato a rientrare nel mondo del lavoro, ma ha dovuto lasciare un impiego perché il suo fisico non riusciva a sostenere le mansioni richieste. Oggi ha un contratto a tempo determinato nella grande distribuzione e ringrazia l’azienda che gli ha dato la possibilità di tornare a lavorare e di provare a riconquistare una quotidianità. Accanto a lui, in questi anni, c’è stato anche Rocky, il suo cane. Le passeggiate con lui sono diventate una delle poche costanti, un momento di leggerezza e di normalità capace di restituirgli, almeno per qualche ora, la spensieratezza. Un sostegno importante è arrivato anche dal gruppo Girotondo di Solidarietà, guidato dall’instancabile zia Elisabetta, che in questi mesi lo sta aiutando economicamente.

Ma nella sua storia c’è anche una battaglia che Giuseppe sente di dover portare avanti per tutti coloro che rischiano di non essere ascoltati. Il suo grido riguarda soprattutto il modo in cui la violenza viene riconosciuta e raccontata.Quando ha cercato di denunciare ciò che stava vivendo, racconta di non essere stato creduto anche perché era un giovane uomo dal fisico atletico. Un pregiudizio che, secondo la sua esperienza, ha reso ancora più difficile ottenere ascolto e aiuto. Oggi Giuseppe non nasconde le ferite e non nasconde la fatica. Ma sceglie di raccontare la propria storia anche per dire che dietro ogni cicatrice c’è una persona, con il diritto di essere ascoltata, aiutata e rispettata. In questi sette anni ha ricevuto messaggi, sostegno economico, vicinanza e parole di incoraggiamento. Ringrazia i familiari che ogni giorno si preoccupano per lui, chi non lo ha mai lasciato solo e, naturalmente, Rocky, il compagno fedele delle sue giornate. La sua strada non è ancora finita. Ci sono altri interventi, altre difficoltà e una vita da ricostruire. Ma oggi, rispetto a quella notte del 7 maggio 2019, Giuseppe ha una certezza: non vuole più sopravvivere nel buio. Vuole vivere. Per sostenere Giuseppe: www.gofundme.com.aiutiamogiuseppe

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