Giuseppe Guttadauro torna libero nel silenzio totale: la storia di «Mela», il medico di Cosa nostra imparentato con Matteo Messina Denaro

2026/07/12

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È uscito dal carcere così come c'era entrato: senza fare rumore. Per settimane nessuno ha saputo nulla della scarcerazione di Giuseppe Guttadauro, il «dottore» di Cosa nostra, che ha finito di scontare la sua pena ed è tornato a essere un uomo libero. Il provvedimento è scattato subito dopo la condanna definitiva a cinque anni dello scorso 22 maggio, già azzerata dal periodo trascorso in custodia cautelare. La notizia è rimasta riservata per giorni, eppure riguarda uno dei nomi più pesanti della mafia palermitana, legato a doppio filo a Matteo Messina Denaro: Giuseppe è infatti il fratello di Filippo Guttadauro, il cognato che ha sposato Rosalia, sorella del superboss di Castelvetrano.

Il codice «Mela» nei pizzini 

Le trame che collegano il medico-boss ai vertici della mafia siciliana riemergono in modo nitido proprio dai famosi pizzini ritrovati dopo la cattura di Messina Denaro. In quei foglietti, il capomafia si riferiva a Giuseppe Guttadauro usando il nome in codice «Mela» e, scrivendo alla sorella, si informava con insistenza sul suo conto: «Mela ormai è libero da tutto, ma è in zona o all’estero?». Un interesse che dimostra quanto la sua figura fosse considerata centrale, nonostante gli anni e le detenzioni.

Dal salotto di casa al caso Cuffaro

Come ricostruito in queste ore dal Giornale di Sicilia, che ha svelato la notizia del ritorno in libertà, la parabola criminale di Guttadauro attraversa la storia dell'antimafia palermitana.

Ex primario e chirurgo stimato all'ospedale Civico di Palermo, nei primi anni Duemila finì al centro della celebre inchiesta sulle «talpe» alla Procura di Palermo, l'indagine che portò alla condanna dell'allora presidente della Regione Siciliana, Totò Cuffaro. All'epoca, i microfoni degli investigatori piazzati nel salotto di casa Guttadauro intercettarono non solo strategie di business, ma anche i consigli che il medico dava a un giovanissimo e rampante Bernardo Provenzano sulla gestione della sua salute.

L'ultimo arresto e il ruolo del figlio

Dopo aver scontato una prima lunga condanna, il chirurgo si era trasferito a Roma, formalmente per iniziare una nuova vita. Ma per i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia i legami con la Sicilia non si erano mai interrotti. Nel febbraio del 2022 è scattato così il nuovo arresto nell'operazione sul clan di Roccella (articolazione del mandamento di Brancaccio-Ciaculli), che ha coinvolto anche il figlio Mario Carlo. Mentre il padre ha già esaurito il suo debito con la giustizia, il figlio resta in carcere, condannato in via definitiva a otto anni: secondo l'accusa, era proprio lui a fare da ponte, portando messaggi e direttive del padre verso i vertici della mafia palermitana. Un filo rosso tra Palermo e Trapani che le forze dell'ordine continuano a monitorare, anche ora che il «dottore» è tornato un uomo libero.


Ultimo aggiornamento: domenica 12 luglio 2026, 18:34

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