Giovanni Veronesi: “La verità si dice di rado. Questo è il film più sincero che abbia mai fatto”

2026/09/11

Categories: lifestyle

«Ho sempre mentito, nella vita: del resto lo facciamo tutti. La verità si dice di rado e con molto furore. In questo film ho abbassato tutte le difese: è un’opera sincera, a cuore aperto».

Per Giovanni Veronesi, regista e sceneggiatore tra i più prolifici del cinema italiano, Dio ride, film di chiusura che lo porta per la prima volta al Lido, segna un punto di svolta intimo e solenne. «Volevo chiudere un cerchio sulla comicità facendo un film drammatico», spiega. «Per me la comicità è una cosa seria, e si può parlarne in modo profondo».

In sala dal 29 ottobre, la pellicola trascina lo spettatore nel cuore del Seicento. Al centro del film, lo scontro tra i due titanici protagonisti: da un lato c’è frate Leopoldo (Pierfrancesco Favino), che racconta il Vangelo con una gioia contagiosa parlando di un Dio vicino agli uomini e capace di ridere con loro; dall’altro il cardinale Maculani (Silvio Orlando), l’inquisitore inviato da Roma per reprimere quella che al potere appare come una pericolosa eresia che svuota le chiese. «Favino e Orlando non avevano mai recitato insieme», osserva Veronesi, «due grandi attori con due metodi di recitazione completamente diversi, ad altissimo livello: bisognerebbe farla tutti un’esperienza così per capire quanto è figo questo mestiere». Accanto a loro, si muovono nuove generazioni di interpreti, come Francesco Gheghi e Alma Noce: «Hanno meno esperienza, ma negli occhi quella luce forte degli attori incoscienti, prima che arrivino la consapevolezza e il mestiere», sottolinea il regista. «Nel racconto rappresentano i giovani del futuro che raccolgono il testimone: capiscono che subire non va bene e che bisogna avere il coraggio di ribellarsi ed essere se stessi».

Il titolo stesso è un manifesto: «Anche Papa Francesco ha scritto un piccolo testo intitolato Dio ride: è un modo più terreno e umano di avvicinarsi alla fede. Io sono ateo - o se dovessi credere, crederei moderatamente -, ma la fede di cui si parla nel film è anche una fede in se stessi e nel prossimo, una forma di umanità».

L’ambientazione storica diventa così una lente per leggere il presente e il rapporto conflittuale tra autorità e spirito critico. «Ho scelto il Seicento perché il potere della Chiesa era totale ed estremo», chiarisce Veronesi. «Ma il meccanismo con cui il potere teme la comicità e la satira rimane lo stesso in ogni epoca. Quel modo di ridere fa paura al potere perché anticipa la realtà e ne smaschera le ipocrisie». Un’avventura umana e autoriale che trova il suo compimento naturale sugli schermi del Lido: «È un grandissimo onore. Quando il direttore della Mostra m’ha telefonato», confessa Veronesi con la consueta ironia, «ho pensato che la vita è sorprendente: giri un angolo e c’è qualcosa di bello, giri l’altro e c’è qualcosa di brutto, poi giri il terzo e trovi Barbera»

four people posing together on a magazine cover.pinterest

GIANMARCO CHIEREGATO

Foto di Gianmarco Chieregato. Pierfrancesco Favino: abito Louis Vuitton e orologio Audemars Piguet. Alma Noce: Giulia Luciani per Simone Belli Agency, Armani Beauty. Michele Di Bisceglie for Cotril, total look Louis Vuitton, stylist Sarah Grittini. Giovanni Veronesi: RRD Roberto Ricci Design.

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