Giorgio Bassani visto “In gran segreto”, il docufilm presentato alla Sorbona

2026/10/03

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Ferrara, 3 ottobre 2026 – Ci sono fotografie che raccontano un’epoca. E poi ci sono quelle che, quasi senza volerlo, raccontano una persona. Una stanza romana, una macchina da scrivere, una pipa, qualche libro. E due bambini che corrono per casa con un pallone mentre, a pochi metri da loro, Giorgio Bassani discute di letteratura con Pier Paolo Pasolini. È da immagini come queste che Toni Trupia prova a ricostruire un Bassani diverso da quello consegnato ai manuali. Non soltanto l’autore del “Giardino dei Finzi-Contini”, non soltanto l’intellettuale, il critico, il narratore di Ferrara.

Ma l’uomo che stava dietro quelle pagine. Il padre che Paola ed Enrico hanno conosciuto prima ancora che diventasse una figura pubblica. "In gran segreto. Un racconto familiare su Giorgio Bassani”, prodotto da Gabriele Manservisi per Civetta Movie, nasce esattamente da questa esigenza. È un docufilm che non pretende di spiegare Bassani, ma di avvicinarsi a lui.

Lo fa attraverso la memoria familiare, il repertorio, i luoghi, gli oggetti e soprattutto attraverso lo sguardo dei figli. Una scelta che permette alla figura dello scrittore di uscire, almeno per un momento, dalla teca della letteratura. La prima nazionale francese alla Sorbona, l’altro ieri, ha dato al lavoro una cornice significativa. Nel Grand Amphithéâtre del Campus Malesherbes il pubblico entra subito nello studio dello scrittore. La Lettera 22, i libri, le riviste, la pipa. Non sono semplici dettagli scenografici: sono le tracce di una vita che il regista raccoglie e mette in ordine, cercando di ricomporre il ritratto di un uomo attraverso ciò che ha lasciato dietro di sé. “Il primo passo, per un regista, è la ricerca: andare sul territorio, incontrare le persone, ascoltare le loro storie".

Trupia parte dalla letteratura, legge romanzi e poesie, attraversa un patrimonio enorme di materiali. Ma capisce presto che per raccontare Bassani deve cambiare prospettiva. "Volevo trovare uno sguardo diverso, che non fosse semplicemente quello dello scrittore consegnato alla storia della letteratura”. La svolta arriva con Paola ed Enrico. Non semplici intervistati, dunque, ma protagonisti di un racconto nel quale la dimensione privata diventa la chiave per rileggere quella pubblica. Il rapporto con Paola nasce a Ferrara, durante un convegno. Poi arriva l’incontro con Enrico. “È stato naturale considerarli protagonisti del racconto".

Giorgio Bassani in gran segreto: "La resistenza dell’intellettuale"

Giorgio Bassani, nato a Bologna nel 1916, trascorse l’infanzia e la giovinezza a Ferrara, cuore pulsante del suo mondo poetico

Il risultato è un film che procede per accostamenti. Un ricordo apre una pagina, una fotografia conduce a un luogo, un luogo rimanda a un romanzo. La letteratura di Bassani diventa così una sorta di mappa della sua stessa esistenza. E in questa mappa Ferrara occupa uno spazio che non può essere ignorato. La città è ovunque: nei ricordi, nei libri, nelle relazioni familiari, nelle ferite della storia. Ma anche nella distanza che Bassani, a un certo punto, deve prendere dalla sua città per riuscire a trasformarla in materia letteraria. “Ferrara era imprescindibile”.

Da sinistra: Gabriele Manservisi, Toni Trupia, Paola Bassani, Andrea Fabiano e Davide Luglio

Da sinistra: Gabriele Manservisi, Toni Trupia, Paola Bassani, Andrea Fabiano e Davide Luglio

Trupia conosceva già la città, scoperta anni prima durante il lavoro con Michele Placido. Per Bassani, però, il rapporto è più complicato. "Era un rapporto complesso, anche problematico”. Ferrara era “la città del padre”, mentre Bassani cresce e si forma a Bologna. Ed è proprio questo rapporto irrisolto a renderla decisiva: “In qualche modo ha dovuto staccarsene per riuscire a capirla e poi a raccontarla”. Da qui passa una parte importante del film. Perché dietro «Il giardino dei Finzi-Contini”, “Gli occhiali d’oro” e il “Romanzo di Ferrara” non c’è soltanto la costruzione di un’opera letteraria. C’è un uomo che torna continuamente nei luoghi della propria memoria. Scrive per conservare, ma anche per comprendere. La città diventa pagina e la pagina, a sua volta, restituisce la città. Persino l’incontro con Pasolini acquista allora un significato diverso. Nei ricordi di Paola, il poeta e scrittore suggerisce a Bassani che la sua vera dimensione letteraria sarebbe emersa quando avrebbe fatto i conti con il padre. È un passaggio che il film utilizza non come semplice aneddoto, ma come possibile chiave di lettura dell’intero percorso dello scrittore. C’è poi l’altro Bassani: quello che per Feltrinelli intercetta il talento di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e riconosce immediatamente la forza de “Il Gattopardo”; quello che attraversa le polemiche con il Gruppo 63 e arriva a “L’Airone”.

Il regista Toni Trupia

Il regista Toni Trupia

Il film segue anche queste traiettorie, senza trasformarle in una successione di date e titoli. Ogni libro diventa piuttosto una nuova porta d’ingresso nella sua biografia. Dietro le immagini c’è un lavoro durato anni. Tre anni di ricerca, rapporti personali costruiti lentamente, materiali recuperati e ordinati, testimonianze. Anche il montaggio di Lorenzo Conte diventa decisivo nel dare forma a un patrimonio documentale che, per quantità e qualità, rischiava di rimanere soltanto un archivio. "È importante avere un punto di riferimento produttivo come Gabriele, indipendente”. Per Trupia quella condizione ha significato “libertà assoluta sul piano narrativo ed espressivo”. È anche ciò che permette al film di evitare la strada più prevedibile del documentario celebrativo. Il progetto è nato quasi cinque anni fa e nel frattempo ha attraversato festival e manifestazioni culturali, da Cannes al Salone internazionale del Libro di Torino, dal Biografilm Festival di Bologna a Pordenonelegge.

La tappa parigina chiude idealmente un percorso che il regista aveva immaginato fin dall’inizio. «All’inizio avevo pensato di cominciare proprio da Parigi". Portare oggi il film alla Sorbona significa dunque tornare a quell’intuizione iniziale e misurarsi con la dimensione internazionale di Bassani. Perché Bassani continua a viaggiare. Viene tradotto, studiato, discusso fuori dall’Italia. “In Danimarca, per esempio, stanno lavorando sul Giardino dei Finzi-Contini”. La sua Ferrara, insomma, continua a parlare anche lontano da Ferrara. Adesso Trupia vorrebbe portare il film nelle scuole. Non soltanto per raccontare uno scrittore, ma per mostrare come la memoria possa diventare cinema. “Mi piacerebbe molto portarlo nelle scuole”. E il documentario, aggiunge, ha una forza particolare nella possibilità di mettere in relazione «persone, memoria e realtà”.

È forse questo il punto in cui “In gran segreto” trova la sua ragione più profonda. Nel sottrarre Bassani alla dimensione monumentale senza ridurne la grandezza. Nel raccontare l’autore attraverso ciò che gli è stato più vicino: i figli, la casa, gli oggetti, le fotografie, le città, i ricordi. E allora quella partita a pallone nei corridoi di casa diventa qualcosa di più di un’immagine curiosa. Da una parte ci sono due bambini. Dall’altra Pasolini e Bassani che parlano di letteratura. In mezzo, la vita quotidiana. È lì che il grande scrittore torna a essere uomo.

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