Giorgia Meloni: “Non vado con chi non aiuta l’Ucraina. È difficile governare l’Italia, a volte mi è parso di nuotare nella colla”

2026/09/12

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V.G.

V.G. 12 settembre 2026 13:21

Giorgia Meloni in una foto LaPresse

Nessuna alleanza in coalizione con chi vota contro il sostegno all'Ucraina. Giorgia Meloni "non è certamente disposta a fare il contrario di quello che ha fatto finora, o di quello in cui crede, per calcolo politico o elettorale. Sono una persona seria, e non sono buona per tutte le stagioni". Ha risposto così la presidente del Consiglio in una lunga intervista rilasciata al Foglio, spiegando che "chi cerca un premier che cambia idea in base al sostegno di questo o di quel partito, sempre e solo per tornaconto personale, deve rivolgersi altrove. E credo anche di sapere dove, perché ci siamo già passati".

La premier riconosce che "in questi anni sarebbe stato elettoralmente più vantaggioso non sostenere l'Ucraina, piuttosto che farlo. Solo che io non ho sostenuto l'Ucraina per Kyiv, io ho sostenuto l'Ucraina per Roma. Perché, come ho detto molte volte, l'Italia avrebbe tutto da perdere in un contesto internazionale in cui vengono meno le regole della pacifica convivenza tra le nazioni", ha aggiunto la premier.

Le difficoltà nel governare il Paese

"Ho scelto di fare politica a destra, alle critiche sono più che abituata. Ma non le ignoro, perché possono spingerti a migliorare", ha proseguito Meloni nel corso del colloquio col direttore del Foglio Claudio Cerasa. "Mi ha fatto male vedere le persone che mi vogliono bene attaccate o insultate solo per colpire me. Se c'è una critica che mi ha fatto riflettere è quando mi è stato detto: 'Vedi, ora che sei a Palazzo Chigi ti rendi conto di quanto sia difficile governare la nazione'. È verissimo perché, come ho detto, ci sono stati giorni in cui mi è parso di nuotare nella colla. Ci sono migliaia di ostacoli che da fuori non vedi, che fanno sembrare ogni cosa molto più facile di quanto lo sia in realtà".

Per la premier "l'Italia è oggi più affidabile e attrattiva perché è finalmente una nazione stabile e credibile. E questo è stato possibile anche grazie a una strategia portata avanti negli anni da una maggioranza politica compatta. E se domani gli italiani decideranno di accordare la loro fiducia a qualcun altro, mi auguro che sia qualcuno che non dilapiderà questa preziosa eredità. Perché noi tifiamo per l'Italia, sempre e comunque".

Il rapporto con Donald Trump

"Il rapporto complicato con Trump ha rafforzato l'atlantismo europeo o ha semplicemente costretto il continente a fare i conti con la propria dipendenza dagli Stati Uniti?", le ha chiesto Claudio Cerasa. La premier è stata diplomatica: ha spiegato che nei primi mesi della seconda presidenza Trump si sono "registrate reazioni scomposte dovute ad avversità ideologica, ancora prima che iniziassero le divergenze". Pensare di poter fare tutto da soli e da subito, ha aggiunto, "dopo anni di politiche europee sbagliate che hanno aumentato le nostre dipendenze strategiche, dalla difesa all'energia, dalla tecnologia alle materie prime critiche, era ed è un approccio velleitario".

La linea resta, ha detto Meloni, che "dobbiamo continuare a credere nella nostra alleanza transatlantica, che custodisce i valori della nostra civiltà occidentale, e che ha un valore a prescindere da chi siede alla Casa Bianca".

Il commento sul successo dell'AfD

Meloni ha detto la sua anche sull'affermazione di AfD in Sassonia che ha spaventato l'Europa. "Da anni sono cresciuti quei movimenti politici che pongono in primo piano la difesa dell'identità, il contrasto all'immigrazione illegale di massa, il pericolo dell'islamizzazione dell'Europa. Nei confronti di questi movimenti, molto spesso la reazione dell'establishment è stata quella di provare a creare dei 'cordoni sanitari', non invece di affrontare nel merito le questioni - ha argomentato la premier -. Come si vede, è una strategia che non funziona. Funziona, invece, ascoltare quelle istanze e rispondere. È quello che sta facendo il centrodestra in Italia, con soluzioni serie e non demagogiche: in tema di lotta all'immigrazione clandestina, di difesa dei confini, di tutela delle fasce più fragili, di attenzione alle periferie, di centralità del lavoro. Da noi il contesto politico è radicalmente diverso da quello che vediamo in Germania e in altre nazioni".

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