Gioielliere minacciato con piede di porco e cacciavite da 4 banditi: «Non ho reagito, avevo paura di morire come mio nonno, ucciso durante una rapina»

2026/09/04

Categories: world-news

ODERZO - Si è trovato di fronte i banditi armati di piede di porco e cacciavite mentre mettevano a segno il furto nella sua gioielleria. «Mi hanno minacciato, ma non ho reagito. Non volevo fare la fine di mio nonno: ucciso in un agguato dai rapinatori». Il colpo alle 3.30 di notte nel cuore storico di Oderzo, dove una banda ha assaltato la rinomata Gioielleria Corona, affacciata sulla centralissima Piazza Grande. Marco Corona è stato svegliato dall'allarme e si è precipitato in negozio, trovandosi di fronte quattro banditi armati. Il gioielliere è stato minacciato dai banditi con un piede di porco e un cacciavite; dopo aver urlato contro di loro, dicendo che aveva già chiamato i carabinieri, è uscito dal negozio, per capire se avessero un'auto. «L'avevano parcheggiata proprio qui a fianco – racconta – con il muso già rivolto verso la strada. Mi hanno minacciato con un grosso piede di porco, credo fosse l'arnese utilizzato per scassinare la porta. Brandivano anche dei lunghi cacciavite». Il gioielliere non ha reagito anche se il suo primo istinto sarebbe stato quello di difendere la sua proprietà, il suo lavoro.

La tragedia in famiglia

«È prevalsa la ragione – afferma – soprattutto è prevalso il ricordo di ciò che è accaduto nella nostra famiglia quando, nel 1951, mio nonno paterno, papà di mio padre Bruno, venne ucciso da dei banditi che gli spararono». I malviventi gli tesero un agguato mentre stava rientrando a casa, portando con sé la valigetta dove custodiva i gioielli, lo ammazzarono per rubargli i preziosi. «Mio papà aveva solo 10 anni – aggiunge Marco Corona – fu un evento che segnò per sempre la nostra famiglia». L'allarme è scattato subito non appena i banditi hanno forzato la porta blindata; erano in quattro tutti ben travisati, sicuri del fatto loro, pare che camminassero pure in modo strano, per ingannare gli inquirenti una volta che avrebbero visionato i filmati, sulla loro identità.

Il fumo dell’estintore

Una volta entrati hanno messo in atto una tecnica già vista in altri colpi simili: hanno svuotato un estintore a polvere, saturando l'aria e creando una fitta coltre bianca all'interno del negozio, in modo da creare confusione; si sono poi concentrati sulle vetrine, depredando quella con i preziosi che si affaccia sulla piazza, e spaccando le teche di altri espositori dentro al negozio. Il tutto con una precisione ed una destrezza che lasciano presupporre una conoscenza approfondita dei luoghi e dei sistemi di chiusura. Il loro obiettivo era chiaro: arraffare la maggiore quantità possibile di gioielli di alta gamma e preziosi di marchi importanti custoditi nelle vetrine (sottratti collane, orecchini anelli e parure per un valore consistente), muovendosi con estrema rapidità per battere sul tempo le forze dell'ordine. Forse non avevano fatto i conti con il fatto che la famiglia Corona, da decenni, abita proprio sopra al negozio. Avvisato dalla vigilanza, Marco Corona è sceso immediatamente, gridando loro di andarsene. È poi uscito all'esterno, in tempo per notare l'auto, un Mercedes, pronta per la fuga. «D'istinto mi veniva da contrastarli – l'uomo ha un passato da rugbista nei Grifoni Rugby Oderzo – il pensiero di ciò che era accaduto a mio nonno mi ha frenato» ripete. All'amarezza per la rapina subita e il proprio lavoro violato, si aggiunge quella che fra i gioielli trafugati ci sono pure dei pezzi d'arte orafa disegnati ancora dal papà Bruno. Pochi minuti dopo l'allarme, sul luogo del delitto sono giunti i carabinieri. In corso per l'intera giornata di ieri, gli accertamenti e l'inventario di quanto sottratto.

La videosorveglianza

La gioielleria è regolarmente sorvegliata da telecamere, i filmati verranno acquisiti dalle forze dell'ordine che, con ogni probabilità, visioneranno anche quanto hanno ripreso gli altri occhi elettronici presenti fra piazza Grande e piazza Carducci. Difficile raccogliere testimonianze perché sono poche le famiglie che risiedono in piazza.

Sul fatto indagano a tutto campo i carabinieri della Tenenza opitergina, con l'obiettivo è ricostruire l'esatta via di fuga della Mercedes e identificare i componenti della banda di professionisti. Per l'intera giornata di ieri il negozio è stato presidiato dalle guardie giurate per garantirne la sicurezza. Il colpo alla gioielleria, nel cuore cittadino, ha destato forte preoccupazione nella comunità.

>> Home