Giffoni, ucciso e fatto a pezzi: confermati 15 e 12 anni alla moglie e al figlio

2026/10/07

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Confermate le condanne per l’omicidio del panettiere giffonese, Ciro Palmieri. I giudici della Corte di Cassazione hanno dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai difensori degli imputati Monica Milite e Massimiliano Palmieri (moglie e figlio della vittima) e i 15 anni di reclusione alla Milite e i 12 anni di reclusione a Massimiliano Palmieri sono diventati definitivi. Le condanne, a carico dei due imputati, erano state emesse a febbraio scorso dai giudici della Corte di assise di appello di Salerno che accolsero il concordato tra il procuratore generale e gli avvocati Francesco Saverio Dambrosio ed Antonietta Cennamo (difensori rispettivamente di Monica Milite e Massimiliano Palmieri) riducendo di tre anni la pena rispetto alla sentenza di primo grado che inflisse alla donna 18 anni e 15 anni al giovane Palmieri con le attenuanti generiche, prevalenti sulle aggravanti contestate, e per «aver agito in stato di ira» con l’attenuante della provocazione. Sia durante le indagini che nei dibattimenti, i due imputati raccontarono della doppia personalità della vittima: in alcune circostanze un marito e un padre affettuoso per poi trasformarsi in una persona violenta che distruggeva i pochi oggetti che avevano in casa oltre a picchiarli e minacciarli di morte.

LE SCELTE

Ciro Palmieri (i cui familiari, fratelli, sorelle e mamma, attraverso l’avvocato Rocco Pinto si sono costituiti parte civile così come l’avvocato Francesco Siniscalchi per il figlio più piccolo della coppia) fu ucciso nella sua casa a Giffoni Valle Piana nel pomeriggio del 29 luglio 2022, al culmine di una lite tra i due coniugi, e il suo cadavere fu ritrovato giorni dopo mutilato e rinchiuso in sacchi di plastica in un’area boschiva lungo la strada provinciale 25 giffonese: obiettivo era distruggere il corpo e disperderlo nei boschi, per inscenare l’allontanamento volontario della vittima. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il delitto avvenne al culmine di una lite che era iniziata tra i due coniugi: il panettiere lanciò del liquido contenuto in una bottiglia per bevande contro la moglie e questa - dopo aver afferrato una scopa - cercò di colpire il marito. Il trambusto fece accorrere due figli della coppia che, tentarono di immobilizzare il padre che, nel tentativo di divincolarsi, colpì nuovamente la moglie facendola scivolare. La donna, a quel punto, si armò di un coltello e colpì l’uomo, con più fendenti, alle spalle mentre uno dei due figli (uno dei quali, all’epoca, minorenne) trascinò il padre per terra lungo il corridoio e l’altro figlio - preso un secondo coltello - lo colpì più volte al petto. Poi cercarono di far sparire il cadavere e denunciare un volontario allontanamento da casa dell’uomo, ma non ci volle molto ai carabinieri comprendere la dinamica dei fatti, visionando anche i filmati delle telecamere interne a casa Palmieri e recuperando, nel giardino di casa, i coltelli utilizzati per l’uccisione. Fino all’ammissione dei fatti da parte dei responsabili.

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