«Gendarmi guidarono l’ingresso dei migranti per far collassare la frontiera»: il rapporto che accusa il Marocco su Ceuta

2026/09/02

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L'ingresso di massa di migranti a Ceuta del 30 e 31 luglio potrebbe non essere stato un fenomeno spontaneo. Un rapporto attribuito al Centro Nacional de Inmigración y Fronteras (CENIF), unità di intelligence della Policía Nacional spagnola, sostiene che l'operazione sarebbe stata pianificata con l'obiettivo di far collassare il sistema di controllo alla frontiera e ridurre la capacità di risposta delle autorità spagnole. A rivelare il contenuto del documento è El Español, secondo cui il rapporto sarebbe stato trasmesso alla giudice dell'Audiencia Nacional María Tardón, che sta verificando se dietro l'arrivo di decine di migliaia di persone a Ceuta ci sia stata un'azione concertata. Il documento attribuirebbe un ruolo diretto anche ad alcuni membri delle forze di sicurezza marocchine.

L'arrivo di massa

Tra il 30 e il 31 luglio circa 72mila persone sono entrate irregolarmente a Ceuta dal Marocco, secondo i dati del ministero dell'Interno spagnolo. Circa 70mila sono poi rientrate in territorio marocchino, mentre nelle settimane successive circa 5mila persone risultavano ancora nella città autonoma. Proprio le dimensioni e le modalità dell'ingresso hanno portato la magistrata María Tardón ad aprire accertamenti. Il 31 luglio ha chiesto alla Policía Nacional e successivamente alla Guardia Civil di ricostruire quanto accaduto e di verificare se l'ingresso fosse stato «un'azione concertata o diretta», oltre all'eventuale esistenza di informazioni preventive. È nell'ambito di questi accertamenti che si inserisce il rapporto del CENIF raccontato da El Español.

Cosa dice il rapporto

Secondo il quotidiano spagnolo, l'unità di intelligence della Comisaría General de Extranjería y Fronteras escluderebbe che l'arrivo sia stato semplicemente il risultato di una convocazione spontanea sui social o dell'attività delle organizzazioni che favoriscono l'immigrazione irregolare. La ricostruzione descriverebbe invece un «processo pianificato». Nella prima fase sarebbero state indirizzate verso l'area del Tarajal persone considerate più preparate ad attraversare la frontiera, provocando la saturazione del dispositivo spagnolo. In una seconda fase, con il sistema di controllo già sotto pressione, sarebbero arrivati gruppi con caratteristiche differenti e anche persone più vulnerabili. Il rapporto, sempre secondo El Español, conterrebbe inoltre immagini raccolte prima e durante gli eventi che mostrerebbero gendarmi marocchini in uniforme mentre indirizzano i flussi verso specifici punti di accesso. Sul terreno sarebbero stati presenti anche uomini in abiti civili, indicati come presunti agenti marocchini, impegnati a monitorare l'operazione.

Perché non sarebbe stata soltanto una crisi migratoria

Uno degli elementi sui quali si soffermerebbe il CENIF è il comportamento delle persone entrate a Ceuta. Secondo i dati richiamati nel rapporto, la grande maggioranza sarebbe infatti tornata in Marocco nelle ore o nei giorni successivi. Per gli autori del documento questo rappresenterebbe un indizio del fatto che l'obiettivo dell'operazione non fosse esclusivamente quello di consentire l'ingresso e la permanenza di migranti in territorio spagnolo. Il rapporto collegherebbe inoltre quanto avvenuto alla storica rivendicazione marocchina su Ceuta e Melilla, le due città autonome spagnole sulla costa nordafricana. Da qui la lettura, contenuta nel documento secondo El Español, di un'operazione con finalità più ampie rispetto alla sola pressione migratoria.

L'ipotesi dell'«attacco ibrido»

La ricostruzione alimenta l'ipotesi che la pressione migratoria possa essere stata utilizzata come strumento di un'operazione ibrida contro la Spagna. È però un'ipotesi investigativa che dovrà essere verificata dall'Audiencia Nacional. Un attacco ibrido indica l'utilizzo coordinato di strumenti diversi dalla guerra convenzionale - pressione migratoria, disinformazione, cyberattacchi, operazioni di influenza o sabotaggio - per destabilizzare o esercitare pressione su un altro Stato. Ma nel caso di Ceuta non c'è ancora una conclusione giudiziaria che consenta di affermare come fatto acquisito che si sia trattato di un attacco ibrido.

La reazione di Marlaska

Dopo la pubblicazione dell'articolo di El Español, il ministro dell'Interno Fernando Grande-Marlaska ha scritto nella notte al direttore generale della Policía Nacional, Francisco Pardo, chiedendogli di verificare «con la massima urgenza» la veridicità delle informazioni e, nel caso siano corrette, di chiarire da quando la Policía Nacional disponesse del rapporto. Marlaska ha sottolineato che si tratterebbe di un'informazione «assolutamente essenziale» perché il governo possa assumere eventuali decisioni in materia di politica interna, estera e difesa dello Stato. La richiesta del ministro dimostra quindi anche un altro aspetto importante: il contenuto pubblicato da El Español non era stato precedentemente portato a conoscenza dello stesso titolare dell'Interno, almeno secondo quanto afferma Marlaska. Anche il governo spagnolo ha invitato alla prudenza: il ministro Ángel Víctor Torres ha chiesto di non fare «congetture» prima di conoscere nel dettaglio il documento

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