Garlasco, scontro sul caso Venditti. Il legale attacca: «Quarant’anni di reputazione distrutti a reti unificate»

2026/09/20

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«Una reputazione costruita in quarant’anni di servizio allo Stato è stata distrutta a reti unificate». Non si spegne lo scontro sul caso Mario Venditti, l’ex procuratore aggiunto di Pavia la cui posizione è stata archiviata nell’inchiesta per corruzione legata al delitto di Garlasco e alla precedente indagine su Andrea Sempio. Dopo le parole dell’Anm di Brescia, a replicare è Domenico Aiello, avvocato di Venditti, che torna a contestare duramente le modalità con cui è stata condotta l’indagine nei confronti del suo assistito.

La replica del legale di Venditti

«Un cittadino 70enne incensurato – non parliamo di magistrato in pensione – avrebbe meritato modi e tempi diversi», sostiene Aiello. Il legale sottolinea inoltre la gravità dell’accusa inizialmente contestata a Venditti, osservando che nell’ipotesi di corruzione «non era stata nemmeno individuata la figura del corruttore». La replica arriva dopo l'intervento di Andrea Gaboardi, presidente dell’Anm di Brescia, che aveva difeso le due magistrate che hanno lavorato al fascicolo. Gaboardi aveva definito «indecorosi» gli attacchi rivolti alle colleghe, sostenendo che avessero svolto il proprio lavoro «con scrupolo e acribia».

L’archiviazione di Mario Venditti

Venditti era stato indagato con l’ipotesi di aver ricevuto denaro per favorire, nel 2017, l’archiviazione di Andrea Sempio nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi.

Il gip di Brescia ha però accolto la richiesta della stessa Procura e disposto l’archiviazione: dalle indagini non sono emerse tracce di un accordo corruttivo riconducibile all’ex magistrato, né movimenti di denaro anomali o contatti extraistituzionali con i Sempio o con i loro difensori. L’archiviazione non chiude però tutti gli accertamenti sulla destinazione del denaro prelevato dalla famiglia Sempio. Il fascicolo prosegue per verificare eventuali responsabilità di altri soggetti, mentre gli atti sono stati trasmessi a Pavia.

«Effetti irreversibili»

È soprattutto sulle conseguenze personali dell’inchiesta che Aiello insiste. Secondo il difensore, il suo assistito avrebbe subito un «linciaggio mediatico» prima che l’accusa trovasse riscontri. «Una reputazione costruita in quarant’anni di servizio allo Stato è stata distrutta a reti unificate, con effetti irreversibili, in assenza di indizi di colpevolezza», afferma il legale. E conclude richiamando il principio di non colpevolezza, che, sottolinea, deve valere per «il magistrato indagato esattamente come per ogni altro cittadino».


Ultimo aggiornamento: sabato 19 settembre 2026, 22:40

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