Milano, 29 settembre 2026 – La strada che porterà alla revisione del processo per Alberto Stasi “è lunga e tortuosa”. Ad affermarlo è la procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni. La Procura generale di Milano non ha ancora ricevuto i nuovi atti dalla Procura di Pavia dell'inchiesta appena chiusa su Andrea Sempio per il delitto di Garlasco, comprese quelle consulenze della difesa di Alberto Stasi e degli esperti dei pubblici ministeri che affrontano il tema delle due contro-analisi negative sul Dna sui pedali della bici di Alberto Stasi.

Delitto di Garlasco, colpo di scena sull’impronta del piede, nel riquadro Andrea Sempio e Alberto Stasi
L’istanza di revisione
Quelle carte, però, arriveranno certamente nei prossimi giorni negli uffici della procuratrice generale e dell'avvocato generale Lucilla Tontodonati. La sensazione, al momento, negli uffici giudiziari di corso di Porta Vittoria è che la Procura generale non avanzerà istanza di revisione del processo Stasi, salvo che dalle analisi anche dei nuovi atti non emergano elementi dirompenti, perché la strada per una revisione di una sentenza è sempre "lunga e tortuosa", viene chiarito, e deve passare per nuove prove decisive. Spetterà, sicuramente, alla difesa dell'ex studente bocconiano proporre alla Corte d'Appello di Brescia la richiesta di revisione.

Andrea Sempio e Alberto Stasi
Nessun orizzonte temporale
"Nessuna richiesta finalizzata alla formulazione di una proposta di revisione della sentenza di condanna di Alberto Stasi è mai stata rivolta al Procuratore Generale – aveva scritto ieri, 28 settembre, il procuratore di Pavia Fabio Napoleone nel comunicato di chiusura indagini – la quale è stata e sarà tenuta informata in relazione a ogni aspetto ritenuto di possibile interesse". Non c'è quindi un orizzonte temporale definito per eventuali comunicazioni ufficiali da parte della Procura generale sulle proprie determinazioni.

Il genetista forense Marzio Capra
Le strategie difensive
La difesa di Sempio, intanto, affina ulteriormente le proprie strategie difensive – l’indagato ha venti giorni di tempo per presentare delle memorie – all’indomani della relazione di chiusura indagini della Procura di Pavia con la quale viene chiesto il rinvio a giudizio del 38enne. Relazione basata in primis su tre elementi ritenuti fondamentali per corroborare il quadro accusatorio: l’impronta 33 sul muro delle scale che conducono alla taverna – dov’è stato rinvenuto il corpo di Chiara Poggi – attribuibile a Sempio e poi l’assenza di tracce ematiche, e quindi di un profilo genetico, attribuili a Chiara sui pedali di della bicicletta di Alberto Stasi. A scriverlo sono stati i consulenti dei pm pavesi Previderé e Grignani: "Tutti i successivi tentativi di acquisire profili genetici da campioni prelevati dai pedali della bicicletta 'Umberto Dei' hanno fornito esito negativo", ossia "nessun profilo genetico".

L'impronta 33 rappresenta uno degli elementi decisivi nel quadro accusatorio delineato dalla Procura di Pavia
Le scarpe 44
E infine, ultimo tassello ma non certo per importanza, ci sono le impronte a pallini della scarpa modello Frau e taglia 42 che indossava l’assassino la mattina del 13 agosto 2007. Il procuratore capo di Pavia Napoleone ha la “sicurezza” – forte di una consulenza “calzaturiera” affidata al medico legale Cristina Cattaneo, secondo cui “un aumento ponderale (di peso, ndr) può determinare una variazione del piede nel tempo”, e quindi della misura di scarpe indossata – che quelle scarpe le portasse Sempio. E questo nonostante il diretto interessato abbia sempre affermato di calzare un 44. Oggi come nel 2007. Quindi di non poter essere lui l’assassino.
Il genetista Marzio Capra
Le impronte e il materiale genetico sui pedali della bicicletta di Stasi. In merito a questo elemento di prova, la Procura pavese è convinta che non ci sia mai stato il Dna di Chiara sui pedali della bici di Stasi. Il genetista e consulente della famiglia Poggi, Marzio Capra, confuta tuttavia questa tesi: “Siamo sempre stati disponibili ad ogni ulteriore accertamento, ma bisogna vedere se questi accertamenti si fondano su qualcosa di solido o su una errata interpretazione, una incomprensione tra consulenti e propri committenti. Al momento io non vedo niente". In altri termini, il Dna riscontrato sui pedali della bici per Capra è attribuibile a Chiara. Capra torna nella sua analisi indietro di 19 anni, al 2007. “Non c'è stato nessun doppio esito negativo dopo il risultato certo sulla presenza di Dna di Chiara Poggi sulla bicicletta Umberto Dei di Alberto Stasi", sottolinea.

A sinistra la bicicletta incriminta di Stasi, a destra l'avvocato Giada Bocellari
Dati che la difesa del condannato Alberto Stasi – svela il procuratore Fabio Napoleone – confutano a loro volta in una consulenza: se il 19 settembre 2007 il consulente tecnico del pubblico ministero rivela "oltre ogni ragionevole dubbio" la presenza della traccia genetica della vittima sui pedali della bici dell'allora fidanzato, il giorno successivo due contro analisi danno un esito negativo. Un riscontro che, per gli avvocati di Alberto, viene omesso nell'indagine coordinata da Vigevano, portando al fermo del 24 settembre 2007 (non convalidato) e negando così un elemento utile "a scagionare Alberto Stasi già 19 anni fa". Stasi, 42 anni, sta finendo di scontare in regime di semilibertà la condanna definitiva a 16 anni di carcere.
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