Garlasco, i genitori di Andrea Sempio a Quarto Grado: «Abbiamo pagato 45mila euro per difenderlo, viviamo isolati e intercettati»

2026/10/10

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Quarantacinquemila euro consegnati agli avvocati per seguire Andrea Sempio nel 2016, poi altri versamenti per un documento del generale Garofano e per preparare una richiesta di risarcimento. Giuseppe Sempio ricostruisce così i pagamenti della famiglia durante un’intervista a Quarto Grado. Alla domanda dell’inviata Alessandra Viero sulla possibilità che una parte dei soldi fosse finita alla polizia giudiziaria, risponde: «Non credo». Se potesse tornare indietro, aggiunge, cambierebbe una sola cosa: chiederebbe una fattura ai legali.

Il figlio Andrea, amico di Marco Poggi, è indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. Giuseppe Sempio e sua moglie, Daniela Ferrari, hanno parlato alla trasmissione di Gianluigi Nuzzi su Rete 4, raccontando la propria versione della vicenda e le ripercussioni sulla vita familiare. Un’anticipazione dell’intervista al padre è stata trasmessa nel pomeriggio a Dentro la Notizia, sempre condotto da Nuzzi; l’intervista integrale e quella alla madre sono annunciate per la puntata di Quarto Grado di stasera.

I pagamenti agli avvocati e la richiesta di risarcimento

Secondo Giuseppe Sempio, la vicenda discussa nell’intervista comincia con la consegna del denaro ai professionisti incaricati di assistere Andrea nel 2016, dopo che era stato indagato. A suo giudizio, gli avvocati avevano lavorato bene in quel periodo ed erano stati pagati per l’attività svolta. Ai 45mila euro iniziali, racconta, si erano aggiunte altre somme quando era stato necessario ottenere un documento dal generale Garofano.

Dopo l’archiviazione relativa ad Andrea nel 2017, la famiglia aveva presentato una richiesta di risarcimento su consiglio degli avvocati. Anche per predisporre la documentazione necessaria, spiega il padre, erano stati versati altri soldi, oltre a quelli già pagati per la difesa del figlio. Alla seconda archiviazione, prosegue, la famiglia aveva ormai speso tutto e si trovava in difficoltà finanziarie: per questo aveva dovuto accettarla.

Viero gli chiede se non avessero avuto dubbi sull’ammontare delle somme richieste. Sempio risponde di no, spiegando che né lui né i familiari erano avvocati e che in quel periodo erano «un po’ sbandati».

Ricorda la mattina del 23 dicembre, quando aveva acceso la televisione e visto Andrea al telegiornale. Dopo quella notizia, alla famiglia era stato consigliato di rivolgersi a dei legali: avevano telefonato a Lovati senza riuscire a contattarlo e si erano quindi rivolti a Soldani.

Un altro passaggio dell’intervista riguarda l’archiviazione di Venditti. Alla domanda se, leggendone, avesse sperato in una contestuale archiviazione anche per sé, Giuseppe Sempio risponde di averlo pensato. Aggiunge di non aver capito come fosse stata «girata questa cosa» e di continuare a non comprenderlo. Dice inoltre di non conoscere Giuseppe Spoto e Silvio Sapone e di non sapere chi siano, esprimendo la speranza che Andrea non venga coinvolto nella vicenda affrontata durante il colloquio.

Le intercettazioni e le parole sulla famiglia Poggi

Giuseppe Sempio torna anche sulle intercettazioni pubblicate nelle quali usa l’espressione «quella roba là». La sua spiegazione è che in paese «quella roba lì» sia una formula abituale, utilizzata per qualsiasi cosa e considerata normale. Racconta poi che Andrea, quando era stato chiamato, aveva invitato l’interlocutore a parlare con il proprio avvocato: una scelta che il padre definisce «la cosa più giusta del mondo».

«Questa non è più la nostra casa, siamo intercettati dappertutto», afferma Giuseppe Sempio. Sostiene che i familiari debbano prestare attenzione a quello che dicono anche tra le mura domestiche, perché espressioni per loro normali in dialetto vengono poi, a suo giudizio, rigirate. Ribadisce che Andrea non c’entra nulla e non ha niente a che vedere con ciò che, nella dichiarazione, indica come «quella roba lì».

Il padre dice di sperare che sia «l’ultima volta» per lui, per Andrea, per sua moglie e anche per la famiglia Poggi. Ricorda che i genitori di Chiara hanno perso una figlia e afferma che lui non riuscirebbe a sopportare una simile assenza in casa. Definisce spaventosa quella perdita e attribuisce ai Poggi una forza incredibile: Chiara, dice, era «il gioiello di casa insieme al fratello», e non sa come i suoi genitori riescano a «stare in piedi».

Giuseppe Sempio condanna gli insulti rivolti ai Poggi: afferma di non capire come si possa continuare ad attaccarli e sostiene che non si possa insultare una famiglia che ha perso una figlia. Aggiunge che anche la propria famiglia soffre dal 2016 fino a oggi.

Daniela Ferrari: l’innocenza del figlio e le difficoltà quotidiane

Daniela Ferrari ribadisce a Quarto Grado di aver sempre sostenuto la totale innocenza di Andrea e dice che per la famiglia sarà un sollievo quando il figlio verrà definitivamente scagionato. Racconta di aver ripercorso mentalmente tutta la mattina cui si riferisce la vicenda e sostiene che le dichiarazioni rese da Andrea, da lei e da suo marito corrispondano esclusivamente alla verità.

Interpellata sulle presunte novità, sul Ris e sul pedale della bicicletta, Ferrari risponde di non poter entrare nel merito perché non capisce assolutamente nulla di Dna. Dice di sperare in una «giustizia giusta», ma di non poter affermare di avere fiducia nella giustizia finché Andrea non sarà totalmente scagionato, aggiungendo che ne sente «troppe». Esprime anche la paura che la verità non basti.

Il momento più duro, racconta, è stato il secondo ritorno del figlio a casa con un foglio, il 27 gennaio, quando le aveva detto: «Ci siamo dentro un’altra volta». Nei discorsi in famiglia, spiega, si erano sempre aspettati che potesse emergere qualcosa in prossimità della liberazione di Stasi, finalizzato a una richiesta di revisione. Non si aspettavano, però, che in prossimità del suo rilascio venisse nuovamente coinvolto Andrea.

Ferrari torna sulla propria frase secondo cui «a Garlasco non c’erano solo Stasi e Sempio», ribadendo che in paese non c’erano soltanto due, tre o quattro persone. A suo giudizio, le indagini sono state condotte in una sola direzione: all’epoca contro Stasi e adesso contro Sempio. Quanto alle sorelle Cappa, sostiene che sia ora di finirla con la vicenda che le riguarda e che le due ragazze non c’entrino assolutamente nulla.

Nell’intervista viene affrontata anche un’intercettazione in cui Ferrari parla dei genitori di Chiara Poggi. La donna spiega che in quel periodo era particolarmente stressata e ce l’aveva con tutti. Afferma che ciò che aveva detto riguarda soltanto lei e la propria coscienza; sostiene che i Poggi non avrebbero dovuto ascoltare quella conversazione ed esprime dispiacere per il fatto che l’abbiano sentita. Secondo Ferrari, una persona in casa propria può dire ciò che vuole e non è giusto rendere pubblico tutto quello che viene detto tra le mura domestiche.

La madre di Andrea racconta di stare ancora male e di continuare a prendere farmaci. L’aspetto che considera più pesante e assurdo è non poter uscire di casa: dice di non potersi permettere una passeggiata né di percorrere i cento metri che la separano dal supermercato, perché viene inseguita a qualsiasi ora del giorno, dalle 7 alle 19. Andrea, aggiunge, si mostra forte davanti ai genitori, ma lei non sa che cosa provi interiormente.

La famiglia, dice Ferrari, vive alla giornata. Al mattino spera che arrivi presto la sera, per poter prendere le gocce e andare a dormire. Descrive la situazione come pesante per tutti e racconta che anche suo marito ne risente: Giuseppe Sempio, riferisce, è stato male la settimana scorsa.

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