Garlasco, dna sulla bici di Stasi: nuove indagini sui pedali. Gli investigatori saranno ascoltati

2026/10/06

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C'è un'indagine nell'indagine ed è quella nella quale i pm della Procura di Pavia stanno ricostruendo gli accertamenti effettuati nel 2007 sull'omicidio di Chiara Poggi. E in particolare le analisi eseguite a settembre di diciannove anni fa sui pedali della bicicletta "Umberto Dei" di Alberto Stasi, con materiale biologico attribuito alla vittima poi svanito il giorno successivo. Ma anche i reperti di Dna raccolti nei rilievi che sarebbero stati distrutti anzitempo dai Ris, senza autorizzazione dell'autorità giudiziaria. I magistrati guidati da Fabio Napoleone ascolteranno nei prossimi giorni alcuni inquirenti e consulenti tecnici che si occuparono della prima inchiesta. Tra loro anche Rosa Muscio, l'allora pm della Procura di Vigevano che delegò gli approfondimenti sul delitto di Garlasco ad alcuni carabinieri esperti in analisi scientifiche. Come persona informata sui fatti, le verrà chiesto degli esami effettuati sui pedali e se fosse a conoscenza della relazione personologica sull'ex bocconiano rintracciata nelle scorse settimane dalla Procura pavese negli atti del Ris di Parma.

Il verbale

Punto centrale sono i raw data, cioè i dati grezzi consegnati dai Ris il 6 novembre 2025, e il campione denominato "bu_p", ricavato dai pedali della bici di Stasi. Le corse elettroforetiche del 20 settembre hanno evidenziato la presenza di «materiale altamente cellulato» attribuito a Chiara, ma i test del giorno successivo hanno dato esito negativo mai trasmesso, sostiene la Procura, all'autorità giudiziaria. «C'è un verbale del 24 settembre 2007 che attesta che tutti i risultati ottenuti fino a quel momento sono stati messi a disposizione dei consulenti di parte, che firmano di proprio pugno. Tutto il resto sono solo supposizioni», sostiene l'ex generale dei Ris Luciano Garofano. Ora il genetista Matteo Fabbri, ai tempi consulente di Stasi con Francesco Maria Avato, smentisce. «Mi sarebbero dovuti sfuggire dei dati? Il professor Avato li avrebbe visti e non gli ha usati? Io non glieli ho comunicati, quindi avremmo taciuto la prova più importante che sarebbe servita ad Alberto Stasi e l'avremmo lasciato portare in carcere come due ignobili persone? Penso che sia fuori da ogni logica possibile e immaginabile», garantisce. In ogni caso, come ha messo a verbale il capitano dei Ris Alberto Marino, a seguito di quel «dato completamente negativo» che ha affermato di aver replicato per uno «stupido eccesso di zelo», si sarebbe dovuta porre «la questione» e capire le ragioni di questi esiti «contraddittori». Definiti «una cosa anomala». E proprio Marino, emerge da una relazione di servizio, avrebbe ordinato a settembre 2016 la distruzione delle provette con le «soluzioni liquide» ricavate da tracce e reperti al centro dell'indagine: smaltite nel maggio 2016, quindi sei anni prima del via libera dei giudici. Resta da stabilire se tra quel Dna eliminato ci fosse anche quello della traccia 33, l'impronta palmare riconducibile a Sempio sul muro della scala della villetta di via Pascoli. La fialetta con il grattato dell'intonaco, segnala la Procura, «non è stata rinvenuta il 17 giugno 2025 nei reperti provenienti dal Ris». Intanto i tempi per la richiesta di revisione del processo a carico di Stasi paiono allungarsi: gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis stanno analizzando ogni singola pagina e dalla disamina starebbero emergendo prove a favore occultate e «novità eclatanti» sulle quali sono previste anche interlocuzioni con la Procura pavese.

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