Il 2 novembre 2025 le cimici piazzate nell'appartamento di via Canova captano quella che pare una banale conversazione della famiglia Sempio. Ma i toni si fanno subito accesi e l'argomento è rilevante: una chiavetta usb di Andrea Sempio di cui il padre Giuseppe gli chiede conto. La reazione dell'ex commesso «è spropositata», annotano i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano nell'informativa depositata alla Procura di Pavia. «Alza nervosamente la voce» contro il genitore, chiude bruscamente la questione sostenendo di non avere chiavette salvo poi correggersi affermando di possederne più di una. Tutte sequestrate dagli inquirenti, che lo accusano di essere l'assassino di Chiara Poggi. Le nuove intercettazioni confluite negli atti depositati con la chiusura indagini bis restituiscono il clima che si respira a casa Sempio.
Il movente
Il figlio indagato per omicidio aggravato, il padre per corruzione in atti giudiziari, le giornate scandite dalle telefonate con avvocati e consulenti, versioni da concordare e la televisione con le ultime notizie sul caso sempre accesa. Quel giorno di inizio novembre la tensione esplode quando Giuseppe domanda al figlio di «una chiavetta di cui si parla, tu avevi detto...». La risposta è nervosa e il tono di voce alterato: «Ma io non avevo chiavette. Cioè, chiavette riferito a chi? Non ne avevo una di chiavetta». Il padre insiste: «Tu ne avevi più di una». E Andrea cambia versione: «Ne avranno più di una, me ne hanno sequestrate tre o quattro». Per chi indaga l'intercettazione «è molto interessante», poiché avvalorerebbe il movente a sfondo sessuale dell'omicidio di Chiara e si ricollega a uno dei soliloqui dell'ex commesso al volante della sua auto Suzuki. Parlando da solo, ad aprile 2025, farebbe riferimento a una delle chiamate fatte nella villetta dei Poggi ad agosto 2007 quando la famiglia era in vacanza e Chiara sola: «Ha messo giù il telefono. Ah, ecco che fai la dura, ma io non l'ho mai vista in questo modo e da un lato l'interesse non era reciproco. Lei dice: "Non ho più trovato il video". Tutto sbagliato. Perché ho visto dal suo cellulare e io ce l'ho dentro la penna». Per gli investigatori l'agitazione di Sempio riversata sul padre va ricollegata all'ipotesi che su una delle pennette sequestrate avesse scaricato un filmato intimo della vittima e sottolineano che la data del 2 novembre è importante. Perché è antecedente alla diffusione della relazione del consulente della Procura Paolo Del Checco che, pur non dirimente, ipotizza la possibilità che quelle immagini siano state prelevate dal pc della vittima con una chiavetta usb. Il panico dell'ex commesso, secondo chi indaga, è riconducibile a un fatto del quale solo lui allora era a conoscenza.
Il dna
Altro tema molto dibattuto tra i Sempio, come emerge dalle intercettazioni, è quello del dna. A preoccuparsene il 14 dicembre 2025 è la madre Daniela Ferrari, dice di avere sentito che «i Poggi vogliono fare un esame sulla catenina che indossava Chiara» la mattina del delitto e aggiunge che «magari è stata trascinata per terra raccogliendo materiale genetico dal pavimento e magari rompono le scatole a lui», cioè al figlio. Andrea in questo caso abbozza laconico: «Boh, vedremo».
Questione affrontata sovente in famiglia è anche la dinamica dell'omicidio. «Ma cosa può avere scoperto di così grave da farla ammazzare?», riflette Ferrari qualche giorno dopo. Replica il figlio: «Dipende da quanto è grave per lui che l'ha ammazzata, non deve essere qualcosa di grave in generale come quelli che si ammazzano perché non gli è andato bene un esame all'università. Dici va beh chissenefrega, lo ritenti, invece poi per lui è gravissimo e si ammazza». Madre e figlio discutono anche dei punti controversi dell'indagine. «Sui gradini non ci sono le impronte - afferma Sempio - e i gradini erano pieni di sangue. Quindi, se hai messo il piede lì, l'impronta deve esserci». La ricostruzione dell'ex commesso è la seguente: «Secondo me quello», ovvero Stasi, «è andato lì, ha dormito lì, il mattino colazione, Estathé, litigano, l'ammazza, scappa e poi...». Lo interrompe Daniela: «Va a lavorare al computer».
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