Il Parco Archeologico di Pompei rappresenta un patrimonio storico e culturale inestimabile per l'umanità. Le testimonianze dell'antichità, l'architettura e l'atmosfera unica del sito conservano la loro maestosità e la loro importanza culturale, e restano distinte dalle responsabilità individuali e dalle vicende giudiziarie legate a chi vi lavora. Allo stesso tempo, la tutela dei visitatori, insieme all'accertamento della verità e della giustizia da parte delle autorità competenti, in merito all'arresto di un custode accusato di violenza sessuale su un turista 17enne, rimangono aspetti fondamentali per garantire che un luogo di tale rilievo sia sempre sicuro e rispettato. Da qui, dopo la condanna dell'episodio («fatto gravissimo, siamo vicini alla vittima»), il Parco ha già fatto sapere che si costituirà parte civile in un eventuale giudizio.
Il direttore del Parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel, è impegnato in un tour di grande successo in Italia e nel mondo per la presentazione del suo ultimo libro «Quando gli dèi lasciarono il mondo. L'ultima estate di Pompei», edito dalla Feltrinelli, annuncia le novità per il 2027.
La tariffa a 25 euro porta con sé la novità della durata mensile per la «Grande Pompei». Qual è la visione strategica dietro questa scelta e come pensa cambierà il flusso dei visitatori sul territorio?
«Il nostro mondo è sempre più complesso e la cultura classica non ha più la centralità di una volta. Ma sono convinto che ci può ancora dire molto. Per questo, aiutiamo le persone a scoprire Pompei e il suo territorio con semplicità: un biglietto per un ingresso a Pompei e tutti gli altri siti, valido per trenta giorni. Pompei è grande e ricca di cultura, ma c'è una notizia buona: è semplice! E sarà sempre più verde con l'apertura di altri giardini e con la parte non scavata, un enorme parco verde di ineguagliabile bellezza, da gennaio 2027».
Un titolo di “viaggio” nella città archeologica valido un mese invita a un turismo più lento e stanziale.
«L'archeologia deve offrire visioni diverse dal presente, altrimenti che archeologia sarebbe? Dunque mentre il turismo diventa sempre più veloce e frenetico, noi puntiamo sulla forza della lentezza e del valore del territorio. È questo il futuro».
Come pensa che risponderà il visitatore a questa nuova formula d'ingresso?
«Vedo che molti arrivano con idee poco chiare, non come una volta quando si studiava sui libri prima di un viaggio. Ma va bene anche così, l'importante è essere pronti ad accogliere tutti. Pompei è un viaggio che inizia con semplici passi ma ti può portare molto lontano, dipende da ciascuno e ciascuna fino a che punto si vuole immergere; noi diamo tutti gli strumenti, anche grazie a app e audioguide, che andremo a potenziare».
Negli ultimi anni Pompei ha vissuto una vera e propria stagione d'oro per i ritrovamenti. Quali sono le scoperte recenti più rilevanti che il pubblico potrà presto ammirare?
«Stiamo lavorando a rendere la casa del Tiaso con gli affreschi dionisiaci accessibile, almeno parzialmente e per gruppi accompagnati. Intanto proseguono gli scavi a villa dei Misteri. Pompei è una fabbrica culturale che non è mai ferma».
Come si bilancia la pressione del turismo di massa con l'esigenza scientifica della tutela e dello scavo in aree ancora inesplorate?
«La massa non è un problema di numeri, che si possono gestire. È un problema di comunicazione e di umanità. Parliamo di massa quando ci sentiamo smarriti, non visti, manipolati e usati. Questo non deve mai accadere, non in politica, non nella scuola e non nei luoghi della cultura».
La «Grande Pompei» comprende siti straordinari come Oplontis, Stabia e Boscoreale. Quali nuovi percorsi e servizi sono in programma per collegare meglio questi luoghi e valorizzarli al pari dell'area centrale?
«Abbiamo un programma di interventi e servizi che abbiamo presentato anche all'Unesco. Dei collegamenti ho parlato anche con il presidente Fico e con il nuovo amministratore unico di Eav, Pietro Diamantini. Il suo lavoro per rinnovare la Circumvesuviana va sostenuto con forza».
Quali sono i progetti di tecnologia applicata (realtà aumentata, app dedicate, percorsi immersivi) previsti per accompagnare questi nuovi itinerari?
«Da un lato app e audioguide che puntano sulla semplicità e sull'accessibilità, anche tramite la realtà aumentata. Dall'altro lato una politica di apertura radicale degli archivi, tramite la rete. Chi vuole sapere di più, potrà accedere a una piattaforma che presenteremo nei prossimi mesi».
Quale vorrebbe fosse l'impatto a lungo termine di questa riorganizzazione sull'economia culturale di tutta l'area vesuviana?
«Porre l'essere umano al centro. L'arte classica ci ricorda che non siamo numeri e dati, ma corpi umani nei quali abita uno spirito, una coscienza che nessuna intelligenza artificiale potrà mai avere».
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