Pubblicato il: 21/07/2026 – 19:19
di Mariateresa Ripolo
REGGIO CALABRIA Vere e proprie lezioni su come maneggiare le armi usate come giocattoli, perché nel corso della notte di San Silvestro le strade di Arghillà si trasformavano in un poligono a cielo aperto. I fucili e le munizioni del sodalizio erano infatti a disposizione di tutti gli affiliati, «financo per finalità “ludiche”», come una forma di intrattenimento per celebrare le festività. È questo uno degli aspetti che emerge con maggiore chiarezza dalle carte dell’inchiesta “Epicentro 2” condotta dalla Dda di Reggio Calabria: le armi dell’arsenale blindato della cosca Morelli non servivano soltanto a garantire il controllo geometrico del territorio e a intimidire i rivali.
LEGGI ANCHE: L’arsenale di Arghillà: bombe, bazooka e kalashnikov per garantire l’egemonia della cosca. «Siamo bene attrezzati»
I festeggiamenti con le armi
La prova di questa disinvolta familiarità con il potenziale bellico del clan è contenuta in un’intercettazione ambientale risalente all’1 gennaio 2023. A parlare con il reggente Fabio Morelli è un minorenne, il quale traccia un resoconto minuzioso di quanto accaduto la notte precedente durante i festeggiamenti per il Capodanno nel quartiere periferico di Arghillà. Un racconto che per gli inquirenti assume il valore di una vera e propria confessione. Dalla conversazione emerge come un intero gruppo di soggetti contigui al clan avesse la piena disponibilità di una batteria di «diversi fucili, anche di tipo automatico ed a canne mozze», utilizzati per fare fuoco in vari punti dell’abitato. «Ma dice che ha preso due botte per CPC che aveva il suo […] Dice che…coso gli ha portato l’automatico, U’ TAPPO… dice che hanno sparato da là», racconta il giovane, delineando una notte di esplosioni e ostentazione militare.
Il nucleo centrale del dialogo si sposta poi sulla condotta personale del minore, che confessa a Fabio Morelli di aver testato in prima persona proprio un fucile di proprietà del boss. È lo stesso capoclan a chiedere un giudizio tecnico sulla potenza di fuoco e sulle prestazioni dell’arma. La risposta del giovane è di assoluta soddisfazione: «Va bello quello», afferma, trovando il riscontro di un terzo uomo presente che chiosa con un «va bene va». Il minore continua a descrivere l’efficacia dei colpi, alludendo anche a una seconda arma da fuoco: «quello là a pallettoni». La precisione dei fucili viene rimarcata descrivendo l’azione di un sodale, che con il medesimo fucile aveva fatto fuoco: «un buco così gli ha fatto!».
Le lezioni di tiro: «Se ti vuoi divertire così devi menare piano»
Nel corso della notte, i passaggi di mano delle armi si associano a vere e proprie lezioni di tiro. Il resoconto descrive l’azione di Santo Morelli, capace di abbattere un lampione della pubblica illuminazione: ha spezzato «un palo là sopra […] dove c’era la luce appesa». Lo stesso Morelli si premura poi di impartire direttive balistiche per ottimizzare il munizionamento durante i festeggiamenti. Consigli su come gestire il rinculo e la cadenza di tiro: «Non devi menare tutto in una volta. Se la meni tutte in una volta non centri niente». E ancora: «Se ti vuoi divertire così devi menare piano, piano».
A chiudere il bilancio della notte è lo stesso Fabio Morelli. Di fronte alla rapidità con cui il gruppo ha svuotato i caricatori, il reggente manifesta sorpresa per il consumo di cartucce, specchio del volume di fuoco sprigionato per le strade: «Minchia subito le abbiamo consumate!». «Eh…se ne vanno…perché mena questo, mena quello, mena qua, mena là…e se ne vanno!».
Il Corriere della Calabria è anche su Whatsapp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato
>> Home