Friggitrici ad aria: possono rilasciare microplastiche?

2026/08/29

Categories: food-cooking

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Le friggitrici ad aria sono diventate uno degli elettrodomestici più comuni nelle nostre cucine. Accanto ai vantaggi pratici, però, negli ultimi tempi è cresciuta l'attenzione sui materiali con cui sono realizzati i cestelli, soprattutto quelli antiaderenti. Il dubbio riguarda in particolare il PTFE (politetrafluoroetilene), un materiale plastico fluorurato utilizzato da decenni per rendere antiaderenti pentole e padelle e presente anche nel rivestimento di alcuni cestelli per friggitrice ad aria.

La domanda è: se il rivestimento si graffia o si usura, può rilasciare microplastiche nel cibo? In linea di principio sì. Alcuni studi hanno dimostrato che superfici antiaderenti in PTFE sottoposte ad abrasione possono liberare particelle microscopiche del materiale. Ma c'è una precisazione importante: le ricerche disponibili riguardano soprattutto pentole e padelle, non specificamente le friggitrici ad aria. Possiamo quindi dire che il fenomeno è possibile per un rivestimento in PTFE, ma non sappiamo ancora quanto sia rilevante durante il normale utilizzo di una friggitrice.

Cosa succede quando l'antiaderente si graffia

Il PTFE è un polimero e i suoi frammenti di dimensioni microscopiche possono essere definiti microplastiche; se ancora più piccoli, si parla di nanoplastiche. Uno degli studi più citati sull'argomento, pubblicato nel 2022 su Science of the Total Environment, ha analizzato rivestimenti antiaderenti sottoposti sperimentalmente ad abrasione e ha osservato il rilascio di micro- e nanoparticelle di PTFE.

I ricercatori hanno stimato circa 9.100 particelle in corrispondenza di una zona danneggiata da un graffio, mentre in presenza di un rivestimento più estesamente deteriorato la stima poteva arrivare fino a 2,3 milioni di particelle. Sono numeri impressionanti, ma vanno letti nel loro contesto: non significano che una friggitrice ad aria graffiata rilasci automaticamente milioni di particelle nel nostro pranzo. Lo studio riguardava utensili antiaderenti sottoposti a condizioni sperimentali e contare le particelle, inoltre, non equivale a stabilire quanta plastica venga effettivamente ingerita o quale sia il rischio per la salute.

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Dalle padelle al cibo

Che le particelle possano effettivamente raggiungere gli alimenti è un'ipotesi plausibile. Uno studio del 2024 ha simulato diverse operazioni che facciamo normalmente in cucina – riscaldare, mescolare, tagliare, raffreddare e conservare – utilizzando utensili nuovi e usati. Nel simulante alimentare sono state trovate particelle di diversi materiali plastici, tra cui il PTFE, e gli utensili più vecchi tendevano complessivamente a produrre una contaminazione maggiore.

Anche in questo caso, però, non si trattava di un test sulle friggitrici ad aria: trasferire direttamente questi numeri ai loro cestelli sarebbe quindi scorretto. Il dato che possiamo considerare acquisito è più semplice: un rivestimento in PTFE può perdere particelle quando viene deteriorato e l'usura aumenta la possibilità che questo avvenga. Quanto contribuiscano specificamente le friggitrici ad aria alla nostra esposizione alle microplastiche resta invece da stabilire.

Microplastiche e PFAS non sono la stessa cosa

Qui è facile fare confusione. Il PTFE è un fluoropolimero e rientra nella definizione molto ampia di PFAS utilizzata dall'OCSE: ma questo non significa che una particella di PTFE abbia gli stessi effetti di PFAS come PFOA o PFOS, sostanze molto più studiate per i loro effetti sulla salute e per la capacità di accumularsi nell'organismo.

In altre parole, dal fatto che alcuni PFAS siano associati a importanti problemi sanitari non possiamo dedurre che ingerire accidentalmente una microplastica di PTFE produca gli stessi effetti: si tratta infatti di sostanze con caratteristiche molto diverse. È una distinzione particolarmente importante quando si parla di rivestimenti antiaderenti, perché mettere tutto sotto l'etichetta “PFAS” rischia di far apparire equivalenti rischi che non lo sono.

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Ma queste particelle sono pericolose?

È proprio qui che le certezze diminuiscono, perché dimostrare che un rivestimento rilascia particelle non significa dimostrare che quelle particelle provochino un danno alla salute. Per stabilire il rischio bisognerebbe conoscere quante ne ingeriamo realmente, le loro dimensioni, quanto rimangono nell'organismo e quali effetti possono avere nel lungo periodo.

Sul PTFE, il BfR, l'Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio, dà indicazioni piuttosto rassicuranti. Secondo l'istituto, l'ingestione accidentale di piccole particelle provenienti da un rivestimento antiaderente graffiato non dovrebbe provocare effetti negativi sulla salute: il PTFE è molto inerte e le particelle ingerite dovrebbero attraversare l'apparato digerente senza essere assorbite. Questo non significa che ogni possibile effetto delle micro e nanoplastiche sia stato definitivamente chiarito, ma allo stato attuale non ci sono elementi per considerare pericolosa una friggitrice semplicemente perché utilizza un rivestimento in PTFE.

Cosa fare con un cestello graffiato?

Non serve quindi mettere al bando la friggitrice ad aria. È però sensato preservare il rivestimento antiaderente, evitando utensili metallici, spugne abrasive e sistemi di lavaggio sconsigliati dal produttore. Se il cestello presenta qualche piccolo graffio non c'è motivo di allarmarsi; diverso è il caso di un rivestimento molto usurato, scrostato o che si sta staccando, che è prudente sostituire.

Chi deve acquistare una nuova friggitrice e preferisce evitare completamente il PTFE può orientarsi verso cestelli in acciaio inox o vetro, oppure verso altri rivestimenti dichiarati privi di PTFE, controllando attentamente le informazioni del produttore. Anche diciture come “PFOA-free” non vanno confuse con “PTFE-free”: il PFOA è già fortemente limitato dalla normativa europea e la sua assenza non significa necessariamente che il cestello sia privo di fluoropolimeri.

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In conclusione, , un rivestimento antiaderente in PTFE danneggiato può rilasciare microplastiche, ma oggi non abbiamo dati sufficienti per dire quante ne rilasci una friggitrice ad aria durante il normale utilizzo, né evidenze che dimostrino un rischio per la salute alle quantità realisticamente ingerite. La regola più utile in cucina rimane quindi molto semplice: trattare bene il cestello e, quando il rivestimento è ormai visibilmente deteriorato, sostituirlo.

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