Franco Bernardo Bergamin ucciso e nascosto nell’armadio. La difesa di Alessio Battaglia: «L’ha picchiato, ma non voleva ucciderlo»

2026/09/17

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LIMENA (PADOVA) - Un’arringa di tre ore da parte dell’avvocata Anna Maria Beltrame, per provare a contrastare la richiesta di ergastolo pronunciata dal pubblico ministero Marco Brusegan nella penultima udienza. È proseguito ieri mattina il processo, davanti ai giudici della Corte d’Assise presieduta da Elena Lazzarin, per l’omicidio di Franco Bergamin di 80 anni assassinato la sera del 22 febbraio dell’anno scorso nella sua abitazione di via Papa Giovanni XXIII a Limena da Alessio Battaglia di 43 anni originario di Trieste. L’imputato era presente in aula, indossava una camicia nera e un paio di jeans. 

La difesa

«È vero che lo ha picchiato - ha detto durante il dibattimento la legale - ma non voleva ucciderlo. La frattura del collo è avvenuta quando la vittima era già deceduta. Nel momento in cui Battaglia ha infilato il corpo nell’armadio gli ha lesionato le vertebre». Insomma, l’avvocata Beltrame ha puntato sull’omicidio preterintenzionale e considerando che il suo assistito verrà giudicato con il rito abbreviato e i futili motivi sono venuti meno, potrebbe cavarsela con una pena inferiore ai vent’anni. 
E poi se la Procura ha individuato il movente del delitto in uno screzio economico nel gestire i pochi risparmi della pensione di Bergamin e le spese per le bollette, per la difesa Battaglia lo ha pestato dopo avere subito un approccio sessuale. «Lo ha toccato vicino alle parti intime - ha ripreso la legale - di fatto una avance di natura sessuale e Battaglia non ha gradito. Inoltre Bergamin era molto geloso della ragazza dell’imputato».
Beltrame ha poi sottolineato ai giudici come il suo assistito sia già all’interno di un programma di giustizia riparativa. 
«Il suo atteggiamento - ha dichiarato - è quello di una persona ravveduta. Inoltre non c’è stato il reato di indebito utilizzo di carta di credito perchè Bergamin quando era in vita gliela dava sempre, come non è vero che ha calunniato la ragazza che in quel momento stava con lui». Battaglia, secondo gli inquirenti, avrebbe addossato la colpa del delitto di Bergamin sulla sua compagna.

Il delitto

Da tempo Battaglia era ospite a casa di Bergamin. Con loro, in più di una occasione, era presente anche una donna di 43 anni amica dell’imputato e residente in provincia di Gorizia. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la sera del 23 febbraio dell’anno scorso Battaglia ha prima colpito alla testa il pensionato e poi gli ha fratturato due vertebre del collo. L’autopsia ha infatti evidenziato una doppia lesione osteomidollare cervicale, tanto da causare uno “...choc neurogeno secondario con successivo arresto cardiorespitario...”. 
Per Battaglia togliere la vita al suo amico è stato piuttosto facile: l’80enne non è riuscito ad opporre alcuna difesa perchè era affetto da artrosi, diabete, spondiloartrite, obesità e ci sentiva anche poco. L’imputato, sempre secondo l’accusa, ha poi tentato di nascondere le tracce dell’omicidio. Così ha infilato il corpo del pensionato in due sacchi neri per l’immondizia per poi occultarlo all’interno di un armadio dell’abitazione. 
Non solo, perchè per nascondere l’odore della decomposizione ha sparso per la stanza numerosi profumatori. Sicuro di averla fatta franca, si è messo in viaggio con la carta di credito dell’anziano. Il cadavere di Bergamin è stato scoperto solo il 5 marzo del 2025, quando parenti e vicini preoccupati di non vederlo più da giorni hanno lanciato l’allarme. A trovare il corpo all’interno dell’armadio sono stati i vigili del fuoco. 

La cattura

Gli inquirenti, una volta constatato che si trattava di una morte violenta, si sono messi sulle tracce del coinquilino. Trovarlo non è stato complicato: dal primo al 2 marzo sfruttando la carte di credito della vittima ha effettuato spese per 1.800 euro. Così i carabinieri hanno seguito le tracce dei suoi acquisti. Prima Limena, poi Padova, quindi Staranzano e Monfalcone in provincia di Gorizia. Il 6 marzo Battaglia è stato tratto in arresto nella sua abitazione di Trieste.

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