Sì all'ingresso di Festa in FdI e azzeramento dei vertici irpini di Fratelli d'Italia e Forza Italia. Per Francesco Pionati il nuovo corso Sangiuliano serve a rifondare un centrodestra che in Irpinia ha fallito, tra l'operazione "Fratelli di Avellino" e lo scontro Petitto-D'Agostino, gioco delle parti che ha regalato Avellino e la Provincia al centrosinistra.
In Campania Fratelli d'Italia cambia vertice regionale. Che giudizio dà del nuovo corso e cosa cambia per l'Irpinia, che finora è stata periferica nelle dinamiche del partito?
«È un'ottima scelta che conferma in pieno l'allarme che abbiamo lanciato a giugno con il convegno a Montefredane, definito dal Foglio "la Leopolda del centrodestra". Ai lavori, insieme a Piantedosi, Sbarra, De Luca e Cattaneo, partecipò proprio Sangiuliano. Dopo i pessimi risultati delle amministrative e delle regionali il centrodestra campano aveva bisogno di essere rifondato, (che nel naufragio generale un partito prenda più voti di un altro è una magra soddisfazione). Fdi e Lega lo hanno capito e si stanno muovendo nella direzione giusta. In questa linea Sangiuliano è una scelta eccellente, uomo di grande cultura, in grado di coniugare esperienza e azione. Credo che dovrà per forza azzerare i vertici della nostra provincia, alla luce dei risultati ottenuti (nonostante i due parlamentari irpini siano entrambi di Fdi) e anche per il modo in cui ci si è arrivati : l'invenzione di "Fratelli di Avellino" per digerire la candidatura perdente della Nargi è stata davvero una barzelletta».
Si fa sempre più insistente la voce di un ingresso di Gianluca Festa in Fratelli d'Italia. Sarebbe un valore aggiunto per il radicamento ad Avellino o un'operazione che rischia di creare malumori nella base storica del partito?
«Di quale base storica parliamo? La definirei più una base nostalgico-museale. In Italia la Meloni è arrivata quasi al 30% aggregando larghe fasce di elettorato non di destra. Anche il consigliere regionale eletto nelle liste di Fdi, Zecchino, non può certo essere definito come esponente della destra storica. Le forze politiche lavorano per ampliarsi e crescere, non per chiudersi nelle nostalgie. Per questo credo che l'innesto di Festa, se ci sarà, non potrà che essere positivo per Fdi: è un politico radicato e capace. Piuttosto dovrà essere lui a spiegare perché, oggi, aderisce a Fratelli d'Italia».
In Forza Italia c'è stato "lo strappo" tra Petitto e D'Agostino proprio sull'elezione di Fulvio Martusciello. Secondo lei, è una frattura ricomponibile o siamo davanti a due Forza Italia diverse in Irpinia?
«Più che uno strappo io vedo un gioco delle parti tra i due maggiori responsabili della strategia divisiva che ha portato il centrodestra irpino alla disfatta. Due personalità di raffinata cultura politica come D'Agostino e Petitto, insieme, hanno dettato la linea al centrodestra irpino. Risultato? Sindaco Pd al primo turno ad Avellino, presidente del centrosinistra alla Provincia. Anche la loro storia è comune: uno viene dal Pd e dal movimento animalista, l'altro dal movimento politico di Monti, tutte forze estranee al centrodestra. Entrambi però molto abili nel riposizionarsi di qua o di là. Quando penso a loro mi viene in mente quel che diceva Craxi: "Prima o poi tutte le volpi finiscono in pellicceria"».
Martusciello resta il punto di equilibrio regionale di Forza Italia. Ma dopo questo scontro, chi tiene davvero in mano il partito ad Avellino?
«Guardi è l'ultimo dei problemi che mi appassiona, una lotta tra titani al contrario. Martusciello è un amico che stimo e al quale faccio i migliori auguri. Il dato politico è più generale: Forza Italia resta in un equilibrio precario tra la segreteria Tajani e la famiglia Berlusconi. Tutto dipende da questo. Bisognerà vedere che accordo troveranno alla fine della legislatura».
In vista delle Politiche del 2027, il centrodestra in Irpinia si presenterà unito o rischiamo di vedere, come già accade, tre centrodestra diversi che corrono separati? E lei sarà della partita?
«Non mi pare che le cose stiano così. Bisogna partire dalla nuova legge elettorale che, se confermata, prevede un doppio binario: uniti come coalizione per Meloni premier ma ognuno per conto proprio in una campagna elettorale tutta proporzionale. E questo vale anche per il centrosinistra che, secondo me, ha enormi tensioni interne. Quindi sono vere entrambe le cose: uniti nell'obiettivo finale ma in forte competizione per i voti. Per quel che mi riguarda, il rientro in politica è l'ultima delle mie preoccupazioni. Ora che ho più tempo sto scrivendo molto e sto completando un libro di analisi politica. Non escludo nuove iniziative giornalistiche. Certo, mantengo anche i contatti con tanti amici e leader politici. Sono già stato in parlamento due volte. Le assicuro che le candidature nascono sempre nelle ultime settimane e, soprattutto, che meno le vuoi e più ti vengono proposte».
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