Francesco Fecarotta morto in moto, il fratello riavvia l’Apecannolo tre mesi dopo la tragedia: «Sarà dura senza di lui, ma so che avrebbe voluto così»

2026/09/07

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TREVISO - Vedere il mondo sgretolarsi improvvisamente davanti ai propri occhi. Sentirsi cadere in un baratro senza fine, dove regna il buio e sembra non esserci più spazio per la luce. Dover imparare a convivere con un vuoto che lacera il cuore ad ogni battito. Quando muore un fratello, non si perde solamente una persona: si dice addio ad un pezzo della propria storia, forse il più intimo, probabilmente il più prezioso. È paradossale come in quel preciso momento, di immensa fragilità umana si debba dimostrare di essere forti, di poter andare avanti nonostante il dolore. Un ossimoro, la forza della debolezza, necessario per continuare a vivere sopportando un'assenza incolmabile. Nelle parole di Giovanni Fecarotta, fratello maggiore di Francesco, morto a 37 anni con la compagna 32enne Jessica Laface in un incidente in moto a Salgareda la mattina del 4 luglio scorso, si percepisce tutto questo.

La resilienza

Giovanni e Francesco 13 anni fa avevano creato l'ApeCannolo, un'Apecar color rosso che alla fiere e ai mercatini trevigiani vendeva cannoli e portava serenità. Un'attività nata per divertimento, per portare le loro origini siciliane al Nord ma anche, e soprattutto, per riuscire a passare del tempo insieme dato che entrambi avevano un lavoro e le proprie famiglie. Una sorta di fuga dalla quotidianità. Il loro curioso e gustoso ApeCannolo negli anni ha raccolto tantissimi sostenitori e clienti, ma quel sogno si è frantumato e congelato il 4 luglio con la scomparsa di Francesco. Da quel giorno l'ape rossa è rimasta parcheggiata in garage.

Ma ora Giovanni vuole ripartire, ne sente il bisogno, lo vuole fare per suo fratello. «L'idea di ripartire con ApeCannolo nasce soprattutto dalla volontà dei miei genitori - racconta Giovanni -. Io, inizialmente, non ero convinto: questo era un progetto mio e di mio fratello Francesco, una cosa che avevamo costruito insieme e che ci permetteva di vivere momenti di leggerezza e spensieratezza. Per questo so che tornare in strada senza di lui sarà molto difficile. Penso che Francesco avrebbe voluto che io ripartissi, perché questa attività ci rendeva felici».

Ma dietro a questa forza ritrovata, c'è anche un grande, incolmabile, vuoto che nessuno potrà riempire. «La verità è che ho paura - aggiunge Giovanni con la voce spezzata dal dolore -. Ho paura di sentirmi solo, soprattutto girandomi alla mia destra e non trovando più mio fratello lì, perché ognuno di noi sull'Ape aveva praticamente il proprio posto».

Ritrovarsi

Con le lacrime che bagnano il viso ricordando il fratello, Giovanni è consapevole che Francesco sarà sempre con lui e forse il modo per sentirlo un po' più vicino è quello di riportare in strada la loro ape. La prima data sarà domenica 4 ottobre a Borgo Cavour durante l'evento “Autunno in Borgo”, sarà questo il momento che, anche se solo simbolicamente, potrà far riabbracciare Giovanni e Francesco.

«Proverò a ripartire. Intanto farò questa prima data a Borgo Cavour poi vedremo. Vorrei provare a mantenere anche quella che per noi era diventata una tradizione molto bella: le consegne a domicilio dei cannoli nel periodo di Natale e Pasqua. I miei genitori hanno detto che verranno ad aiutarmi, sarà un modo anche per loro di ricordare Francesco. Per me l'Ape non è un pezzo di ferro. È qualcosa che abbiamo costruito insieme, anche passando ore in garage dopo il lavoro. Dentro c'è una parte della nostra storia. So che sarà difficile e che ci saranno momenti in cui il vuoto si farà sentire ancora di più. Ma forse tornare su quell'Ape potrà anche essere un modo per continuare a ricordarlo e a far vivere qualcosa che era profondamente nostro. Io ci proverò, portandomi sempre dietro mio fratello».

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