Fotografò le infiltrazioni in classe, la nota allo studente è stata confermata: ricorso rigettato. L’avvocato del papà: «Amaro in bocca»

2026/09/16

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PORDENONE - Ricorso rigettato, la nota è confermata. È terminata così la vicenda dello studente 15enne dell’istituto tecnico commerciale Pertini a Pordenone, raggiunto da un provvedimento disciplinare per aver fotografato le infiltrazioni sul soffitto della sua aula. Il fatto risale allo scorso maggio, ma la pronuncia dell’organo di garanzia dell’Ufficio scolastico regionale è arrivata ad anno scolastico terminato. La dirigente Alessandra Rosset aveva motivato la sanzione dicendo che l’allievo aveva scattato le fotografie all’interno delle pertinenze scolastiche. Non solo. A questa violazione si sarebbe aggiunto l’utilizzo del cellulare in orario scolastico, proibito dal regolamento. Versione smentita dalla famiglia, secondo la quale il giovane aveva utilizzato il tablet di classe, d’intesa con i compagni e il prof presente. Ne è nata una bagarre dentro e fuori l’istituto, tra chi difendeva il ragazzo, dal momento che avrebbe agito per ragioni di sicurezza - da giorni pioveva in classe - e chi (la dirigenza) si è dimostrato intransigente di fronte a un’eventuale infrazione delle regole. Luca, papà del 15enne, ha fatto dunque ricorso all’Ufficio scolastico regionale per chiedere l’annullamento della sanzione, considerata da lui «ingiusta». Poi il 30 giugno la pronuncia definitiva: rigettato. 
«Abbiamo deciso di non ricorrere al Tar - spiega Marco Florit, avvocato della famiglia dello studente - perché quando è arrivata la decisione dell’Ufficio scolastico regionale, l’anno era terminato. Il ragazzo era stato promosso e non c’erano state ripercussioni in pagella. Dal momento che era venuto a mancare l’interesse attuale e concreto e quindi la materia, il tribunale amministrativo avrebbe potuto astenersi dalla pronuncia».

La decisione

La “bocciatura” da parte dell’organo di garanzia ha lasciato l’amaro in bocca alla famiglia dello studente. «Siamo sicuri - continua il legale - che il ragazzo sia nel giusto e che la sanzione fosse ingiusta. Ma con un ricorso al Tar c’era il rischio concreto di carenza di interesse dal momento che era stato promosso senza conseguenze sulla votazione». E sulle motivazioni addotte per il rigetto, Florit spiega: «La decisione dell’Ufficio scolastico è stata molto stringata, ha richiamato il provvedimento iniziale (ovvero la nota) confermandolo nella sua sostanza. Non essendoci state conseguenze, con l’amaro in bocca voltiamo pagina». In disaccordo con la decisione dell’Ufficio scolastico, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls) dell’istituto Mattiussi-Pertini, Antonio Sorella. «La materia sulla sicurezza - spiega il docente - è norma cogente, vuol dire speciale. Che supera le altre norme del regolamento. Devi agire velocemente, si basa sulla prevenzione. Il papà del ragazzo, prima del ricorso, aveva chiesto un incontro alla dirigente per cercare di spiegarsi. Incontro che non c’è mai stato. È stata un’occasione persa, perché si poteva sfruttare questa vicenda per promuovere una cultura della prevenzione tra gli studenti». Sorella ha inviato ieri un’istanza all’Ispettorato per la Funzione pubblica per segnalare il provvedimento, definito «eccessivo», nei confronti del 15enne.

Le infiltrazioni

La vicenda risale allo scorso 7 maggio. In seguito agli acquazzoni di quei giorni, nell’aula della seconda ragioneria piove dal soffitto. Papà Luca racconta di «una cascata che scende dalle plafoniere», tanto che le luci non funzionerebbero. Il ragazzo, a quel punto, avrebbe immortalato le infiltrazioni sul soffitto, d’accordo con la classe. Le foto sarebbero finite poi all’esterno, pubblicate sul Gazzettino. A quel punto la sanzione disciplinare per l’uso del cellulare (smentito dalla famiglia) e per non aver utilizzato i canali interni all’istituto per segnalare eventuali disservizi. Anche la Flc Cgil di Pordenone si era espressa in favore del ragazzo: «Un provvedimento esagerato per chi ha fatto il suo dovere di cittadino». Ora il rigetto del ricorso da parte dell’Ufficio scolastico e l'istanza all’Ispettorato per la Funzione pubblica. La parola passa a Roma.

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