
di Antonio Pio Guerra
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lunedì 7 settembre 2026, 03:00 - Ultimo aggiornamento: 18:12
ANCONA - Per Ancona, il crematorio è un affare che può valere fino a 500mila euro all’anno. Sono i dati contenuti nella Relazione sulla sostenibilità economica dell’Intervento, documento allegato al progetto esecutivo del forno, quello di quando ancora doveva essere realizzato a Tavernelle.
E ora che il sindaco tentenna pure sull’alternativa Bolignano, manifestando l’esigenza di procurarsi altre ipotesi prima di decidere l’effettiva localizzazione dell’impianto, il rischio è che resti nel limbo un progetto che potrebbe far sorridere le casse comunali.

Il calcolo
Con l’entrata a regime del crematorio, fissata al quinto anno d’attività, i tecnici assoldati dal Comune stimano infatti entrate per 1,3 milioni di euro nell’arco dei 12 mesi, con un utile previsto di 547mila euro.
Questo grazie alle circa 2900 cremazioni che si prevede saranno gestite ogni anno nel sito dorico. Ovvero, tutte quelle dei cittadini di Ancona ma anche gran parte di quelle dell’hinterland, composto da 33 Comuni delle province di Ancona e Macerata. Un bacino da complessivi 600mila abitanti, dove già nel 2023 si sono effettuate oltre 2500 cremazioni (tra salme e resti mortali) contro le “sole” 1000 del 2017.
Secondo gli esperti, se già oggi ad Ancona sceglie la cremazione il 43% dei defunti, entro il 2030 questa quota potrebbe sfondare la soglia psicologica del 50%. Una crescita favorita dalla presenza in città di un impianto di cremazione che permetterebbe di abbattere le tariffe fino a 360 euro per i residenti anconetani (449 euro per quelli dell’hinterland), poco più della metà di quello che si spende negli altri 3 forni già attivi nelle Marche (Ascoli, San Benedetto e Fano). Quanto ai costi di gestione, la stima è di una spesa di 300mila euro all’anno, tra costi del personale e manutenzione programmata.
Tutto questo, ben inteso, nell’ipotesi che si realizzi un solo forno. Se il numero di cremazioni dovesse superare le 3mila all’anno potrebbe infatti essere necessario installare un secondo forno, visto che con una singola linea non si riuscirebbero (realisticamente) a garantire più di 10 cremazioni al giorno.
Gli altri esempi
Ma queste sono cifre potenziali, calcoli basati sulla statistica. Può essere decisamente più interessante, invece, andare a vedere la situazione economica degli altri tre forni marchigiani. Nel caso di Ascoli Piceno, dove il crematorio era gestito fino al 2024 dalla coop “Il Capitano” cui nel 2025 è subentrata una ditta privata, abbiamo le informazioni provenienti dal rendiconto di bilancio dell’Amministrazione. Dal quale emerge che nel 2023 gli introiti si sono assestati su 483mila euro, diventati 494mila euro nel 2024. Quanto al numero di cremazioni eseguite ogni anno, invece, c’è solo la stima contenuta nel capitolato dell’appalto, che parla di circa 1100 cicli.
A Fano la gestione del forno è della Adriacom Cremazioni Srl, partecipata dai Comuni di Fano e Pesaro. A fronte di 3810 cremazioni, nel 2025, l’utile registrato è stato di 659mila euro. Nel 2024, invece, di 479mila euro con 3.586 cicli. Infine San Benedetto, dove la gestione è in house, in capo alla Azienda Multi Servizi Spa. Qui le cifre diventano decisamente più risicate: un utile di 29mila euro sia nel 2024 che nel 2025. A fronte, però, di cremazioni per 429mila euro e costi di gestione per 399mila euro (2025).
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