L'opinione del conduttore di Piazzapulita citata nelle motivazioni dell'ordinanza che ha negato il reintegro in Rai. «Si può essere rapiti dalla quantità di notizie che può offrire un personaggio come Lavitola, ed è quello che è successo a Sigfrido. Ma se poi questo signore confessa di averti messo una bomba come fai a difenderlo?»
Il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso presentato da Sigfrido Ranucci per ottenere il reintegro alla conduzione di Report, confermando la decisione della Rai scaturita dai rapporti tra il giornalista e l’imprenditore Valter Lavitola. Tra le motivazioni dell’ordinanza che ha confermato il cambio alla guida del programma — affidata ai colleghi Daniele Piervincenzi e Claudia Di Pasquale — la giudice ha richiamato anche le opinioni espresse da alcuni giornalisti, tra cui Michele Santoro, Roberto Saviano e Corrado Formigli. E oggi proprio Formigli spiega al Corriere della Sera i passi falsi fatti dall’ex conduttore di Report: «La vicenda della conduzione di Report è una questione che andava affrontata tra la Rai, Ranucci e i giornalisti della redazione. La politica avrebbe dovuto stare lontana e astenersi dal dare giudizi e commenti, cercando anche di intimidire la giudice».
Per Formigli Sigfrido è stato sedotto, ma ha fatto un secondo errore
«Un giornalista può fare molte cose per procacciarsi una notizia…», spiega il conduttore di Piazzapulita riferendosi all’amicizia del collega con Valter Lavitola. E proprio quest’ultimo, racconta «l’ho conosciuto bene durante l’inchiesta sulla casa di Fini a Montecarlo, inseguendolo fino a Saint Lucia. Ma non sono mai stato nemmeno al suo ristorante. Si può essere rapiti dalla quantità di notizie che può offrire un personaggio simile, ed è quello che è successo a Sigfrido. Ma se poi questo signore confessa di averti messo una bomba come fai a difenderlo? Questo è un errore». Infine c’è un terzo errore. «Non aver difeso la credibilità di Report nel momento in cui era sotto attacco per sue vicende personali. Come ha fatto a non pensare che i suoi giornalisti si sarebbero trovati in imbarazzo davanti al potente di turno? Che chiunque avrebbe dribblato le loro domande con un semplice: “E allora Ranucci?”», spiega.
La colpa della sinistra
Quella di Ranucci, sottolinea Formigli, è una vicenda da cui c’è da imparare. «Intanto che i giornalisti sono molto appassionati di pesce e se lo trovano in un buon ristorante non lo mollano. Scherzi a parte? Che non ha fatto una gran figura chi da destra ha attaccato strumentalmente il “nemico” Ranucci ma anche chi da sinistra si è trattenuto dal criticarlo, aspettando che qualcuno rompesse il fronte: da Selvaggia Lucarelli a Roberto Saviano, da Santoro al sottoscritto», dichiara il giornalista al Corriere.
Formigli e l’emergenza democratica in Italia
Chi lavora sulle inchieste, aggiunge, è «sotto pressione». «Quello che ho pensato subito dopo la vicenda Ranucci è che lo avrebbe danneggiato e ne ho avuto la prova. L’altro giorno Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura alla Camera (FdI) ha definito Naza (il film-documentario sugli orrori perpetrati a Gaza, raccontati in anonimato da militari israeliani, ndr) “un sedicente reportage-modello Report”. E c’è stato di più». «L’onorevole Luigi Marattin (Partito liberaldemocratico) ha detto di non credere a quello che racconta Naza ma a ciò che è riportato in Naza The real story, controdocumentario girato dall’Idf, dalla propaganda israeliana. Una confusione imbarazzante». Per Formigli esiste un’emergenza democratica in Italia «nella misura in cui esiste un potere politico che si sottrae alle domande dei giornalisti, come fa la premier Giorgia Meloni che si sceglie gli interlocutori. Il problema c’è anche se approvi una legge elettorale che consegna a chi ha ottenuto il 25% dei voti il governo e il Quirinale».
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