Nel 2027 festeggerà 80 anni di carriera a teatro. Molto richiesta anche dal “grande schermo”, la divina Fioretta Mari, mentre lavora da protagonista assoluta al film “La custode” e si prepara alla tournée, dal 7 novembre, nei teatri italiani con “Le serve” di Jean Genet, è nel cast di “Alberto Sordi secret”, il primo film documentario sulla vita privata del grande attore. Già nelle sale, pluripremiata e ora di tendenza su Prime Video, la pellicola vede Mari interpretare la nonna dell’intrepido e inedito bambino che sogna di sfondare nel cinema. E mentre le scene mostrano la dimensione più riservata di Sordi, l’artista fiorentina che vi recita, insegnante in America nel prestigioso “The Lee Strasberg Theatre & Film Institute”, svela la donna e la mamma che si celano dietro i successi professionali.
Chi è Fioretta Mari?
«Una mamma. Sono stata a letto nove mesi per avere mia figlia e lo rifarei domani. Ma pensate a “legare” una come me per tutto quel tempo. Prima di avere lei, ho perso cinque bambini».
Il rituale o l’oggetto anti-sfiga?
«Una statuetta del Bambino Gesù di Praga. La stringo e non so che effetto mi fa, anche se io sono devota di Sant’Antonio. Però sono pure per la cromo-terapia e lui ha quel mantello rosso...».
Il tema più caro?
«Cercare di riportare i giovani a credere in qualcosa e non intendo in Dio. Questa è la mia battaglia. Non si può non credere in niente».
Il posto del cuore?
«Il mio letto, quando mi raggiunge la mia cagnolina Nani».
La cosa che vorresti ma che non è in vendita?
«Ringiovanire, ma per mia figlia Ida Elena, non per me.
L’ho avuta tardi».
La paura più grande?
«Di morire, per il dolore che posso dare a mia figlia. Quando è venuta a mancare mia madre pensavo di morire io. Tenetevi strette le mamme, tutte e comunque».
Se fossi un animale?
«Sono indecisa tra il cane e il cavallo. Mi piace il cavallo nero, è un animale selvaggio, ma adoro i cani. Direi un cavallo con sopra un cagnolino».
Il piatto che non stanca mai?
«Quello che ti ricorda l’infanzia: per me, il sugo di pomodoro fresco col basilico che facevamo a Firenze e che non riesco a dimenticare».
Una passione/ossessione?
«L’ossessione è la paura che mia figlia non stia bene. La passione è sentire un applauso del pubblico, che per me è come una droga».
Cosa ti fa battere il cuore?
«L’aspettativa. Quando arrivo alla stazione col treno e devo vedere o mia figlia o la persona che amo; oppure, prima di entrare in scena».
Ultimo aggiornamento: domenica 4 ottobre 2026, 08:22
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