Un recente studio pubblicato sulla rivista di settore Journal of the American Heart Association, potrebbe aver individuato il ruolo dell’attività fisica in una pericolosa condizione cardiaca: la fibrillazione atriale (FA).
"I risultati del nostro studio indicano che l'attività fisica è associata a un ridotto rischio di ictus e decesso sia negli individui con che senza fibrillazione atriale. Pertanto, l'attività fisica regolare è importante per tutti e potrebbe rappresentare un'importante strategia preventiva per le persone con FA", ha sottolineato l'autore principale dello studio, Kristoffer Johansen, ricercatore presso la School of Sport Sciences, Faculty of Health Sciences dell'UiT The Arctic University of Norway, Tromsø. Ma procediamo con ordine.
Che cos'è la fibrillazione atriale
Tanto per cominciare (e tentando di semplificare), è opportuno ricordare come la FA sia un battito cardiaco irregolare che si verifica nella “camera” superiore del cuore, nota come atrio. Secondo l'American Heart Association, può portare a coaguli di sangue e di conseguenza a ictus e altre patologie cardiache. Pensate che dagli ultimi report la prevalenza della fibrillazione atriale negli Stati Uniti è stata stimata in 10,55 milioni di casi, pari al 4,48% della popolazione adulta statunitense. Niente male, vero? Appare dunque perfettamente normale che la stessa associazione raccomandi almeno 150 minuti di attività aerobica di intensità moderata o 75 minuti di attività aerobica intensa a settimana.
I risultati dello studio
Venendo allo studio, ha incluso informazioni sanitarie relative a 87.340 partecipanti monitorati per circa 15 anni, provenienti da due ampi studi sanitari norvegesi: lo studio HUNT e lo studio Tromsø. I dati riguardano non solo la fibrillazione atriale, ma anche ictus e decessi dai registri sanitari nazionali. I risultati sono piuttosto interessanti.
Da una parte, troviamo che rispetto agli adulti sedentari, coloro che svolgevano un livello di attività fisica basso, moderato o elevato presentavano un rischio di ictus inferiore rispettivamente del 9%, 19% e 18%. Tuttavia, tali benefici vi erano indipendentemente dalla presenza o meno di fibrillazione atriale. Ciò suggerisce che la presenza di fibrillazione atriale non modifica la relazione tra attività fisica e ictus, andando a delineare un pattern parzialmente contrario a quanto presente in letteratura.
"Spero che i nostri risultati contribuiscano ad aumentare la consapevolezza, tra i medici e le persone con fibrillazione atriale, dei benefici derivanti anche da bassi livelli di attività fisica. I benefici per la salute possono manifestarsi indipendentemente da quando si inizia a praticare attività fisica, e anche un po' di esercizio è meglio di niente", ha affermato Johansen. Come sempre, vi sono però alcuni limiti.
I limiti della ricerca
Come prima cosa, non vi è stata un’assegnazione casuale dei partecipanti a uno specifico gruppo di trattamento o di controllo in laboratorio. Una possibile conseguenza, è che altri fattori potrebbero aver influenzato la relazione tra attività fisica e patologie cardiovascolari. Ad esempio, gli individui più attivi tendono a condurre uno stile di vita più sano in generale.
Inoltre, i partecipanti hanno autoriportato i propri livelli di attività fisica, il che significa che potrebbero aver dichiarato di fare più esercizio di quanto effettivamente facessero. Non ci resta che attendere ulteriori studi in grado di chiarire l’esistenza (o meno) di correlazione tra FA e attività fisica.
Infine, cambiando parzialmente argomento pur rimanendo in tema, avete già letto cosa hanno trovato dei ricercatori testando 17 arterie umane? La risposta, purtroppo, non è incoraggiante.
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