«Fentanyl? Nessun allarme. L’eroina non è sparita, crack vera emergenza. E attenzione agli psicofarmaci». La mappa delle droghe in Italia

2026/07/14

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Il furto di ottanta fiale di fentanyl dall'Ospedale Israelitico di Roma ha riportato sotto i riflettori uno degli oppioidi sintetici più potenti al mondo. La vicenda ha inevitabilmente riacceso il confronto con gli Stati Uniti, dove il fentanyl è diventato il simbolo di una crisi sanitaria senza precedenti, con oltre centomila decessi annui per overdose da droghe, in larga parte legati proprio agli oppioidi sintetici. Ma il paragone, avverte chi da decenni lavora sul campo, rischia di essere fuorviante.

«Il fentanyl è un farmaco analgesico straordinariamente efficace, appartenente alla stessa famiglia della morfina e dell'eroina, ma infinitamente più potente», spiega Massimo Barra, medico, fondatore di Villa Maraini ed ex presidente della Croce Rossa Italiana. «Negli Stati Uniti ha contribuito a una tragedia sanitaria senza precedenti. In Italia, però, la situazione è completamente diversa».

Secondo Barra, il sistema italiano di prescrizione e controllo degli stupefacenti rende molto più difficile la nascita di un mercato illegale paragonabile a quello americano. Il rischio maggiore, spiega, è confondere un grave episodio di cronaca con un fenomeno strutturale: «Oggi in Italia non esiste un consumo diffuso di fentanyl e questo va detto con chiarezza. Se non abbiamo dati epidemiologici significativi è perché non c'è un fenomeno esteso da misurare».

Esperienza sul campo

L'esperienza di Villa Maraini, che ogni giorno assiste circa 700 persone con problemi di dipendenza, va nella stessa direzione: «In cinquant'anni ci siamo imbattuti in un solo utilizzatore di fentanyl. Se ci fosse davvero un mercato di strada, saremmo tra i primi ad accorgercene».

Anche i dati della Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze e quelli del Sistema Nazionale di Allerta Rapida confermano che gli oppioidi sintetici rappresentano ancora un fenomeno marginale nel nostro Paese. Nel 2024 hanno costituito appena l'8% delle nuove sostanze psicoattive identificate dal sistema di allerta nazionale, una quota nettamente inferiore rispetto a quella di cannabinoidi e catinoni sintetici.

Questo, però, non significa abbassare la guardia. Il furto delle ottanta fiale resta un episodio grave e le indagini dovranno chiarire come sia stato possibile sottrarre farmaci custoditi all'interno di una struttura sanitaria.

I dubbi sul caso dell'Israelitico

Per Barra, anche alcuni numeri circolati nelle ore successive al furto meritano di essere letti con prudenza: «Si è parlato di 20mila dosi ricavate da appena 80 fiale.

Francamente mi sembra una ricostruzione poco credibile dal punto di vista tecnico. Eppure è bastato quel numero per alimentare la paura».

L'ex presidente della Croce Rossa invita però anche a non mettere in discussione il sistema di controllo degli oppiacei negli ospedali: «Le regole esistono da anni e sono molto rigide. Se c'è stata una sottrazione bisognerà capire dove si è interrotta la catena dei controlli, ma non significa che il sistema non funzioni».

La vera mappa delle droghe in Italia

Se il fentanyl continua a monopolizzare il dibattito pubblico, la fotografia delle dipendenze nel nostro Paese racconta una realtà diversa. Oggi il mercato è trainato soprattutto da cocaina e crack, mentre gli oppioidi sintetici restano un fenomeno marginale.

Il cambiamento più evidente riguarda proprio la cocaina. Nel 2024 sono stati registrati 80 decessi legati a cocaina e crack, praticamente gli stessi provocati da eroina e altri oppiacei (81): un dato che fotografa il profondo cambiamento del mercato italiano. A confermarlo sono anche le oltre 11 tonnellate di cocaina sequestrate nell'ultimo anno, il 40% delle quali intercettate nel porto di Gioia Tauro, principale porta d'ingresso della sostanza nel Paese. Le analisi delle acque reflue confermano inoltre come la cocaina sia oggi tra le sostanze illecite più diffuse in Italia, mentre il crack continua a guadagnare terreno nelle principali piazze di spaccio.

Il crack, spiega Barra, è oggi la sostanza che preoccupa maggiormente gli operatori. «Per gli oppiacei disponiamo di terapie sostitutive consolidate come il metadone. Per il crack, invece, non abbiamo ancora strumenti farmacologici altrettanto efficaci e questo rende il fenomeno molto più difficile da affrontare».

L'eroina, però, non è affatto scomparsa. In Italia circa 90mila persone sono ancora in trattamento con il metadone, un dato che, secondo Barra, dimostra quanto sia stato prematuro archiviarla come un problema del passato.

L'eroina non è un ricordo

L'idea che l'eroina sia ormai scomparsa è, secondo Barra, uno dei luoghi comuni più duri da sfatare. «È stato celebrato il funerale troppe volte e con troppo anticipo dai media, visto che il cadavere non c'era». A rendere ancora più complessa la fotografia delle dipendenze è il policonsumo. Oggi molti consumatori assumono contemporaneamente più sostanze, rendendo sempre più difficile distinguere i fenomeni in compartimenti stagni.

«Si può però guardare a quanta gente frequenta complessivamente i SerD, perché i tossicodipendenti prima o poi da lì ci passano. Parliamo di una realtà imponente: circa 250mila utenti. Questa è la vera fotografia del fenomeno in Italia».

I SerD seguono numeri di gran lunga superiori a quelli delle comunità terapeutiche, che accolgono poco più di 20mila persone, a conferma di quanto il fenomeno continui ad avere dimensioni tutt'altro che marginali.

Occhio agli psicofarmaci

Se tra gli adulti cambiano gli equilibri del mercato della droga, tra gli adolescenti emerge una tendenza diversa. Lo studio ESPAD Italia 2024 evidenzia infatti un lieve calo del consumo della maggior parte delle sostanze illecite, dalla cannabis alle nuove sostanze psicoattive, fino a cocaina e allucinogeni.

A preoccupare maggiormente è invece l'uso di psicofarmaci senza prescrizione medica. Secondo lo studio, circa 180mila minorenni hanno assunto nell'ultimo anno ansiolitici, sedativi o antidepressivi senza il controllo di un medico, con una diffusione tra le ragazze quasi doppia rispetto ai coetanei maschi. Un fenomeno che, secondo gli esperti, merita oggi un'attenzione almeno pari a quella riservata alle droghe tradizionali.

Naloxone

Per contrastare il rischio di risvolti tragici, la prevenzione e la prontezza d'intervento restano le armi più efficaci. In quest'ottica, l'alleato fondamentale è il Naloxone: un farmaco salvavita in grado di agire come un vero e proprio «bloccante» d'emergenza. In caso di overdose da oppiacei (siano essi eroina o farmaci sintetici come il fentanyl, ), il Naloxone si lega ai recettori cerebrali «sfrattando» la sostanza tossica e ripristinando la normale respirazione nel giro di 2-3 minuti.

Non è un caso che, tra le decisioni più apprezzate da Barra, ci sia quella della Regione Lazio di rendere obbligatoria la presenza di questo antidoto su tutte le ambulanze del 118. «Viva Dio! – commenta il medico – Non avere il Naloxone a bordo di un'ambulanza significa rischiare di far morire una persona gratuitamente per mancanza dell'antidoto».

Barra ricorda di battersi per la diffusione del farmaco fin dagli anni Ottanta e sottolinea come oggi il suo utilizzo sia raccomandato anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Per questo, aggiunge, il Naloxone dovrebbe essere disponibile non solo sulle ambulanze, ma anche nelle mani di chi opera quotidianamente in strada a contatto con le persone tossicodipendenti.

«L'Italia non è gli Stati Uniti»

Il furto delle ottanta fiale di fentanyl all'Ospedale Israelitico resta un episodio grave e sarà la magistratura a chiarirne ogni aspetto. Ma, almeno per ora, i dati e l'esperienza di chi ogni giorno lavora sul campo raccontano un'Italia diversa da quella statunitense. Il fentanyl resta una sostanza da monitorare con attenzione, ma le emergenze che oggi mettono maggiormente sotto pressione i servizi per le dipendenze continuano a chiamarsi crack, cocaina, abuso di psicofarmaci e policonsumo.

Per questo, conclude Barra, la priorità non dovrebbe essere alimentare nuovi allarmismi, ma rendere sempre più semplice l'accesso ai percorsi di cura: «L'approccio corretto per lo scenario italiano deve essere quello di accogliere e festeggiare ogni singola persona con dipendenza che decide di chiedere aiuto, facendo di tutto per renderle questo percorso il più facile, dignitoso e accessibile possibile».

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