Famiglie senza aiuti: “La 104 per mia madre non è stata riconosciuta neanche dopo che è morta”

2026/07/25

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Lo sfogo di una lettrice ascolana che ha dovuto affrontare il dolore per la donna alla quale era stato diagnosticato un tumore incurabile: "Un operatore Inps dall’accento romano ci ha anche derisi".

Uno sportello dell’Inps

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Una denuncia pubblica che racconta il dolore per una perdita e la frustrazione di una famiglia che, oltre ad affrontare una malattia oncologica terminale, si è scontrata con la burocrazia. È quella affidata a una lettera inviata al Carlino dalla figlia di una donna ascolana deceduta il 4 luglio scorso, senza aver ottenuto il riconoscimento dell’invalidità civile e della 104. La donna ricostruisce l’intero iter. Il 21 aprile scorso alla madre è stato diagnosticato un tumore al quarto stadio già metastatizzato, senza possibilità di interventi curativi. Pochi giorni dopo il medico di famiglia ha inoltrato all’Inps la domanda di invalidità civile. Il 30 aprile l’ente ha comunicato l’acquisizione della pratica. La figlia ricorda che la legge prevede per i pazienti oncologici tempi rapidi: "Il procedimento di valutazione di base si conclude entro 15 giorni". Un termine che, secondo quanto racconta, non sarebbe stato rispettato.

Dopo numerosi tentativi di ottenere informazioni, la famiglia ha contattato il call center nazionale. "Un impiegato dal colorito accento romano ci ha anche deriso", scrive, aggiungendo che l’operatore avrebbe ironizzato dicendo che "si sarebbe candidato personalmente come presidente Inps per garantirci il rispetto dei termini di legge". Sono seguiti un sollecito via email e uno tramite Pec. Soltanto il 29 maggio, circa un mese dopo la presentazione della domanda, è stata effettuata la visita domiciliare. Da quel momento, però, "nessuna notizia". Il 4 luglio la signora ascolana purtroppo è morta senza aver ricevuto alcun provvedimento.

La figlia elenca le conseguenze pratiche del mancato riconoscimento: "Nessuna Iva agevolata per acquistare una poltrona elettrica, nessuna possibilità di acquisire gli ausili necessari, nessun aiuto economico per l’assistenza domiciliare e nessun permesso lavorativo previsto dalla Legge 104. Tutte le spese e necessità sono state affrontate direttamente da noi di famiglia". Nel mirino finisce anche il funzionamento dell’ente. "Il sistema, totalmente inefficiente e non garante dei diritti dei gravi malati, ha evidenziato una gestione decisamente fallimentare", scrive la donna, parlando di "silenzio e inadempimento".

Paradossale, secondo il suo racconto, anche l’unica comunicazione ricevuta dopo il decesso: una Pec con cui l’Inps ha chiesto di confermare che l’indirizzo di posta certificata fosse effettivamente una Pec. La lettera si chiude con un duro sfogo: "Questa lettera nasce dall’amarezza e dal dolore di una beffa subita", un sentimento aggravato "dall’impotenza di fronte alle istituzioni". Da qui l’appello affinché "casi simili non si ripetano e i diritti riconosciuti ai malati oncologici vengano garantiti nei tempi previsti dalla legge".

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