Famiglie in trincea

2026/08/29

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In una puntata della serie animata Bluey, ormai un piccolo cult televisivo, i genitori raccontano alle due figlie (tutti i protagonisti sono cani, ma poco cambia) com’era essere ragazzi nei ’selvaggi anni Ottanta’. Walkman, scaramucce fra fratelli, madri severe.

E intanto scorrono lunghissime estati. Infinite villeggiature. Un mondo che nella società di oggi appare sfuocato, in un periodo dell’anno in cui molte famiglie per oltre tre mesi si preparano a una piccola trincea.

Clic day per accedere ai campi estivi in cui mandare figli, anche piccolissimi, spesso in mezzo a sconosciuti. Inserimenti, distacchi, con costi a volte paragonabili a quelli di una vacanza (perché non pensare, prima o poi, a un contributo o detrazioni per tutti, e non solo in base all’Isee?). E poi ferie a targhe alterne dei genitori, manciate di smart working, soluzioni creative, nonni schierati nei parchetti assolati o, per i più fortunati, in case al mare o in Appennino.

E allora in questi nuovi selvaggi e accaldati anni Venti, il ritorno nelle scuole emiliano-romagnole per 8mila bambini della primaria, su base facoltativa, è un primo segnale che i genitori non vivono in un mondo parallelo al resto della società. Una, civile, boccata d’ossigeno in uno dei momenti più difficili da organizzare, inizio settembre.

E un modo per i piccoli di ritrovare il proprio ambiente.

Come tutte le sperimentazioni avrà bisogno di essere vissuta e valutata, ma intanto è una prima risposta – anche economica – per le famiglie con le quali sarà poi necessario confrontarsi. Ma non bisogna fermarsi qui, sicuramente altro si potrà mettere in campo. Ad esempio provare a estendere a più scuole questo nuovo servizio e magari anche a ragazzi più grandi. E soprattutto rispondere concretamente a uno dei temi non più rinviabili: avere ambienti attrezzati dal punto di vista climatico. Questo sarà un test decisivo, in queste torride estati selvagge.

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