PALMOLI «Sosterrò la libertà di vita sana dei nostri figli fino alla mia morte». È la posizione di Catherine, affidata al consulente di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi, sulla vicenda dei suoi tre bambini, separati dalla famiglia dopo la sospensione della responsabilità genitoriale. Una dichiarazione che racchiude tutta la determinazione della “mamma nel bosco” nella battaglia per riabbracciare i suoi bambini. Non c’è soltanto il desiderio di tornare a vivere tutti insieme. C’è la rivendicazione di un principio. Una posizione che si confronta con la sua storia di vita, nella quale sono stati messi in discussione aspetti delle condizioni familiari e dello stile educativo.
Gli incontri protetti
L’ultima ordinanza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila prevede un graduale riavvicinamento dei minori al padre Nathan e alla madre Catherine. Il provvedimento stabilisce la frequentazione della scuola pubblica a Vasto, dove i bambini risiedono da nove mesi, ospiti di una casa famiglia, e dispone un progressivo passaggio dagli incontri protetti a quelli liberi, fino alle possibili permanenze domiciliari nelle due abitazioni di Palmoli: la casa concessa dall’amministrazione comunale e il casolare nel bosco.
Una vicenda giudiziaria che ha avuto anche un peso economico rilevante per il piccolo Comune di Palmoli. L’amministrazione sostiene una spesa di 7.500 euro al mese per il mantenimento dei minori in comunità. Dal 20 novembre 2025, giorno dell’allontanamento, la spesa complessiva avrebbe raggiunto circa 70 mila euro. Soltanto una parte della somma è stata rimborsata.
Nei giorni scorsi Nathan e Catherine sono tornati a manifestare pubblicamente il loro dolore per le decisioni assunte dai giudici minorili. Lo hanno fatto attraverso un video nel quale, quasi fosse parte integrante del racconto, si sente il canto di un gallo. Un suono che richiama la dimensione neorurale scelta dalla famiglia, il casolare nel bosco e quel modello di vita lontano dai ritmi della città.
«Il video di Nathan e Catherine è un appello vibrante – afferma Cantelmi –. L’amore di questi genitori per i figli è fuori discussione. Questa vicenda spazza via mezzo secolo di studi e ricerche sull’attaccamento sicuro, che dimostrano che ciò di cui hanno più bisogno i bambini è l’amore dei loro genitori. Tutto il resto viene dopo. Privarli dell’amore dei genitori per dare loro tutto il resto è una scelta gravissima. Ciò che è accaduto e ciò che continua ad accadere non può lasciarci indifferenti. Tutti gli esperti, psicologi e psichiatri, interpellati sul caso, confermano questa posizione. Pertanto rimaniamo esterrefatti dal trascinarsi, mese dopo mese, di una situazione gravissima. Come anche il Garante Nazionale per l’Infanzia ha più volte sostenuto, la scelta di collocare questi bambini al di fuori della famiglia è sproporzionata».
Sul piano clinico, nelle considerazioni conclusive della Ctu sui coniugi Trevallion Birmingham, condivise dal Collegio, viene evidenziato «come la rigidità di pensiero, presente in entrambi i genitori, influenzi profondamente lo stile educativo, trasformandolo spesso in un approccio autoritario o eccessivamente protettivo, che può limitare lo sviluppo emotivo e cognitivo dei figli». La stessa valutazione indica tuttavia che tali aspetti possono essere suscettibili di adeguati miglioramenti attraverso un percorso psicoeducativo. Per i bambini, invece, viene indicata una condizione di «immaturità neuropsichiatrica», ritenuta recuperabile attraverso «la frequenza scolastica presso una scuola pubblica e la frequentazione di gruppi sociali, sportivi e/o ricreativi per implementare la conoscenza degli altri e la socializzazione».
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