Famiglia nel bosco, arriva una nuova assistente sociale. «Veruska D’Angelo non è mai stata sostituita»

2026/09/09

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Veruska D’Angelo, l’assistente sociale che segue la vicenda dei bambini nel bosco, continuerà a occuparsi del caso, affiancata da altre figure specialistiche. Nel team entreranno anche Giuseppina Tittaferrante, con lo stesso ruolo, e alcuni psicologi. A precisarlo è l’avvocato Luca Bauccio, difensore di D’Angelo, che respinge le ricostruzioni secondo cui la professionista sarebbe stata rimossa. «Lei non è mai stata sostituita. È una menzogna per screditare il lavoro dei servizi sociali», afferma il legale.

Bauccio fa inoltre il punto sul procedimento disciplinare che riguarda la sua assistita. «Nei confronti di D’Angelo è attualmente pendente un solo procedimento all’Ordine d’Abruzzo di riferimento, aperto a marzo, con l’udienza finale fissata per il 10 dicembre all’Aquila», spiega. Le viene contestato di aver avuto un comportamento ostile nei confronti della famiglia anglo-australiana e di aver inventato la circostanza dell’avvelenamento da funghi. Lo scorso luglio, spiega Bauccio, è stata depositata una memoria difensiva corredata da circa 50 documenti. «Era necessario accertare i fatti e dare alla mia assistita la possibilità di difendersi. Abbiamo provato che c’è stata una comunicazione del sindaco alla dottoressa e che i bambini in ospedale sono stati trattati con il protocollo anti-avvelenamento», sottolinea l’avvocato, secondo cui la documentazione depositata dimostrerebbe «tutto il lavoro svolto». L'intossicazione da funghi dell'intero nucleo attivò i servizi sociali e le forze dell'ordine, con l'apertura di un fascicolo al Tribunale per i minorenni dell'Aquila. Tutto questo ha portato alla sospensione della responsabilità genitoriale e al collocamento dei tre minori nella casa famiglia di Vasto.

Oggi è previsto il confronto tra il difensore di Nathan e Catherine, l’avvocato Simone Pillon, la tutrice, gli esperti della neuropsichiatria infantile e i servizi sociali. Sul tavolo ci sono i modi e i tempi di attuazione dell'ordinanza dei giudici minorili, che prevede un riavvicinamento graduale dei fratellini ai genitori. Sul ruolo dell’assistente sociale interviene anche il consulente di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi. «Non amo il giustizialismo e, nonostante abbia espresso un’opinione dissenziente rispetto all’operato del servizio sociale, non imputo malafede né approvo l’avvio di procedimenti disciplinari di nessun tipo e auguro che la dottoressa D’Angelo possa lavorare serenamente», afferma. Un auspicio che, precisa, non modifica il suo giudizio sull’operato e sulle competenze messe in campo. «Il patatrac è avvenuto nei mesi che hanno preceduto il prelievo dei bambini», sostiene Cantelmi, che definisce «incredibili» le modalità con cui sarebbe stato effettuato il prelievo: «È stato fatto a novembre, nel tardo pomeriggio, quando già era buio, con due gazzelle dei carabinieri di scorta e una decina di persone presenti». Secondo il consulente, tra gli elementi critici c'è «la mancanza di una mediazione linguistica, la mancanza della conoscenza della lunga e complessa storia della coppia genitoriale» e «l’incapacità di instaurare un rapporto cooperativo e collaborativo». Un approccio che sarebbe invece stato adottato dal servizio sociale di Bologna, che «incoraggiò Catherine a ritornare con fiducia a Palmoli e riprendere i contatti con il servizio sociale locale». Cantelmi individua il «non aver valutato la sproporzione della sottrazione dei bambini ai loro genitori rispetto alle criticità osservate». 

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