Falkland, l’Argentina prepara la guerra? Nuova base navale a Ushuaia, ecco a cosa servirà

2026/09/14

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Il governo argentino avvierà la costruzione di una base navale a Ushuaia, a 700 chilometri dalle isole Falkland-Malvinas. A più di quarant’anni dalla guerra del 1982, che vide la Gran Bretagna prevalere militarmente sull’Argentina, si riaccendono le tensioni con Londra per il controllo delle contese isole Falkland. A innescare la nuova disputa diplomatica è l'annuncio del presidente argentino Javier Milei, che ha minacciato sanzioni economiche contro le aziende petrolifere che operano nell'area dell'arcipelago. Le sanzioni sono legate soprattutto al progetto petrolifero Sea Lion, gestito dalla società energetica britannica Rockhopper Exploration insieme all'israeliana Navitas Petroleum, che potrebbe rafforzare il controllo britannico sulle risorse dell’area. Milei ha ribadito inoltre che le isole «sono argentine per storia e per diritto» e che «non c'è discussione» sulla questione della sovranità.

La nuova base operativa

Il ministro della Difesa argentino Carlos Presti ha affermato che la struttura avrà un «valore strategico» per «posizionare e proiettare» il Paese nell'Atlantico meridionale. «Faremo circa cinque o sei gare d'appalto pubbliche per poter iniziare il prima possibile e cominciare i lavori il 2 gennaio», ha precisato Presti in un'intervista. Il presidente Javier Milei aveva annunciato il 3 agosto la riattivazione del progetto, ideato nel 2022 e inizialmente bloccato per i tagli alla spesa. La struttura fungerà da «polo logistico» per l'Antartide, dove l'Argentina possiede sette basi permanenti e sei temporanee. Gustavo Melella, governatore della provincia della Terra del Fuoco, ha confermato il proprio sostegno alla costruzione della base militare spiegando che: «Al di là del fatto che si abbiano differenze politiche e ideologiche su alcune questioni, su questo progetto siamo totalmente d'accordo e bisogna farlo».

L'asse internazionale con USA e Israele

La questione assume una dimensione che va oltre il semplice contenzioso territoriale, ma coinvolge energia, alleanze strategiche, rapporti tra Stati Uniti, Regno Unito, Argentina e Israele e gli equilibri di potere nell’Atlantico meridionale. Le sanzioni mettono Milei in una posizione diplomatica delicata. Il presidente argentino si trova costretto a colpire duramente un colosso energetico di Israele, Paese che sostiene con assoluta fermezza nello scacchiere internazionale e nel conflitto in Medio Oriente. In Israele, il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir e Yair Netanyahu (figlio del premier) hanno espresso aperto sostegno all'Argentina e attaccato Londra. Sul fronte USA, Donald Trump ha scosso la diplomazia tradizionale mettendo in discussione la storica linea statunitense e mostrando maggiore apertura verso Buenos Aires, offrendosi anche come mediatore nella disputa.

Questo insolito asse politico sta isolando il Regno Unito, offrendo al presidente argentino Javier Milei una sponda internazionale inaspettata per la rivendicazione delle Malvinas.

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