Per la prima volta in uno studio televisivo e «non dietro le quinte», Fabio Maria Damato, ex braccio destro di Chiara Ferragni, si racconta a Verissimo nell'intervista esclusiva condotta da Silvia Toffanin. Un'occasione per ripercorrere il suo viaggio al fianco dell'imprenditrice digitale e per dire la sua verità sulla vicenda del Pandoro Gate, spiegando i retroscena che lo hanno portato prima al silenzio e poi all'addio definitivo.
Il rapporto con Chiara Ferragni
Ripercorrendo gli esordi e la crescita dell'impero Ferragni, Damato chiarisce la natura del loro legame: «Il nostro rapporto è nato come professionale. Avevamo un rapporto simbiotico. Viaggiavamo spesso insieme, stavamo insieme in ufficio. Ovviamente con questi ritmi, oltre al rapporto professionale si stringe anche un rapporto umano. Ma per me lei è sempre stata il mio capo». Alla domanda se l'ascesa li avesse fatti "montare la testa", l'ex manager risponde negativamente: «Direi di no. Quando sei al vertice devi essere sempre molto attento. Mi sono sempre impegnato a parlare a un pubblico ampio. Inizialmente venivamo dalla moda e il mercato era quello. Poi è diventata famosa in modo generale». Damato svela anche di aver cercato di indirizzare la comunicazione dell'imprenditrice prima che travolgesse la tempesta mediatica: «Io volevo che lei si evolvesse. Un anno prima del caso Pandoro volevo che fosse necessaria una nuova evoluzione. I social stavano cambiando. Diventano più social, quindi meno vita privata. Instagram sta diventando sempre più uno strumento di lavoro, quindi meno personale».
Il Pandoro Gate
Ricordando il momento in cui è esploso il caso Balocco, Damato parla di un vero e proprio disorientamento: «Mi ricordo una sorpresa. L’operazione è stata come molte altre nel settore. Nessuno pensava ci potessero essere dei fraintendimenti. Gli avvocati hanno trovato che ci sarebbe stata un’ambiguità sul comunicato dell’iniziativa. A noi, come a Balocco e all’ospedale con cui collaboravamo, non ha destato nessun sospetto. Per noi c’è stato un dispiacere, soprattutto verso i consumatori». Rispetto all'accusa di truffa aggravata, l'ex braccio destro commenta: «Non capisco il vantaggio di mettersi a rischio per qualcuno come Chiara Ferragni, al vertice in quel momento. Era una prassi di mercato. Noi eravamo in totale in buona fede». Ricevere quell'accusa «è stata una cosa irreale».
Le dimissioni
La rottura con l'azienda è arrivata pochi mesi dopo i fatti: «Ho dato le dimissioni due mesi dopo lo scoppio del Pandoro gate.
Non mi piaceva più come si stesse muovendo l’azienda. Non ci siamo neanche consultati. Ma non abbiamo neanche litigato».Ultimo aggiornamento: sabato 19 settembre 2026, 18:26
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