Nell'ultimo anno e mezzo l'euro non è stato mai così debole. Dall'inizio del 2026 la moneta unica, ieri sotto gli 1,12 dollari, ha perso circa il 5%, ai minimi da 17 mesi, quando il mondo e l'Unione europea dovevano vedersela con la minaccia di dazi contro tutti i principali partner commerciali di Washington, lanciata dal presidente statunitense, Donald Trump, al grido di Maga, l'acronimo che sta per Make America Great Again, «rifacciamo grande l'America».
Oggi un'altra sigla spaventa i mercati. E quando nelle sale operative dei fondi e delle grandi banche arriva un nuovo acronimo, allora, scrive l'agenzia finanziaria Bloomberg, il rischio è che ci sia una crisi alle porte. Ai tempi delle turbolenze sui debiti sovrani gli indiziati erano i Paesi riuniti sotto il nome collettivo di Piigs (Portogallo, Irlanda Italia, Grecia e Spagna), uniti dai conti pubblici ballerini e un indebitamento fuori controllo. Oggi, nota Bloomberg, il pericolo prende il nome di Frogs ed è un rischio tutto francese che può debordare in altri Paesi dell'Eurozona.
L'acronimo, in inglese, sta per «French oversized government and social security» è tradotto vuol dire che la pubblica amministrazione dell'Esagono e lo stato sociale del Paese sono ormai troppo grandi e costosi.
Parigi è da tempo considerata il malato d'Europa. Il deficit è stabilmente sopra il 5% del pil, il debito, ai massimi dai primi anni del Secondo Dopoguerra, ha toccato quota 119%. Il Paese è attraversato da tensioni politiche e sociali che rendono complicato per il premier Sébastien Lecornu portare a casa la manovra di bilancio di risanamento necessaria a ricondurre i conti sulla giusta direzione. A lanciare l'allarme è anche il governatore della Banque de France, Emmanuel Moulin secondo il quale - senza un piano di bilancio capace di ridurre spesa e deficit - il Paese rischia di vedersi «progressivamente strangolare dal rialzo dei tassi di interesse». Le difficoltà francesi sono alla base dei rendimenti dei titoli di Stato che si stanno surriscaldando un po' in tutta l'Eurozona. Un rincaro trainato anche dall'andamento dei Treasury statunitensi, ormai sopra il 5% nella scadenza a dieci anni per gli effetti della guerra in Iran che alimenta l'inflazione.
Il differenziale tra i Bund tedeschi e gli altri bond dell'Eurozona si sta allargando. Ieri, ad appesantire il carico, è arrivato l'annuncio delle elezioni anticipate in Spagna volute dal primo ministro Pedro Sánchez dopo la bocciatura dei decreti contro la crisi abitativa. A caldo, lo spread tra il decennale tedesco e i Btp è balzato fino a 124 punti per poi restringersi a 115. Il differenziale con gli Oat, salito oltre quota 140, ha chiuso a 137, quello tra Bund e Bonos spagnoli è arrivato a 64 punti. La Bce, che dispone di strumenti per temperare i rendimenti come il "Transmission protection instrument", non procede ancora con l'acquisto di titoli francesi sul mercato secondario. Questo perché il regolamento del meccanismo prevede che i Paesi beneficiari adottino politiche di risanamento, e quelle messe in campo dal governo Lecornu non è ancora detto trovino attuazione.
La debolezza dell'euro potrebbe, infatti, portare a un'ulteriore rialzo dell'inflazione spingendo al rialzo i costi delle importazioni, in una fase nella quale la Bce è già dovuta intervenire con due rialzi dei tassi di interesse per frenare il caro-vita lontano dall'obiettivo del 2%. La Bce «resta in un percorso intermedio di politica monetaria», ha spiegato ieri il capo economista dell'Eurotower, Philip Lane.
L'Italia, dal canto suo, si muove con strumenti di gestione del debito. Ieri il Tesoro ha concluso un programma di riacquisto titoli a tre e sette anni, tutti con scadenza 2029, ricomprando in asta circa 4,9 miliardi di euro. Un modo per alleggerire un po' il peso del debito e ricomprare a prezzi utili a contenere i rendimenti.
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