TREVISO - «Quando mi sono svegliato non ricordavo nulla. Pensavo di aver dormito un’ora. Erano invece passati 20 giorni». Enrico Renosto, ex consigliere comunale e rampollo di una famiglia che ha scritto pagine importanti della storia politica della città, è tornato a casa dopo oltre un mese e mezzo di ricovero in ospedale. È stato a lungo tra la vita e la morte. Il 18 giugno scorso, mentre si trovava a casa di suo padre nella sua Santa Bona, è stato colto da un’emorragia celebrale improvvisa. Ha perso conoscenza di notte, in camera da letto ed è stato ritrovato la mattina dopo dalla sorella. Portato in ospedale e stato operato d’urgenza alla testa. Il chirurgo gli ha rimosso una massa tumorale di 6 centimetri. È rimasto per 20 giorni in coma, ricoverato nel reparto di terapia intensiva del Ca’ Foncello, con poche speranze di potersi riprendere. Poi il 5 luglio la sorpresa. Ha riaperto gli occhi, detto poche parole: «Dove mi trovo?». E oggi ammette: «Sono un miracolato».
L'intervista
Renosto, come sta?
«Adesso meglio, sono tornata a casa ieri (venerdì ndr). Negli ultimi giorni in ospedale ho cominciato a riprendere un po’ di autonomia, ad alzarmi in piedi e fare qualche passo. Ho recuperato un po’ di tono muscolare alle gambe e quindi mi hanno rimandato a casa. Sono stato ricoverato 45 giorni e ho perso 10 chili. Adesso devo riprendermi».
Ricorda qualcosa del giorno in cui è stato male?
«Assolutamente nulla. Quello che so me l’ha raccontato mia sorella Rosita che, in questo periodo, è stata fortissima. Un punto di riferimento. La mia fortuna è stata di trovarmi a casa di mio papà e non a casa mia, dove sarei stato da solo».
E cosa le hanno detto?
«Sono andato a casa di mio papà verso l’una di notte e salito in camera. Il giorno dopo, in tarda mattinata, è arrivata anche mia sorella. Il papà le ha detto: “Vai a vedere Enrico? Non si è ancora alzato”. Mi ha trovato lei, ero con gli occhi aperti ma praticamente privo di sensi».
Quindi la corsa in ospedale.
«Sono stato visitato e operato d’urgenza alla testa. Poi ho passato 20 giorni in coma, in terapia intensiva. Ma io, di tutto questo, non ricordo nulla. Mi fanno impressione però le date».
Quali?
«Il 29 giugno, il giorno del compleanno di mia mamma, mi hanno detto che ho fatto i primi movimenti. Il 5 luglio, giorno del mio compleanno, mi sono risvegliato. Ho chiesto ai medici dove fossi. Un po’ alla volta mi hanno spiegato tutto».
Ma cosa le è successo?
«Mi è stato trovato un tumore di tipo secondario, conseguenza di un melanoma che mi ha colpito otto anni fa. La caratteristica di queste masse è che sanguinano. Non ho mai avuto nessuna avvisaglia, nessun sintomo. Niente di niente. È cresciuta fino a quando ha trovato spazio, poi si è rotta provocando l’emorragia».
Si sente un miracolato?
«Sinceramente sì. Ai medici, un giorno, ho detto che essermi risvegliato era come essere passato da uno spiraglio strettissimo di una porta che si stava chiudendo. Il medico mi ha guardato e mi ha risposto: “No, lei è passato per il buco della serratura”. Quando ero in coma nessuna poteva dire se mi sarei mai risvegliato e in che condizioni. Durante i giorni di coma ho avuto pure la broncopolmonite e un’embolia polmonare. Ma ho potuto contare su medici bravissimi e su un reparto di grande professionalità. Una volta sveglio mi hanno anche dovuto rioperare un’altra volta alla testa per togliere del sangue che si era raggrumato».
Sa che la notizia del suo malore ha avuto grandi reazioni in città?
«Mi hanno detto, ma me ne sono reso conto dai tanti messaggi ricevuti e dalle tante persone che sono venute a trovarmi quando ero ricoverato. Sono venuti anche miei ex colleghi consiglieri come Mauro Michielon, Riccardo Barbisan e tanti altri. È venuto anche Francesco Benazzi, mi ha chiamato Luca Zaia. Sono stati tantissimi. Ringrazio tutti. Sono stato fortunato».
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