Emilia-Romagna, le traiettorie dell’accoglienza

2026/08/22

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Traiettoria comune, cambia il viaggio: ieri Francesco parlava ai “lottatori di speranza”, i sopravvissuti ai “fratelli inghiottiti dal deserto o dal mare”; oggi Leone XIV ribadisce come “prima di confini, definizioni e istituzioni, ci siano le persone”. Le visite pastorali dei Papi in Emilia-Romagna hanno dunque un segno – e una parola – comune: l’accoglienza, ma con squarci, scenari e sintassi disuguali.

Papa Francesco, nell’ultimo viaggio apostolico in regione (Cesena e le Due Torri il primo giorno di ottobre del 2017, poi ci sarebbero state le tappe marchigiane di Loreto e Camerino nel 2019), era partito in maniera spiazzante dal centro di accoglienza per migranti di Bologna e aveva parlato a loro di “diritti e doveri”, chiedendo alla comunità di restare “una città accogliente”. Non a caso, poi, Francesco aveva lodato tra Piazza Maggiore e lo stadio Dall’Ara il “sistema Emilia” e “l’esperienza cooperativa”, “perché c’è bisogno di soluzioni stabili e capaci di aiutare a guardare al futuro per rispondere alle necessità delle persone e delle famiglie”.

Prevost sceglie invece il Meeting di Rimini non solo per segnare un rinnovato clima con il Movimento di Comunione e Liberazione dopo anni turbolenti (a sera, il presidente di Cl Davide Prosperi definirà “decisivo il richiamo a coltivare l’unità tra di noi”), ma per lanciare un messaggio contro guerre e povertà. E sotto la ruota panoramica di Largo Boscovich lancia al mare la stessa parola, “accoglienza”, usata da Francesco: Rimini sia sempre un “territorio accogliente, oltre che per il ristoro, anche per lo spirito”. Perché la Romagna “schietta, gioviale, laboriosa e solidale”, la Romagna terra di vacanze ma anche di Don Oreste Benzi, la Romagna di “ricchezze, bellezze naturali e culturali nella costa adriatica e nell’entroterra” è da sempre terra di carismi, creatività e carità, caritas disinteressata.

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