(di Elisabetta Stefanelli)
Il glamour e l'edonismo anni Ottanta,
la libertà sessuale e il dramma dell'Aids, la bellezza femminile
oggettificata e la nudità maschile esaltata, la provocazione del
colore e la sintesi del bianco e nero, la lotta politica e la
moda. È l'immagine di un'epoca quella che racconta Fragile
Beauty, ovvero Bellezza Fragile, la mostra che ospita una vasta
selezione della straordinaria collezione fotografica di Sir
Elton John e suo marito David Furnish. Prodotta dal Victoria and
Albert Museum e curata da Duncan Forbes, la mostra sarà fino al
27 settembre a Jeu de Paume a Parigi, in una carrellata
emozionante di oltre 300 stampe scelte tra le oltre settemila
che compongono la collezione considerata tra le più vaste al
mondo. Il percorso propone scatti che vanno dal 1950 a oggi,
ripercorrendo la storia della fotografia moderna e contemporanea
tra il XX e il XXI secolo, in cinque sezioni tematiche (il
desiderio, la celebrità, la moda, il reportage e l'affermazione
delle identità) che riflettono senza dubbio i gusti molto
personali dei due proprietari. Qui si ammirano gli scatti di
oltre 90 maestri come Richard Avendon, Robert Mapplethorpe,
Herrb Ritts, Harley Weir, Irving Penn, Ai Weiwei e moltissimi
altri.
In principio, intorno al 1991 quando la passione da
collezionista inizia a contagiare Elton John - è suo il ritratto
coloratissimo e surreale che apre l'esposizione - l'occhio viene
catturato dalle immagini di moda, quelle più patinate, di algida
bellezza e di modelle statuarie. Poi è la volta dei ritratti
delle star, dove paradossalmente la fragilità è in primo piano
scolpita sui volti dei grandi, dai Beatles a Marilyn Monroe, da
Doris Day a Elvis Presley, da Miles Davis a Chet Baker, svelando
i miti e le passioni della coppia di collezionisti.
Grande spazio per l'attenzione al corpo maschile, con al
centro della sezione Fragile bellezza il lavoro di Nan Goldin e
Robert Mapplethorpe, due figure eroiche agli occhi di Sir Elton
John e David Furnish. Al centro il cubo dissacrante di
Thanksgiving di Nan Goldin, l'opera mondo composta da 149 stampe
Cibachrome che avvolgono la stanza dal pavimento al soffitto.
Realizzata tra il 1973 e il 1999, quest'opera è il racconto
minuzioso, esaltato ed esaltante, drammatico, della vita intima
dell'artista tra Boston e New York, con tutto quello che lo
circondava e senza veli: amici e amanti — molti dei quali oggi
scomparsi — in un racconto di rara intensità. La mostra per
questa è del resto, dietro la superficie patinata, un inno alla
libertà e al diritto di esprimersi nelle modalità e le forme che
ad ognuno sono più consone e care. Così da privato l'obiettivo
diventa pubblico nella sezione conclusiva dedicata ai Reportage
dove sono immortalati alcuni del momenti più rappresentativi
della storia contemporanea, dal movimento per i diritti civili
negli anni Sessanta all'11 settembre. Insomma una mostra
maliziosa e seria, scintillante e cupa nello stesso tempo dove
ognuno trova la sua storia e il suo percorso in quel miscuglio
di esaltanti contraddizioni che hanno segnato l'ultimo secolo.
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