Due indizi non fanno una prova, parafrasando Agatha Christie potrebbero rappresentare soltanto una coincidenza. Ma in politica i segnali non vanno, comunque, mai sottovalutati e ieri ne sono arrivati un paio. Il governatore di Puglia, Antonio Decaro, incalzato in Fiera dai cronisti sul suo ipotizzato ruolo di federatore del centrosinistra alle prossime elezioni politiche, questa volta ha opposto il silenzio. Ha dribblato i giornalisti con un “no comment”. Non è chiaro se perché infastidito dal dover ribadire la solita risposta («Sono il presidente della Regione Puglia, mi occupo solo dei pugliesi», frase che ripete come un mantra da ormai 2-3 mesi, tranne ieri per l'appunto), oppure chissà.
C'è chi scommette che qualcosa si stia muovendo, «qualcosa c'è». A riaccendere i riflettori su Decaro è stato un articolo pubblicato ieri dal Corriere della Sera che ha proiettato nuovamente l'ex sindaco di Bari sul palcoscenico nazionale: “la carta coperta” per mettere d'accordo Pd e M5s e far fare un passo indietro a Schlein e Conte, evitando le primarie per la scelta del candidato premier. Incalzato dai cronisti, Decaro ha preferito non rispondere alle domande sulla ricostruzione giornalistica. Un cambio di strategia rispetto ai numerosi precedenti.
Il secondo indizio arriva, in realtà, dal campo avversario: il centrodestra anche a livello nazionale, in particolare Fratelli d'Italia, il partito della premier Meloni (un'altra coincidenza), sta concentrando le sue critiche e attacchi proprio verso Decaro. Ieri, ad esempio, decine di comunicati sulla sanità e i ritardi nella realizzazione delle opere Pnrr. Nel campo largo si ragiona: «Evidentemente anche il primo partito del centrodestra ritiene possibile una discesa in campo del presidente pugliese». Suggestioni, forse.
Certo, il nome di Decaro nel toto federatore è in buona compagnia: c'è il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, quello di Roma, Roberto Gualtieri, quello di Genova, Silvia Salis. Però, è pur vero che Decaro è senza dubbio una figura più di “mediazione”, colui che potrebbe fare da vero collante tra Pd, M5s, Avs e renziani. Dalla sua parte, infatti, ci sono gli ottimi rapporti sia con Giuseppe Conte che con Matteo Renzi (oltre che con Bonelli e Fratoianni) potrebbe essere un vero aggregante. D’altronde, l'occasione per il centrosinistra è troppo ghiotta per impantanarsi sulle primarie che rischiano di accentuare le divisioni e non risolvere il problema del candidato premier da contrapporre a Giorgia Meloni. Decaro, forte anche dei suoi oltre 500mila voti raccolti alle ultime Europee, potrebbe togliere le castagne dal fuoco al campo largo. La corsa a Palazzo Chigi, l'obiettivo di evitare l'implosione del centrosinistra e di lasciare nuovamente strada libera al centrodestra potrebbero rappresentare buone ragioni per convincere il governatore a lasciare la Puglia senza una guida dopo appena un anno. Senza tralasciarne un altro: il prossimo parlamento sarà quello che sceglierà il nuovo presidente della Repubblica, una particolare non banale.
Cosa farà Antonio Decaro? All'interno del Pd pugliese la maggioranza scommette sulla sua permanenza in Regione, per poi provare la scalata al Nazareno. Il silenzio di ieri del diretto interessato ha alimentato, però, i “pettegolezzi” politici.
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