La giornalista di La7, Elena Testi, è stata aggredita in Israele. Si trovava a Mea Shearim, uno dei quartieri ebraici più antichi di Gerusalemme, quando è stata insultati dagli abitanti di una delle zone più ortodosse del Paese. La giornalista è stata costretta a indossare il velo e una gonna sopra i pantaloni. È colpita da oggetti, uno dei quali l'avrebbe raggiunta all'orecchio.
Il racconto di Elena Testi
«Non solo ho il capo coperto ma anche la gonna.
Mi continuavano a dire donna di facili costumi», ha raccontato in collegamento con Tagadà. «Siamo a Mea Shearim, quartiere ultraortodosso e super religioso - spiega Elea Testi - In questo quartiere la polizia israeliana non la vogliono vedere, non riconoscono lo stato d’Israele. Hanno iniziato a lanciare quei vetri alla polizia e poi hanno aggredito anche noi perché non eravamo vestiti in maniera decente. Una componente minoritaria è a favore dello stato palestinese».
Le tensioni a Mea Shearim
Mea Shearim è un quartiere di Gerusalemme, in Israele, appena a nord della Città Vecchia, a circa 1 km dalle mura. È uno dei quartieri storici della città, fondato nel 1874, e oggi è abitato prevalentemente da comunità ebraiche haredi, con una forte presenza chassidica. È famoso per l'atmosfera molto tradizionale, le strade strette e i caratteristici abiti degli abitanti. Negli ultimi giorni è stato teatro di tensione per gli scontri tra polizia e gruppi di ebrei ultraortodossi (haredi). Il 5 ottobre la polizia è entrata nel quartiere per rimuovere bandiere palestinesi e cancellare graffiti, provocando la reazione di alcuni residenti, che hanno lanciato pietre e altri oggetti contro gli agenti: tre minori sono stati arrestati.
In collegamento con Tagadà, Elena Testi racconta cosa è accaduto mentre si trovava a Mea Shearim, uno dei quartieri ebraici più antichi di Gerusalemme: "Non solo ho il capo coperto ma anche la gonna. Mi continuavano a dire donna di facili costumi". "Siamo a Mea Shearim, quartiere ultraortodosso e super religioso. In questo quartiere la polizia israeliana non la vogliono vedere, non riconoscono lo stato d’Israele. Hanno iniziato a lanciare quei vetri alla polizia e poi hanno aggredito anche noi perché non eravamo vestiti in maniera decente. Una componente minoritaria è a favore dello stato palestinese", spiega l'inviata di Tagadà.
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