Un nuovo ritrovamento riporta alla luce un frammento della religiosità dell’antico Egitto. Nel complesso templare di Karnak, a Luxor, una missione archeologica congiunta egiziana e cinese ha scoperto un rilievo raffigurante Hapi, la divinità associata alla piena annuale del Nilo. La scoperta risale agli scavi condotti nel quinto complesso dedicato a Osiride e offre nuovi elementi per comprendere la tradizione artistica e religiosa egiziana di oltre 2.500 anni fa.
Il dio della piena del Nilo
Il rilievo mostra Hapi rappresentato in forma doppia: le due figure portano offerte e sono rivolte verso l’ingresso del tempio; davanti a ciascuna di esse compare un’iscrizione che identifica l’offerta rappresentata.
Nell’antico Egitto il Nilo aveva un ruolo fondamentale: le sue piene annuali portavano acqua e depositavano limo fertile sui terreni agricoli, creando le condizioni necessarie per le coltivazioni. Hapi divenne così una rappresentazione dell’abbondanza, del nutrimento e della vita garantiti dal fiume.
La divinità veniva spesso raffigurata come una figura maschile dalla corporatura abbondante e in coppia, un’immagine collegata anche all’unificazione dell’Alto e del Basso Egitto.
Una rappresentazione che guarda al passato
Uno degli aspetti più interessanti del ritrovamento riguarda lo stile delle figure: il quinto complesso fu costruito durante la XXV e la XXVI dinastia, in un periodo compreso approssimativamente tra il 747 e il 525 avanti Cristo.
Le raffigurazioni di Hapi appena scoperte, però, presentano caratteristiche artistiche che richiamano una tradizione molto più antica, quella dell’Antico Regno, l’epoca delle grandi piramidi.
Secondo Wen Jing, ricercatrice dell’Institute of World History della Chinese Academy of Social Sciences e componente della missione, le figure della XXVI dinastia erano generalmente più snelle, mentre i nuovi Hapi appaiono particolarmente robusti.
Questa scelta potrebbe riflettere un ritorno consapevole a modelli del passato, in un periodo in cui l’Egitto aveva perso parte della potenza raggiunta durante l’Antico Regno, il recupero di elementi artistici più antichi potrebbe essere stato un modo per riallacciare il presente alle proprie origini.
Le altre scoperte a Karnak
Il ritrovamento del rilievo non è l’unico risultato della missione, gli archeologi hanno individuato anche un lago sacro finora non documentato, un rilievo raffigurante una figura femminile sacra e alcuni frammenti di pietra con iscrizioni all’interno dell’area del complesso di Montu, a Karnak.
La collaborazione archeologica tra Egitto e Cina è iniziata nel 2018, nel corso degli anni gli studiosi hanno lavorato alla ricostruzione dell’assetto architettonico di cinque cappelle dedicate a Osiride, il dio associato al mondo dei morti. Nell’ultima cappella esplorata, gli archeologi hanno ricomposto blocchi caduti per ricostruire una parete sulla quale sono comparsi i rilievi di Hapi.
La presenza della divinità del Nilo all’interno di un’area dedicata a Osiride non rappresenta necessariamente un’anomalia. Nei templi dell’antico Egitto potevano infatti comparire divinità diverse, con ruoli e legami sovrapposti. Hapi, proprio per il suo rapporto con la fertilità e l’abbondanza garantite dal Nilo, poteva essere raffigurato anche in questi contesti.
Una divinità rimasta nel tempo
La fortuna di Hapi non si limitò all’epoca in cui furono realizzate le nuove raffigurazioni, il dio continuò a comparire sulle pareti dei templi anche durante il periodo tolemaico, tra il 305 e il 30 avanti Cristo.
Il nuovo ritrovamento aggiunge quindi un altro tassello alla storia di una divinità strettamente legata al Nilo e, attraverso il fiume, alla sopravvivenza stessa della civiltà egizia.
A oltre due millenni di distanza, le immagini di Hapi tornano così alla luce a Karnak, restituendo agli archeologi nuove informazioni sulle modalità con cui gli antichi egizi rappresentavano l’abbondanza, la fertilità e il rapporto con il fiume che ha segnato la storia del Paese.
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