Pompe di calore, colonnine, nucleare, Energy release: il catalogo Ue del 18 agosto disegna i bonus italiani. E il 65% si restringe?
Il 18 agosto, mentre mezza Italia era al mare, la Commissione europea ha pubblicato delle linee guida con un elenco di spese per l’energia che gli Stati possono fare usando la flessibilità di bilancio concessa da Bruxelles. Dentro c’è un po’ di tutto: pompe di calore, sostituzione delle caldaie fossili, colonnine di ricarica, accumuli domestici, reti elettriche, idrogeno, ferrovie, e perfino le centrali nucleari. Il Documento programmatico di finanza pubblica adesso fa riferimento esplicito a quel catalogo, e come hanno ricostruito Giuseppe Latour e Giovanni Parente sul «Sole 24 Ore» le misure italiane si muoveranno in quattro filoni: edilizia, produzione e stoccaggio di energia pulita, infrastrutture, decarbonizzazione delle imprese. Quasi tutti hanno letto la notizia come una lista di opportunità. A me colpisce la direzione del ragionamento: non è l’Italia che decide di cosa hanno bisogno le sue case e le sue fabbriche e poi cerca i soldi, è Bruxelles che stampa il menù e Roma che sceglie i piatti. E guardando bene il menù, quell’ecobonus al 65% di cui si parla da giorni sembra legato soprattutto alle pompe di calore, non a tutti i lavori di casa.
Indice
- Che cos’è la flessibilità di bilancio europea per le spese sull’energia?
- Chi decide davvero quali bonus casa finanziare?
- L’ecobonus al 65% varrà per tutti i lavori o solo per le pompe di calore?
- Perché le pompe di calore ibride potrebbero entrare negli incentivi?
- Che cosa cambia per il conto termico?
- Il nucleare può essere finanziato con la flessibilità europea?
- Quali infrastrutture energetiche e di trasporto rientrano nella flessibilità?
- Che cos’è l’Energy release e perché potrebbe essere esteso?
Che cos’è la flessibilità di bilancio europea per le spese sull’energia?
Per dire: è un permesso. Le regole europee sui conti pubblici fissano dei limiti alla spesa degli Stati, e la flessibilità è la possibilità, concessa da Bruxelles, di spendere di più in certi settori senza che quella spesa venga trattata come uno sforamento.
L’Italia l’ha ottenuta sul fronte dell’energia. Il perimetro entro cui usarla, però, l’ha disegnato la Commissione con le linee guida del 18 agosto. È lì che c’è il catalogo degli interventi ammessi, ed è a quel catalogo che il Dpfp rimanda in modo esplicito.
Un dettaglio va tenuto a mente. L’elenco europeo non è esaustivo: l’Italia potrebbe chiedere di inserire anche altre misure. Gli interventi già citati, però, sono la base su cui si lavora in questi giorni, in attesa di un elenco puntuale delle misure italiane.
Tradotto: c’è un perimetro preciso, con qualche porta laterale. Ma le porte laterali vanno chieste, e chi le chiede deve spiegare perché.
Chi decide davvero quali bonus casa finanziare?
Pochi giorni fa il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, parlando dell’ecobonus, aveva detto che sugli incentivi per l’efficienza energetica si può alzare l’asticella senza problemi per i conti, grazie alla clausola di flessibilità europea. Adesso quella frase ha un contesto. La spesa possibile è quella che sta nel catalogo di Bruxelles.
Immaginate un ristorante dove il cuoco non decide cosa cucinare in base a quello che i clienti hanno fame di mangiare, ma in base a quello che il fornitore gli consegna gratis questa settimana. Il menù sarà buono, magari ottimo. Ma è scritto da qualcun altro.
Lo so, l’obiezione è ovvia: le priorità europee sulla transizione energetica sono anche le priorità italiane, e nessuno è contrario alle pompe di calore o alle reti elettriche. Vero. Il punto è un altro. Quando la scelta su cosa incentivare viene guidata da cosa si può spendere senza toccare i conti, il rischio è che restino fuori cose che servirebbero e non stanno nel catalogo, o ci stanno solo dalla porta laterale.
E le case italiane, che hanno problemi molto concreti (muri freddi, infissi vecchi, condomini da isolare), trovano nel menù soprattutto un piatto: la pompa di calore.
L’ecobonus al 65% varrà per tutti i lavori o solo per le pompe di calore?
Qui c’è il dettaglio che mi pare più interessante, e che nelle cronache dei giorni scorsi non emergeva.
Nella prima ondata di notizie si parlava di un ecobonus al 65% per l’efficientamento energetico delle prime case, in generale. Nel quadro ricostruito dal «Sole 24 Ore» sulla base del catalogo europeo, il 65% compare collegato a uno strumento preciso: l’ecobonus potenziato per l’installazione di pompe di calore.
Non è la stessa cosa. Un 65% su tutti i lavori di riqualificazione comprende infissi, cappotto termico, schermature solari, coibentazioni. Un 65% sulle pompe di calore riguarda un impianto.
Il testo che ho a disposizione non dice se il potenziamento sarà limitato alle pompe di calore o esteso ad altri lavori, e non mi spingo oltre. Ma la differenza è grossa, per chi in questi giorni ha messo il preventivo nel cassetto in attesa del 65%. Se il bonus più alto riguarderà solo le pompe di calore, chi deve cambiare le finestre o isolare il tetto potrebbe ritrovarsi con le percentuali di oggi, o con quelle più basse previste dal 2027.
Il primo filone del catalogo, quello dell’edilizia, parla comunque di più cose: incentivi alle pompe di calore, sostituzione delle caldaie fossili, riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati, sistemi di accumulo domesticicollegati ai pannelli fotovoltaici, infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici. Lo spazio per un incentivo largo, insomma, c’è. Bisognerà vedere quanto ne userà il governo.
Perché le pompe di calore ibride potrebbero entrare negli incentivi?
Una pompa di calore ibrida, per dire, è una coppia: una pompa di calore elettrica e una caldaia a gas nello stesso impianto. Quando fuori fa molto freddo, o quando conviene, lavora la caldaia. Il resto del tempo, la pompa di calore.
Secondo la ricostruzione del «Sole», gli incentivi per le pompe di calore saranno probabilmente allargati anche agli ibridi.
Ha senso, sul piano pratico. In molte case italiane, vecchie e poco isolate, una pompa di calore da sola fa fatica a scaldare nelle settimane più fredde. L’ibrido è una soluzione di mezzo che i produttori di impianti chiedono da tempo.
Ma c’è un paradosso, almeno all’apparenza. Le linee guida Enea aggiornate a fine settembre ricordano che le caldaie a condensazione sono escluse dall’ecobonus per le spese sostenute dal 2025. La caldaia da sola, quindi, non si incentiva più. La caldaia in coppia con una pompa di calore, invece, potrebbe tornare a esserlo.
Diciamo che la caldaia esce dalla porta principale e rientra, accompagnata, da quella laterale. Non è necessariamente una contraddizione: si incentiva un sistema che riduce i consumi di gas senza azzerarli. Ma chi ha cambiato la caldaia nel 2025 pagando tutto di tasca propria potrebbe guardare la cosa con qualche fastidio.
Che cosa cambia per il conto termico?
Il conto termico è un incentivo diverso dall’ecobonus: invece di una detrazione fiscale spalmata in dieci anni, prevede un contributo diretto, erogato dal Gse. Lo usano le pubbliche amministrazioni e anche i privati.
Nel quadro della flessibilità europea, la revisione del conto termico è indicata come uno degli strumenti per la riqualificazione degli edifici pubblici: scuole, uffici, palestre comunali.
Sulla parte privata, invece, è allo studio la correzione di alcuni problemi emersi in questi mesi. Li ha segnalati, tra gli altri, Assotermica, l’associazione di Anima Confindustria che rappresenta i produttori di apparecchi e componenti per impianti termici. Il testo da cui parto non dice quali siano, nel dettaglio, questi problemi, e quindi non li elenco.
Resta un fatto: uno strumento nato per essere semplice (soldi in mano invece di detrazioni) ha bisogno di essere corretto proprio sulla parte che riguarda le famiglie. Le famiglie, per dire, sono quelle che leggono il menù con meno attenzione e lo pagano più caro.
Il nucleare può essere finanziato con la flessibilità europea?
Sì, ed è scritto in modo esplicito. Gli investimenti in centrali nucleari sono citati da Bruxelles tra i destinatari della flessibilità.
Il nucleare sta nel secondo filone, quello della produzione e dello stoccaggio di energia pulita, insieme alle energie rinnovabili (solare e geotermico), agli accumuli elettrochimici (le grandi batterie), all’idrogeno, ai combustibili rinnovabili e ai contratti per promuovere la produzione di energia a basse emissioni.
Mettete adesso accanto due orologi. Quello della flessibilità di bilancio, che ragiona in anni di bilancio. E quello di una centrale nucleare, che tra legge, autorizzazioni, progettazione e costruzione ragiona in decenni.
Le tempistiche dei possibili progetti, ammette la stessa ricostruzione, andranno verificate, anche dopo il via libera alla legge delega in Parlamento. È un modo gentile per dire che un permesso di spesa sul nucleare, oggi, rischia di restare un permesso senza un cantiere da finanziare.
Mah. Il nucleare nel menù c’è. Il piatto, per ora, non è in cucina.
Quali infrastrutture energetiche e di trasporto rientrano nella flessibilità?
Il terzo filone è quello delle infrastrutture. Il catalogo europeo cita:
- le reti elettriche;
- le infrastrutture per il trasporto dell’idrogeno;
- i sistemi di flessibilità e di sicurezza energetica;
- le reti ferroviarie, metropolitane e tranviarie;
- le infrastrutture pubbliche di ricarica elettrica.
È il capitolo meno raccontato e, a mio avviso, quello con più senso. Una pompa di calore incentivata in ogni casa vuol dire più elettricità che passa nei cavi. Un’auto elettrica in ogni garage vuol dire più colonnine e reti più robuste. Senza i fili, gli incentivi sugli apparecchi finiscono per scaricare i problemi sulla rete.
Le colonnine compaiono due volte nel catalogo: tra i lavori di edilizia, quando sono infrastrutture private di ricarica, e qui, quando sono pubbliche. La stessa presa, due menù diversi.
Che cos’è l’Energy release e perché potrebbe essere esteso?
L’ultimo filone riguarda la resilienza e la decarbonizzazione del sistema produttivo. Dentro ci sono gli incentivi alle tecnologie industriali di decarbonizzazione, gli investimenti per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e gli interventi per rafforzare la sicurezza fisica e cibernetica delle infrastrutture energetiche e delle catene di approvvigionamento.
Sotto questo ombrello potrebbe finire l’estensione dell’Energy release. È un meccanismo gestito dal Gse che garantisce alle imprese energivore, quelle che consumano moltissima energia come acciaierie, cartiere o vetrerie, forniture di energia a prezzo calmierato. In cambio, le imprese si impegnano a realizzare negli anni successivi nuovi impianti da fonti rinnovabili.
Per dire: è un anticipo. Lo Stato ti dà oggi energia a buon prezzo, tu gli restituisci domani energia pulita prodotta da impianti tuoi. Un prestito pagato in pannelli solari.
È anche, tra le misure del catalogo, quella che arriva più direttamente al portafoglio delle fabbriche. Le famiglie aspettano il 65% e non sanno ancora su cosa. Le imprese energivore sanno già quale strumento potrebbe allargarsi.
Il menù è lo stesso per tutti. Ma qualcuno, al tavolo, ha già ordinato.
>> Home