Il governo valuta di riportare al 65% la detrazione per l’efficienza energetica. Ma finché è un’ipotesi, chi deve rifare casa aspetta.
C’è un preventivo in molti cassetti italiani, in questo ottobre. Un cappotto termico, gli infissi nuovi, una pompa di caloreal posto della vecchia caldaia. Fino a qualche giorno fa il calcolo era semplice: con l’ecobonus al 50% sulla prima casa, conviene fare i lavori entro dicembre, perché da gennaio 2027 la detrazione scenderà al 36%. Poi è arrivata la frase del viceministro dell’Economia Maurizio Leo: sugli incentivi per l’efficientamento energetico si può alzare l’asticella, e il governo studia uno sgravio del 65%. Intanto l’Enea ha aggiornato a fine settembre le linee guida sui lavori ammessi. Tutti hanno raccontato la buona notizia possibile. Io guarderei all’effetto immediato, quello che nessuno ha messo nel titolo: un bonus più generoso, annunciato ma non ancora scritto in una legge, è il modo più sicuro per convincere le famiglie a rimandare i lavori. E chi rimanda adesso rischia di perdere il 50% sicuro di oggi per inseguire un 65% che, al momento, è soltanto un’ipotesi.
Indice
- Ecobonus al 65% dal 2027: è già una norma in vigore?
- Perché l’annuncio di un bonus più alto può bloccare i lavori adesso?
- Quanto si risparmia davvero con la detrazione al 65%?
- Cosa succede all’ecobonus nel 2027 se il governo non cambia nulla?
- Quali lavori rientrano nella riqualificazione globale della casa?
- Cappotto termico e lavori sulla facciata: quando sono detraibili?
- Perché i lavori condominiali rischiano il taglio più pesante?
- Infissi, schermature solari e collettori: quali requisiti servono?
- Pompe di calore sì, caldaie a condensazione no: perché?
- Biomasse, microcogeneratori e domotica: cosa è ammesso all’ecobonus?
Ecobonus al 65% dal 2027: è già una norma in vigore?
No. Al momento è un’ipotesi di lavoro del governo, e lo dicono chiaramente anche le cronache che l’hanno lanciata.
L’origine è una dichiarazione di Maurizio Leo, viceministro dell’Economia, nei giorni scorsi. Il senso: bisogna lavorare sugli incentivi per l’efficienza energetica, perché lì si può tirare su l’asticella senza creare problemi ai conti pubblici, grazie alla clausola di flessibilità europea.
Fermatevi su quest’ultimo passaggio, perché è quello che dice di più. Leo non spiega che il 65% serve perché il 50% non funziona, o perché le case italiane consumano troppo, o perché le famiglie non ce la fanno. Dice che lì si può fare, perché quel tipo di spesa trova spazio dentro le regole europee. La scelta, insomma, nasce da un margine contabile più che da un’analisi su cosa serve alle case.
Non c’è niente di male, intendiamoci. La politica fiscale si fa con i soldi che ci sono e con le regole che ci sono. Ma vale la pena saperlo, perché un incentivo che nasce da uno spazio di bilancio può sparire quando quello spazio si chiude.
Per ora, nessun decreto, nessun emendamento approvato, nessuna data.
Un’ipotesi.
Perché l’annuncio di un bonus più alto può bloccare i lavori adesso?
Prendete una famiglia che ha in mano un preventivo da 20mila euro per cambiare gli infissi e montare una pompa di calore. Con le regole di oggi, se paga entro dicembre, detrae il 50%: 10mila euro. Se aspetta gennaio e la legge non cambia, detrae il 36%: 7.200 euro. Il calcolo spingeva a sbrigarsi.
Adesso la stessa famiglia legge che dal 2027 potrebbe arrivare il 65%, cioè 13mila euro. E fa la cosa più razionale del mondo: aspetta. Chiama l’impresa, chiede di spostare l’inizio dei lavori, tiene il preventivo nel cassetto.
È un fenomeno che chi lavora nell’edilizia conosce bene: l’attendismo. Per dire, è come un negozio che a metà dicembre mette in vetrina un cartello con scritto “forse saldi del 30% a gennaio”. Le vendite di dicembre crollano. E se a gennaio i saldi non arrivano, chi ha aspettato paga prezzo pieno.
Mettete in fila le tre ipotesi per quella famiglia:
- fa i lavori entro dicembre e incassa con certezza il 50%;
- aspetta il 2027, il governo approva il 65% e guadagna 3mila euro in più;
- aspetta il 2027, il 65% non arriva o arriva con condizioni diverse e scende al 36%, perdendo 2.800 euro rispetto a oggi.
Lo so, è la vecchia storia dell’uccello in mano e di quello sul tetto. Ma qui l’uccello sul tetto l’ha disegnato il governo stesso, e lo ha fatto a tre mesi dalla scadenza del 50%.
Ogni annuncio di bonus non ancora scritto ha questo costo nascosto: congela il mercato finché non diventa legge. E le imprese che lavorano con le famiglie, nel frattempo, restano con i cantieri fermi.
Quanto si risparmia davvero con la detrazione al 65%?
Il conto lo ha fatto la stessa stampa che ha lanciato la notizia: su lavori da 20mila euro, il passaggio dal 50% al 65% vale 3mila euro di detrazione in più.
C’è però un dettaglio che il titolo non dice. La detrazione dell’ecobonus non arriva tutta insieme: si recupera in dieci rate annuali sulla dichiarazione dei redditi. Quei 3mila euro, quindi, diventano 300 euro l’anno per dieci anni. E solo per chi ha abbastanza imposte da pagare per assorbire lo sconto: chi ha un reddito basso, e quindi un’Irpef bassa, rischia di non riuscire a usare tutta la detrazione.
Diciamo che 300 euro l’anno sono una cifra vera, ma non cambiano la vita. Rimandare per mesi un lavoro che serve, in attesa di 300 euro all’anno, ha senso solo se il 65% arriva davvero e se nel frattempo il prezzo dell’impresa non sale.
E i prezzi, quando un bonus cresce, di solito salgono.
Cosa succede all’ecobonus nel 2027 se il governo non cambia nulla?
Le linee guida Enea di fine settembre partono dalla normativa in vigore, e ricordano cosa prevede la legge oggi. Da gennaio 2027 la detrazione dovrebbe scendere:
- dal 50% al 36% per le prime case;
- dal 36% al 30% per le seconde case.
È la discesa già programmata dalle ultime leggi di bilancio, dopo gli anni del Superbonus. L’ipotesi del governo riguarda le prime case e le riporterebbe al 65%, cioè a una percentuale che gli italiani conoscono bene, perché è stata per anni quella dell’ecobonus “classico”.
Avanti e indietro. Dal 65% al 110%, poi giù fino al 50%, poi la prospettiva del 36%, adesso forse di nuovo il 65%. Chi ha fatto i lavori negli ultimi due anni guarda questo grafico con una certa irritazione: la stessa caldaia, cambiata in anni diversi, vale percentuali diverse.
Le linee guida Enea, in ogni caso, servono a tutti, qualunque sia la percentuale. Ridisegnano la cornice entro cui si può accedere alla detrazione. E quella cornice, a differenza della percentuale, è già scritta.
Quali lavori rientrano nella riqualificazione globale della casa?
L’Enea definisce la riqualificazione globale in modo largo: qualsiasi intervento, o insieme sistematico di interventi, che incida sulla prestazione energetica dell’edificio.
Per dire: non conta il singolo pezzo, conta il risultato sulla bolletta della casa. Dentro ci stanno, tra gli altri, la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale, gli impianti di cogenerazione e trigenerazione (cioè impianti che producono insieme elettricità e calore, e nel secondo caso anche freddo), l’allaccio al teleriscaldamento, i collettori solari termici, la coibentazione delle strutture opache e la sostituzione delle finestre comprensive di infissi.
Le strutture opache, per chi non mastica il gergo, sono tutto quello attraverso cui non passa la luce: muri, tetto, pavimenti. Le finestre sono la parte trasparente dell’involucro, e infatti hanno regole proprie.
Chi pensa a un intervento ampio, che tocchi più elementi insieme, deve partire da qui.
Cappotto termico e lavori sulla facciata: quando sono detraibili?
Un condominio anni Settanta, intonaco scrostato, muri freddi d’inverno. Rifare la facciata sembra un lavoro estetico. Per il Fisco può essere un lavoro energetico, a certe condizioni.
L’Enea ricorda che sono agevolati gli interventi sulle strutture opache delle facciate esterne degli edifici esistenti che siano influenti dal punto di vista energetico, oppure che riguardino il rifacimento dell’intonaco per oltre il 10% della superficie disperdente lorda complessiva. [Le cronache la chiamano ancora “bonus facciate”, ma per quanto mi risulta il bonus facciate come agevolazione autonoma si è chiuso con il 2022: qui siamo dentro le regole dell’ecobonus, e conta l’effetto energetico.]
Poi c’è la coibentazione. Le spese sono detraibili se l’intervento è davvero una coibentazione delle strutture opache esistenti e se va a delimitare un volume già riscaldato verso l’esterno, verso vani non riscaldati o contro terra. L’esempio tipico è il cappotto termico.
Il punto è la parola “riscaldato”. Isolare il soffitto del garage, che non è riscaldato, non serve a niente se sopra non c’è un appartamento caldo da proteggere. Isolare il solaio tra l’ultimo piano abitato e il sottotetto freddo, invece, sì.
Perché i lavori condominiali rischiano il taglio più pesante?
Qui la differenza tra prima e dopo è più brusca che altrove.
Tra i lavori ammessi ci sono quelli sulle parti comuni degli edifici che prevedono la coibentazione di almeno il 25% dell’involucro, anche combinati con la riduzione del rischio sismico di una o due classi. Fino al 2024 questi interventi godevano di una detrazione tra il 70% e l’85%. Con le regole attuali vanno incontro a un taglio drastico, a meno che il governo non riesca davvero a portare l’ecobonus al 65%.
I condomini sono il luogo in cui l’attendismo fa più danni. Una famiglia decide in una sera. Un condominio ha bisogno di un’assemblea, di un progetto, di preventivi, di una seconda assemblea, di un finanziamento. I tempi sono lunghi, e ogni cambio di percentuale rimette tutto in discussione.
Mah. Se c’è un posto dove la certezza delle regole vale più della generosità dell’incentivo, è l’assemblea di condominio. Lì una percentuale che cambia ogni anno equivale a un lavoro che non si fa mai.
Infissi, schermature solari e collettori: quali requisiti servono?
La finestra, in questa storia, è un oggetto doppio. È l’infisso che si cambia e il tempo che resta per farlo.
Per l’Enea è detraibile la sostituzione di finestre, lucernari e porte comprensivi di infissi che delimitano il volume riscaldato verso l’esterno o verso vani non riscaldati, a patto che rispettino i requisiti di trasmittanza termica Uw. La trasmittanza, per dire, misura quanto calore scappa attraverso un metro quadrato di finestra: più è bassa, meglio isola. L’impresa deve certificare che il nuovo infisso stia sotto i valori richiesti.
Lo stesso vale per l’acquisto e la posa di schermature solari e chiusure tecniche mobili oscuranti: tende tecniche, frangisole, persiane. Devono essere montate in modo solidale all’involucro dell’edificio o ai suoi componenti, all’interno, all’esterno o integrate nella superficie vetrata. Una tenda appoggiata su un bastone non basta.
È agevolata anche l’installazione di collettori solari termici, i pannelli che scaldano l’acqua con il sole (da non confondere con i pannelli fotovoltaici, che producono elettricità).
Pompe di calore sì, caldaie a condensazione no: perché?
Fino a pochi anni fa, cambiare la vecchia caldaia con una a condensazione era il lavoro più comune dell’ecobonus. Oggi non lo è più.
Le linee guida lo dicono chiaramente: si possono detrarre le spese per pompe di calore ad alta efficienza, per i sistemi geotermici a bassa entalpia e per la sostituzione degli scaldacqua con modelli a pompa di calore. Sono invece escluse le caldaie a condensazione per le spese sostenute dal 2025 in poi.
Il messaggio è che lo Stato non vuole più finanziare impianti che bruciano combustibili fossili, anche se efficienti. La direzione è quella elettrica.
Per le famiglie significa una cosa concreta: chi aveva in mente di cambiare la caldaia “con il bonus” deve prima capire se in casa sua una pompa di calore funziona. Non sempre è così semplice, nelle case vecchie e poco isolate. A volte serve prima il cappotto, poi la pompa di calore. E il preventivo nel cassetto, a quel punto, raddoppia.
Biomasse, microcogeneratori e domotica: cosa è ammesso all’ecobonus?
Nell’elenco Enea compaiono anche gli impianti di climatizzazione invernale con generatori di calore a biomasse, per esempio stufe e caldaie a pellet. Sono ammessi a patto che si tratti di sostituzione totale o parziale dell’impianto di riscaldamento esistente. L’integrazione o la nuova installazione è agevolata solo per gli interventi iniziati prima del 4 febbraio 2026. Chi parte da zero oggi, con una stufa a pellet dove prima non c’era niente, resta fuori.
Rientrano poi nell’ecobonus la sostituzione degli impianti con microcogeneratori alimentati da fonti rinnovabili e l’installazione di sistemi di building automation. Il nome inglese spaventa, la cosa è domestica: per dire, è il termostato che si comanda dal telefono, la caldaia che si spegne da sola quando uscite, il climatizzatore che si regola in base a chi è in casa. L’Enea parla di gestione automatica personalizzata degli impianti di riscaldamento, di acqua calda o di climatizzazione estiva, compreso il controllo da remoto.
È l’unica voce dell’elenco che costa poco e si installa in un pomeriggio.
Tutto il resto richiede mesi, ditte, assemblee, certificazioni. E una percentuale che, al momento, nessuno sa quale sarà. Il preventivo resta nel cassetto. Gli infissi vecchi restano alle finestre. L’inverno, intanto, arriva lo stesso.
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