
Nella fase difensiva in evidenza Heggem e uno Skorupski sempre efficace

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Identità è la parola chiave: quella che il Bologna di Domenico Tedesco, a una settimana dal debutto in campionato con la Lazio, ancora non ha. Questo ha sancito il precampionato rossoblù (3 vittorie, un pari e 3 sconfitte, 10 gol fatti e 12 subiti), che a livello pratico conta come il due di briscola dal momento che questa è la fase deputata al rodaggio e agli esperimenti.
Ma se cinque settimane di rodaggio ed esperimenti producono il poco di Brighton allora qualche riflessione è doveroso farla. Perché sabato in Inghilterra il Bologna si è fatto piegare per 1-0 dal Brighton più di quanto dica il risultato, al netto delle due solari occasioni da gol che Cambiaghi non ha saputo sfruttare.
Il resto sono quasi tutte note dolenti: 1) la fase difensiva ha retto fino a quando a Heggem non è finita la benzina e grazie a uno Skorupski che con le sue parate ha limitato il passivo. 2) La fase di possesso palla è apparsa lacunosa e in costante affanno sul pressing altissimo degli inglesi che hanno tolto ossigeno e conclusioni verso la porta (20 a 5 per il Brighton). 3) El Azzouzi è stato propositivo, ma poco incisivo nel contesto di un centrocampo fragile che non ha mai innescato gli esterni d’attacco e il centravanti. 4) Bernardeschi nel ruolo di mezzala non ha inciso. 5) Dovbyk è apparso lontano da una condizione atletica accettabile, a differenza dell’ultimo arrivato Piccoli. 6) La catena di destra Zortea-Orsolini ha sofferto troppo, contrariamente a quella di sinistra Miranda-Cambiaghi che ha prodotto le due uniche occasioni da gol dei rossoblù.
Ci si può consolare pensando che la Roma, contro lo stesso avversario, una settimana prima era uscita da Brighton col fardello di un pesante 0-3. Ma è meglio ragionare su un altro aspetto: l’ottava forza della Premier League (vedi il piazzamento degli inglesi a maggio) oggi vale infinitamente di più dell’ottava squadra della Serie A. Specie se a quella squadra il mercato nel frattempo ha ‘tolto’ Castro, Lucumi e Freuler (lo svizzero si è accasato in Grecia, all’Olympiacos e ieri ha salutato i tifosi con lungo post, ricordando il successo in Coppa Italia).
La verità è che i 55 milioni entrati nelle casse con le cessioni di Castro e Lucumi fanno sorridere Saputo e i bilanci, ma non rappresentano un alleato per un allenatore referenziato, ma che in Serie A si affaccia per la prima volta e che già deve faticare di suo per far assimilare al gruppo un verbo calcistico nuovo.
Morale: oggi il Bologna di Tedesco è un cantiere aperto e non c’è una data certa di fine lavori. A Casteldebole un po’ di preoccupazione alberga, ma è accompagnata anche dalla consapevolezza che i giudizi di Ferragosto li porta via il vento e che si era messo in conto che la transizione da un Bologna all’altro sarebbe stato un processo faticoso.
La letteratura, anche su piazza (il primo anno di Italiano è un caso di scuola), abbonda di esempi di estati complicate a cui sono seguite ottime stagioni. Quindi calma e gesso: meglio ancora però calma, gesso e mercato.
Perché un’iniezione di qualità in difesa e a centrocampo non impiomberebbe i bilanci e darebbe una mano decisiva a Tedesco. In attesa di vedere con la Lazio quale sia la sua idea di Bologna.
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