Drone in Lituania, segnale del Cremlino a Crosetto. «Un modo per saggiare le reazioni della Nato»

2026/09/16

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In una sola notte tutte queste coincidenze ci stanno molto strette. E il dubbio è che infatti non lo siano. La lista dei fatti è questa ed è da questi che bisogna partire: il drone russo carico di esplosivo si insinua nel buio della notte lituana mentre proprio da quelle parti arriva il ministro italiano della Difesa, Guido Crosetto. Ha in programma una tappa nella base dell'Aeronautica militare, quella di Šiauliai, dalla quale guarda caso devono decollare i due caccia italiani incaricati dalla Nato di abbattere il velivolo pirata lanciato fin lì dal Cremlino. Tutto un caso nelle stesse ore? Chi conosce i russi sa che con gli avvertimenti sono sempre molto bravi: lo hanno dimostrato domenica, attaccando un treno lungo la stessa linea in cui viaggiava una delegazione di funzionari europei, e forse anche stavolta non hanno agito per caso. Nessuno, né funzionari dell'intelligence né generali del Ministero della Difesa, lo dice apertamente ma il sospetto è che lo stratega russo delle provocazioni all'Europa non abbia premuto per sbaglio il pulsante che ha fatto decollare quel drone e che la rotta non sia stata scelta casualmente. Lì ci sono gli italiani e lì c'era il ministro italiano, uno che sulla decisione di sostenere l'Ucraina non ha mai mostrato cedimenti, nonostante le frequenti pressioni anche da alcuni alleati di governo.

Il messaggio

Crosetto ha molto chiaro il disastro che Putin ha scatenato con la sua invasione, vede ogni giorno le informazioni che arrivano dal fronte, raccoglie dai colleghi di Kiev le notizie sugli attacchi e sulle carenze di armi. E recentemente ha preso una decisione che dalle parti del Cremlino hanno vissuto come ulteriore fumo negli occhi: nominare l'ex ministro ucraino Mychajlo Fedorov, l'uomo che ha trasformato l'esercito di Zelensky in un'armata iper tecnologica, come consulente per l'innovazione della Difesa italiana. Se c'è uno a cui i russi vorrebbero far arrivare un avvertimento, forse, quello è proprio Guido Crosetto. Ma lui, che per tutta la giornata ha portato avanti il programma della sua visita, incontrando i militari e ribadendo quale sia la strategia del governo di Roma, sull'escalation ordinata da Putin non fa giri di parole: «Evidentemente è da una parte un modo per saggiare le difese della Nato e la capacità di reazione, dall'altro un modo per alzare le tensioni e in qualche modo lanciare anche dei messaggi negativi all'opinione pubblica». Fatte le foto di gruppo con i piloti dei caccia che hanno intercettato (e abbattuto) il drone russo, e dopo gli incontri istituzionali con il governo della Lituania, spiega la linea da seguire per contrastare la strategia del Cremlino che oltre i confini dell'Ucraina agisce non con le bombe ma con sabotaggi, attacchi hacker e disinformazione: «La guerra della Russia non è soltanto una guerra fisica, è soprattutto una guerra di propaganda nei Paesi occidentali, una guerra di disinformazione». E proprio il drone entrato in Lituania sembra inserirsi nella stessa zona grigia: abbastanza concreto da costringere i caccia a decollare, abbastanza ambiguo da lasciare aperta la domanda sulle intenzioni di chi lo ha lanciato. Crosetto è arrivato a Vilnius con un messaggio preciso: l'Italia non considera il fianco orientale una periferia dell'Alleanza. «L'Italia è ormai impegnata all'interno delle operazioni della Nato sul fianco Est da oltre 10 anni, con truppe di terra, con la Marina e in questo Paese con un impegno importante da parte dell'Aeronautica Militare italiana».

La prima linea

Nell'hangar della base è l'ora del "debriefing" dopo l'ultima missione, ma è anche tempo di fare il bilancio dell'air policing degli ultimi mesi. E quello di ieri non è stato il primo intervento. Il precedente è del 14 agosto. Anche quel giorno tocca agli Eurofighter italiani intercettare un drone. L'Italia, insomma, è molto più vicina alla Russia di quanto non si pensi da Roma.

Lo schieramento

C'è una prima linea in cui i militari italiani difendono lo spazio aereo e il territorio dell'Alleanza. È una presenza articolata, che coinvolge Aeronautica, Esercito e Marina e si estende dalla Lettonia alla Bulgaria, passando per Lettonia e Ungheria. In Lituania, dal 31 luglio, la Task Force Air «Baltic Thunder III» guida per quattro mesi la difesa aerea nei Paesi Baltici. Gli Eurofighter del 36° Stormo di Gioia del Colle sorvegliano i cieli di Lituania, Lettonia ed Estonia. La Baltic Air Policing, nata nel 2004, si sta trasformando in una più ampia air defence. L'Italia è il principale contributore alla missione, con dieci dispiegamenti dal 2015. A Ādaži, in Lettonia, partecipa al battle group multinazionale a guida canadese, mentre a Novo Selo, in Bulgaria, guida un contingente Nato con circa mille militari, prevalentemente i bersaglieri della Brigata Garibaldi. E altri uomini sono schierati in Ungheria. Per la Russia un fastidio persino superiore a quello degli aiuti inviati all'Ucraina.

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