Dramma alle scuola medie: vittima di bullismo si getta dalla finestra a 13 anni, rischia di rimanere paralizzato

2026/10/10

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TREVISO Ha tentato di uccidersi gettandosi dal primo piano della scuola. A soli 13 anni. È accaduto lunedì mattina in un istituto dell’hinterland di Treviso. L’alunno, al terzo anno delle medie, era rientrato nell’edificio durante la ricreazione dicendo di dover andare in bagno. Qui, però, si è procurato dei tagli sulle braccia. Dopodiché ha superato la sua classe al piano terra, senza essere notato, ha preso le scale, è arrivato al primo piano e ha aperto una porta di sicurezza. E poi si è lasciato cadere nel vuoto. Un gesto sul quale ora si allunga l’ombra del bullismo. «Veniva preso in giro da alcuni compagni per il modo di parlare», rivelano i ragazzi che frequentano la stessa scuola.

Sono stati gli insegnanti e i collaboratori scolastici, assieme ad alcuni alunni, a vederlo a terra e a dare l’allarme. Sul posto è arrivata un’ambulanza del 118 di Treviso, accompagnata dai carabinieri. Il ragazzino è stato stabilizzato e trasferito al pronto soccorso. La caduta da quasi 4 metri di altezza gli ha causato delle fratture. Sono ancora in corso gli accertamenti per valutare l’entità delle lesioni, anche e soprattutto a livello interno. La speranza è di poter scongiurare il rischio che resti paralizzato.

Le famiglie

Stando alle testimonianze, non c’erano state particolari avvisaglie. Niente che potesse far pensare a un gesto estremo.

A prima vista sembrava tutto normale: le campanelle, i libri, i compiti, i giochi con gli amici. Evidentemente, però, certe prese in giro avevano lasciato in lui un solco profondo, amplificato da una situazione già fragile. «La scuola riesce a cogliere certi segnali di disagio? Bisognerebbe interrogarsi su questo», sospira un’insegnante. Non mancano poi i dubbi sull’organizzazione. Ci sono abbastanza collaboratori scolastici per garantire la sorveglianza generale nei corridoi e nei vari piani? È una delle domande che attende una risposta. Oggi più che mai.

A chiederla sono in primis alcuni genitori: «La scuola non ci ha detto niente - raccontano - è andata avanti come se non fosse successo nulla. Capiamo la riservatezza, ma certe cose non possono semplicemente passare sotto silenzio».

I divieti

Il giorno dopo, martedì, il preside è corso ai ripari imponendo una stretta sugli spostamenti degli alunni. L’obiettivo dichiarato è proprio quello di aumentare la sicurezza e la vigilanza per ridurre i rischi rispetto alla mancata custodia dei minori.

Durante la ricreazione in giardino, gli alunni non possono più rientrare nell’edificio per andare in bagno. I docenti che fanno vigilanza all’esterno e i collaboratori scolastici devono posizionarsi davanti agli ingressi per far rispettare il divieto. La porta di sicurezza al primo piano potrà essere aperta solo per far scendere gli studenti all’inizio della ricreazione, sempre accompagnati da un professore. Poi verrà chiusa. E riaperta nuovamente alla fine della ricreazione.

Ma i divieti non si fermano qui. La stretta riguarda anche le richieste di andare in bagno durante le lezioni: solo per casi di effettiva necessità e solo un alunno alla volta per classe. E gli insegnanti terranno tutto monitorato segnando sul registro cartaceo l’ora di uscita e di rientro di chi va a fare i propri bisogni. Non da ultimo, i collaboratori scolastici che sorvegliano i corridoi e l’accesso ai bagni devono comunicare tempestivamente agli insegnanti eventuali anomalie o soste prolungate.

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