Pochi giorni fa la Conferenza Stato-Regioni ha stabilito il fabbisogno formativo delle professioni sanitarie per il prossimo anno accademico, poco meno di 21.000 nuovi studenti di Medicina e circa 26.000 di Infermieristica. Quasi 47.000 ragazzi soltanto per due corsi di laurea. Aggiungendo odontoiatri, veterinari, farmacisti, biologi, tecnici e le altre professioni sanitarie, ci si avvicina rapidamente a 50.000, una cifra enorme.In questi tempi di denatalità feroce, dove li troviamo?Prendiamo i nati nel 2008, quelli che, presumibilmente, ci aspettiamo arrivino all'università nell'anno accademico 2026-2027. In Italia comprendeva 576.659 bambini; in Sardegna 13.470. Sembrano tanti, ma fanno in fretta a diventare pochi appena si passa dalle culle alle aule universitarie.Non tutti arriveranno al diploma e non tutti i diplomati si iscriveranno all'università. I dati che abbiamo ci dicono che in Italia ci andranno poco più del 45%, in Sardegna un po' meno. Facciamo allora due conti, senza bisogno di convocare un meeting di esperti di scienze sociali.Della generazione italiana del 2008 potrebbero arrivare all'università circa 250mila giovani. La sanità, da sola, né richiederebbe più di 50mila: quasi uno ogni cinque. Gli altri quattro dovrebbero dividersi tra Ingegneria, Informatica, Matematica, Fisica, Economia, Giurisprudenza, Lettere, Scienze della formazione e tutte le altre professioni necessarie a un Paese civile.È possibile? Forse. È probabile? Molto meno.
In Sardegna il calcolo diventa quasi surreale. La Regione ha indicato un fabbisogno di 1500 laureati tra Medicina e Infermieristica.Dai 13.470 nati nel 2008, applicando i tassi conosciuti di diploma e di passaggio all'università, potremmo ottenere poco più di 5.000 matricole. Significa che quasi un giovane universitario sardo su tre dovrebbe scegliere di fare il medico o l'infermiere. Considerando anche le altre figure sanitarie, ci avvicineremmo a un'università trasformata in una grande facoltà sanitaria. E gli ingegneri? Gli insegnanti? Gli informatici? I chimici? Gli economisti? Li troviamo al supermercato? Ma il problema vero deve ancora arrivare.Nel 2024 sono nati appena 7.052 bambini, quasi la metà rispetto al 2008, il tasso di fecondità più basso d'Italia. Quando queste generazioni arriveranno all'università, il bacino dal quale scegliere medici e infermieri sarà drasticamente ridotto.Non possiamo continuare a programmare corsi di laurea fingendo che gli studenti crescano sugli alberi e la terapia non consiste nell'aumentare i posti che non fanno turni in Pronto soccorso, non assistono gli anziani, non entrano nelle sale operatorie.Per quel poco che conta, non mi stancherò di ripeterlo, una classe politica avveduta dovrebbe smettere di occuparsi di poltrone e invece cominciare a pensare adesso a ciò che accadrà fra vent'anni. L'Italia, e soprattutto la Sardegna, dovrebbero avviare un programma per attirare giovani dai Paesi con popolazioni a maggiore tasso di natalità. Non illudersi che arrivino medici già formati, ma far arrivare ragazzi più giovani, l'ideale sarebbe durante gli ultimi due o tre anni delle scuole superiori. Borse di studio, corsi di italiano, alloggi e accesso programmato alle professioni delle quali avremo bisogno. Non manodopera sanitaria acquistata all'ultimo momento, ma giovani ai quali offrire un percorso. La Regione Sardegna non nuota nell'oro ma potrebbe finanziare ogni anno centinaia di studenti stranieri attraverso un prestito d'onore. Studio e mantenimento pagati, con l'impegno a lavorare nell'isola dopo la laurea. Ogni anno di servizio potrebbe cancellare il 10% del debito; dopo dieci anni, il prestito sarebbe estinto.Costerebbe molto? Certamente.Ma quanto costerà, fra venti o trent'anni, avere ospedali e ambulatori e nessun medico o infermiere disposto a entrarci?La Conferenza Stato-Regioni ha stabilito quanti professionisti serviranno, adesso chi ha responsabilità politiche deve pensare al futuro, non solo alle prossime elezioni.E pensare che il vero numero chiuso oggi non è più davanti alle porte delle università. È nelle culle.
Franco Meloni
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