Dove andare a Natale per una vacanza al caldo, 10 idee per iniziare a prenotare adesso

2026/10/11

Categories: lifestyle

Dove andare a Natale per stare al caldo? Mentre l’Europa si raggomitola sotto cieli di piombo, tra il vapore dei riscaldamenti e la solita liturgia dei cappotti, esiste una geografia parallela dove il tempo ha tutt’altro passo. Una mappa del desiderio in cui dicembre non coincide con la resa al freddo, ma con il momento esatto in cui reclamare un’estate fuori stagione. Basta prendere un aereo nella direzione giusta (tenendo d'occhio i voli, ovviamente): si fa colazione in costume, si pranza all’aperto, il tramonto arriva sul mare e la sera non serve una giacca. La buona notizia è che, per tutto questo, non bisogna necessariamente volare dall’altra parte del pianeta.

Dove andare a Natale al caldo

NANNAI Noronha

NANNAI Noronha

Il Mar Rosso è ormai a portata di volo diretto, le Canarie giocano la carta del sole e dell’oceano, mentre Maldive, Caraibi e Brasile, Vietnam portano in pieno inverno il loro repertorio di spiagge tropicali. Poi ci sono le destinazioni meno scontate: Hainan, il lato tropicale della Cina, la costa marocchina di Taghazout con le sue onde, Lima e il deserto di Paracas, oppure lo Yucatán tra cenotes, giungla e Golfo del Messico. E anche il modo di viaggiare è cambiato. Non più soltanto grandi resort sulla spiaggia, ma boutique hotel, ville nascoste nella vegetazione, architetture firmate, spa, cucina d’autore e nuovi indirizzi abbastanza giovani da dare la sensazione di averli scoperti prima degli altri. Perché il vero lusso, a Natale, potrebbe essere molto semplice: aprire la valigia e non trovare nemmeno un maglione.

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Paradise Beach Bãi Tắm Sao Beach Phu Quoc

Mlenny

10 idee per un Natale al caldo, i consigli di GQ

1. Fernando De Noronha - Brasile

Dove andare a Natale al caldo

Fernando de Noronha

Dedé Vargas

A circa 350 chilometri dalla costa nord-orientale del Brasile, Fernando de Noronha sembra appartenere a una geografia diversa. L'arcipelago è formato da 21 isole e isolotti di origine vulcanica, ma è la maggiore, che dà il nome all'intero gruppo, a concentrare spiagge, sentieri e alcuni dei paesaggi marini più spettacolari del Paese. Gran parte del territorio è protetta dal Parco Nazionale Marino e dal 2001 l'arcipelago è Patrimonio Naturale dell'Umanità UNESCO. La protagonista è Baía do Sancho, una mezzaluna di sabbia stretta tra alte pareti vulcaniche e acqua trasparente. Per arrivarci bisogna scendere attraverso una fessura nella roccia e una lunga scalinata metallica: non esattamente una spiaggia da raggiungere per caso. Sotto la superficie, però, comincia un altro viaggio. La visibilità può arrivare a circa 50 metri e le acque ospitano tartarughe marine, razze, pesci tropicali e una grande varietà di vita marina.

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NANNAI Noronha

Rafael Lins

Snorkeling e immersioni sono tra i modi migliori per leggere l'isola, anche quando il programma non prevede altro che mare e sole. Dall'alto, i simboli di Noronha sono i Dois Irmãos, due guglie vulcaniche che emergono dall'oceano e sono diventate l'immagine più riconoscibile dell'arcipelago. Poco distante, Praia da Cacimba do Padre ha un carattere più atletico: tra dicembre e marzo le onde attirano i surfisti, mentre con il mare calmo si può raggiungere a nuoto la vicina Baía dos Porcos, piccola insenatura incorniciata dalle rocce. Il lusso, qui, non passa dai grandi resort. Sta nella distanza, nel numero limitato di visitatori, nell'acqua limpida e nella possibilità di incontrare la fauna marina praticamente davanti alla spiaggia. Fernando de Noronha è il Brasile quando decide di togliere tutto il superfluo e lasciare in scena soltanto vulcano, oceano e fauna.

Dove alloggiare

NANNAI Noronha

Dove andare a Natale al caldo

NANNAI Noronha

NANNAI Noronha

A Fernando de Noronha anche il concetto di hotel cambia scala. Il NANNAI Noronha nella collezione Preferred Hotels, ha appena dieci alloggi e si affaccia sulla baia di Sueste, in una delle zone più appartate dell'isola. Un piccolo rifugio immerso nella vegetazione, dove l'architettura lascia spazio al paesaggio e il mare è sempre la presenza dominante. Le sistemazioni sono soprattutto bungalow rialzati su palafitte, costruiti per seguire il profilo naturale dell'isola. Il risultato è quello di dormire sospesi tra il verde e l'Atlantico. Gli Ocean View Bungalow hanno letto king-size, bagno privato e balcone panoramico, gli Oceanfront Bungalow aggiungono una terrazza arredata con lettino e chaise longue, mentre il Master Bungalow dispone anche di doccia esterna e cantina privata per i vini.  La piscina affacciata sulla baia di Sueste è il posto giusto per le ore più pigre, ma qui sarebbe quasi un peccato fermarsi all'hotel.

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NANNAI Noronha

NANNAI Noronha

La spiaggia è raggiungibile a piedi e le acque della baia, più riparate, invitano allo snorkeling e all'osservazione della fauna marina. Con il concierge si organizzano uscite in barca, crociere al tramonto, snorkeling con le tartarughe, escursioni per avvistare i delfini e immersioni nelle acque dell'arcipelago. Per chi preferisce restare sulla terraferma ci sono sentieri, piscine naturali formate dalle maree e belvedere sulle scogliere vulcaniche. Anche la tavola mantiene un legame preciso con il territorio. Al TiaTê, la cucina contemporanea parte dai prodotti e dalle tradizioni del Nord-Est brasiliano, con pesce, ingredienti locali e ricette che raccontano l'incontro fra influenze indigene, africane e portoghesi. Il venerdì sera il ristorante propone un menu degustazione di cinque portate. Ci sono poi esperienze più informali o scenografiche, dai picnic sulla spiaggia ai luau, fino alle cene private e alle degustazioni di cocktail


2. Il Mar Rosso - Arabia Saudita

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Shura Island

La prima sorpresa è che la vacanza comincia prima ancora di arrivare. A bordo di BeOnd, la compagnia "all-business" che porta qui il primo collegamento diretto da Milano Malpensa, il volo verso il Mar Rosso ha poco del classico trasferimento aereo: si sale, ci si sistema in una poltrona che diventa un letto, si cena con calma con piatti gourmet e per qualche ora il mondo resta fuori dal finestrino. Cinque stelle, prima ancora di mettere piede a terra. Dall'alto, il Red Sea International Airport appare come un miraggio che prende forma. La firma di Foster + Partners ha trasformato l'architettura in paesaggio: cinque enormi "pod" adagiati nel deserto, le cui curve organiche rispecchiano il ritmo delle dune, il respiro delle oasi e le sfumature del Mar Rosso.

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Shura

The Red Sea

Da qui, un ponte sospeso sull'acqua separa la costa da Shura Island, dove il paesaggio si risveglia in un'esplosione di natura tra barriere coralline, coste candide e fitte mangrovie. È qui che prende forma The Red Sea, l'ambizioso progetto che sta restituendo al mondo un arcipelago intatto di oltre novanta isole. Tra resort di lusso, alta cucina, la marina e il campo da golf, si disegna un'idea di soggiorno che va oltre il classico concetto di vacanza balneare, in un dialogo magico e in divenire tra natura e architettura. Ma il vero privilegio è un altro: la sensazione rara e preziosa di essere arrivati prima che il resto del mondo lo scopra.

Dove alloggiare

Intercontinental The Red Sea Resort

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InterContinental The Red Sea

NICOLAS DUMONT

Su Shura Island, l'InterContinental The Red Sea Resort, che ha ottenuto la certificazione LEED Platinum, il massimo livello dello standard internazionale per la progettazione e costruzione sostenibile, sembra quasi affiorare dal paesaggio. Le 210 ville sono disseminate fra lagune, spiagge e vegetazione tropicale, collegate da sentieri che passano tra frangipani profumati e bouganville fucsia. A colpo d'occhio il resort ha qualcosa di sorprendentemente discreto. Niente grandi volumi, nessuna architettura che cerchi di imporsi sul mare. Le forme basse e arrotondate delle ville seguono il disegno della costa e riprendono il concept Coral Bloom di Foster + Partners, ispirato ai coralli del Mar Rosso. I tetti ovali, le curve continue e i materiali naturali fanno sembrare le costruzioni parte della topografia dell'isola, mentre gli interni di Kristina Zanic Consultants giocano con legni chiari, travertino color sabbia, texture materiche e una palette che riprende il paesaggio marino. Il progetto integra anche i principi della progettazione neuroscientifica sviluppati con Isabelle Sjövall, con l'obiettivo di creare ambienti capaci di favorire calma e benessere. Le ville partono da 50 metri quadrati e arrivano fino alla Red Sea Suite di 200 metri quadrati con tre camere da letto.

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InterContinental The Red Sea

NICOLAS DUMONT

Quelle affacciate sulle lagune hanno terrazze private rivolte sull'acqua, mentre le sistemazioni sul perimetro dell'isola guardano direttamente verso il Mar Rosso. Dentro, vasche freestanding, grandi aperture sul paesaggio e arredi dalle forme morbide continuano il dialogo fra architettura e natura. Anche la cucina segue una geografia internazionale. Darein, aperto tutto il giorno, porta in tavola sapori del Levante e del Marocco, da condividere sulla terrazza affacciata sulla piscina. Ardo cambia continente e guarda al Sud America, con una cucina di ispirazione peruviana. Sul fronte mare, The 305 ha invece un'attitudine più spigliata, tra beach club, cocktail analcolici e cigar lounge. Il mare resta comunque sempre in primo piano. Dal resort partono esplorazioni guidate della barriera corallina, accompagnate da esperti impegnati nei programmi di conservazione di The Red Sea. È un ecosistema ancora straordinariamente ricco, da scoprire fra coralli e acque trasparenti, lontano dalle rotte del turismo balneare tradizionale. Per chi preferisce restare sulla terraferma, la Spa InterContinental occupa un'area immersa nella vegetazione, con spazi per i trattamenti, yoga, vitality pool e programmi dedicati al benessere. Il sound healing al tramonto sfrutta il silenzio dell'isola come parte integrante del trattamento, mentre massaggi e rituali signature completano il menu wellness.


3. Yucatán - Messico

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American Flamingo Flock, Celestun

SL_Photography

A Mérida le facciate coloniali color pastello convivono con gallerie d’arte, ristoranti contemporanei e cortili nascosti dietro grandi portoni. Capitale dello Stato dello Yucatán e centro culturale della penisola, la città ha un’identità precisa, costruita sull’incontro tra eredità maya, architettura spagnola e vivacità locale. La sera, le piazze si animano e il centro storico si trasforma in un indirizzo piacevole da vivere a piedi. Fuori città comincia un paesaggio fatto di haciendas, cenotes e foresta tropicale. Verso sud, sulle colline della regione Puuc, Uxmal conserva alcune delle architetture maya più spettacolari della regione, dalla Piramide dell’Indovino al Quadrilatero delle Monache, con le imponenti maschere del dio Chaac scolpite sulle facciate. A nord, la Riserva della Biosfera di Ría Lagartos protegge mangrovie e zone umide popolate da fenicotteri rosa e numerose specie di uccelli, mentre le vicine saline di Las Coloradas tingono l’acqua di uno scenografico rosa acceso.

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Uxmal

Jui-Chi Chan

Poi c’è il mare. La costa dello Yucatán guarda il Golfo del Messico e alterna villaggi di pescatori, mangrovie e lunghi tratti di spiaggia ancora poco costruiti. Spostandosi sulla costa occidentale, nello Stato confinante di Campeche, si aggiunge un affascinante capitolo coloniale: la sua capitale è famosa per le mura, i bastioni e le case dai colori accesi del centro storico, patrimonio UNESCO. Proseguendo ancora verso sud lungo il Golfo, si incontrano spiagge come Seybaplaya, dove il paesaggio si fa più selvaggio e l’orizzonte si riduce a sola acqua e sabbia. Mérida, i templi tra la giungla, i cenotes trasparenti e le spiagge dove il tempo sembra essersi fermato. La penisola dello Yucatán custodisce un Messico segreto e stratificato, capace di sorprendere a ogni curva. È in questa bellezza antica e mai addomesticata che risiede il suo vero incanto, così distante dalle geometrie patinate della Riviera Maya.

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Chablé Yucatán

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Chable Yucatan

Chable Yucatan

Al 9° posto nella classifica The World’s 50 Best Hotels 2026, Chablé Yucatán nasce dal restauro di un’ex hacienda immersa nella vegetazione dello Yucatán, a circa 40 chilometri da Mérida. Il progetto fonde sapientemente la memoria della tenuta storica con un’architettura contemporanea quasi nascosta nella giungla. L’edificio principale conserva portici, piastrelle in terracotta, cortili e una piccola cappella, mentre intorno si distribuiscono casitas e ville immerse nel verde. Le 41 casitas, progettate dall’architetto messicano Jorge Borja, sono vere e proprie dimore private di oltre 200 metri quadrati, caratterizzate da grandi superfici vetrate, soffitti alti, zona living, terrazze e piscina privata. Le ville ampliano ulteriormente questa idea di spazio e privacy, offrendo ambienti ancora più generosi in un dialogo continuo tra interno ed esterno. La vegetazione è studiata per schermare ogni abitazione, tanto che le strutture, pur essendo vicine ai percorsi del resort, garantiscono un'atmosfera di totale isolamento nella foresta. Negli interni, la designer Paulina Morán ha scelto pietra naturale, legni scuri, tessuti artigianali e dettagli messicani, evitando qualsiasi effetto folkloristico.

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Chable Yucatan

Chable Yucatan

Il risultato è un’estetica contemporanea, calda e materica, che lascia alla giungla il ruolo di assoluta protagonista. Anche la proposta gastronomica affonda le radici nel territorio. Da Ixi’im, ricavato nell’antica struttura della hacienda, la tradizione yucateca incontra una cucina creativa e stagionale basata su ingredienti locali, accompagnata da una straordinaria collezione di tequila e mezcal. Ki’ol propone invece una formula più informale, mentre Abu’s Kitchen lavora soprattutto con i prodotti coltivati direttamente negli orti della proprietà. La spa conduce il soggiorno ancora più a fondo nella cultura locale, proponendo rituali ispirati alla tradizione maya, ingredienti raccolti nella tenuta e un temazcal, la tipica capanna sudatoria mesoamericana. Accanto alla spa, un cenote naturale aggiunge un tocco di misticismo al paesaggio: per i Maya questi specchi d’acqua profonda erano luoghi sacri e portali verso il mondo spirituale. A Chablé Yucatán si viene per abitare un luogo sospeso, dove il lusso contemporaneo e l'anima ancestrale della giungla trovarono un accordo perfetto


4. Fuerteventura - Isole Canarie

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Fuerteventura

Karl Hendon

A dicembre Fuerteventura è luce, vento e Atlantico. Nel nord, le dune di Corralejo scendono verso un oceano che cambia continuamente colore. Il vento modella questo paesaggio di sabbia bianca e acqua turchese, con Lobos e Lanzarote visibili all’orizzonte. Fuerteventura ha questa capacità di cambiare scena senza quasi cambiare strada. El Cotillo conserva ancora qualcosa del villaggio di pescatori, con le case bianche affacciate sull’oceano e le piccole baie protette dalla roccia vulcanica. Poco lontano, il Faro del Tostón guarda una costa fatta di basalto nero e lagune naturali. Il paesaggio è quasi monocromatico, finché arriva il mare a rompere tutto con il suo blu. Poi ci sono i vulcani. Il Calderón Hondo sembra un enorme cratere lasciato lì a ricordare da dove arriva l’isola. Intorno, terra nera, pietra e una vegetazione minima. Da lassù Fuerteventura appare per quello che è davvero: un'isola vulcanica, arida e modellata dal vento, più vicina a un paesaggio desertico che all'immagine da cartolina delle Canarie.

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Fuerteventura

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A sud, invece, la scala diventa spettacolare. Sotavento è una striscia interminabile di sabbia e acqua, continuamente ridisegnata dalle maree. Le vele dei kitesurfer sembrano punti colorati sospesi sull’orizzonte. Ancora più lontano, oltre la penisola di Jandía, Cofete è una delle coste più remote e spettacolari dell’isola: dodici chilometri di sabbia, l’oceano aperto e le montagne di Jandía alle spalle. Anche il ritmo dell’isola è particolare. A Lajares, tra surf shop, ceramiche, piccoli atelier e caffè, il mondo dei surfisti incontra quello di una nuova comunità creativa. È il posto dove rientrare dalla spiaggia con i capelli pieni di sale e fermarsi a pranzo senza guardare l’orologio. Il punto, però, non è scegliere tra mare, vulcani o surf. È lasciarsi alle spalle per qualche giorno l’idea stessa di inverno. Fuerteventura non offre il caldo tropicale delle Maldive: offre luce, vento, oceano e una quantità quasi indecente di spazio. Per Natale, quando l’Europa è chiusa nei cappotti, può essere già abbastanza.

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Zel Fuerteventura

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Zel Fuerteventura

Zel Fuerteventura

A Sotavento il vento non è un dettaglio del paesaggio ma ne determina il ritmo. Sulla lunga spiaggia di Costa Calma, nel sud di Fuerteventura, le vele di windsurf e kitesurf fanno parte della scena quotidiana e l’oceano cambia continuamente aspetto con il vento e le maree. È qui che ZEL Fuerteventura, il nuovo hotel creato da Meliá Hotels International e Rafael Nadal, all’interno della Riserva della Biosfera di Fuerteventura, riconosciuta dall’UNESCO nel 2009ha scelto di portare il suo modo di intendere l’ospitalità, fatto di vita all’aperto, sport e convivialità. Windsurf, kitesurf e wing foil sono parte del paesaggio quotidiano, con la scuola René Egli by Meliá direttamente sulla spiaggia. Ma non è necessario essere sportivi per entrare nel ritmo di ZEL: la piscina, il patio e gli spazi all’aperto invitano semplicemente a stare fuori il più possibile.

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Zel Fuerteventura

Zel Fuerteventura

Le 142 camere e suite hanno terrazze e balconi e guardano verso l’oceano o il paesaggio dell’isola. Il progetto riprende l’idea di una casa mediterranea contemporanea, con materiali naturali, ambienti luminosi e una continuità visiva fra interni ed esterni. Il patio, elemento ricorrente del mondo ZEL, sostituisce la hall tradizionale con uno spazio più informale e fluido, destinato a cambiare funzione durante la giornata. Anche il benessere segue la stessa impostazione. Il programma comprende yoga, Pilates e attività di movimento, insieme a running, ciclismo e sport acquatici. La proposta non si limita però alla componente sportiva: il programma dell’hotel comprende anche attività più rilassate e creative. A tavola, la cucina guarda al Mediterraneo e ai prodotti locali. Parda propone una cucina che combina ispirazione mediterranea e ingredienti delle Canarie, mentre Parda Beach porta la proposta gastronomica direttamente sulla spiaggia. Per il primo caffè c’è invece il patio di Café de Finca, dove il mattino comincia senza fretta.


5. Maldive

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ATMOSPHERE KANIFUSHI

Se c’è un posto che incarna l’idea perfetta di fuga dal freddo invernale, quello sono le Maldive. Mentre in Italia ci si avvolge nei cappotti, qui basta mettere i piedi nella sabbia per dimenticarsi all'istante di nebbia e cieli grigi. Inutile girarci intorno: le Maldive si scelgono per la natura incredibile, ma soprattutto per l'esperienza che sanno regalare. Già il tragitto dall'aeroporto di Malé al proprio atollo è parte del divertimento, che si tratti di sorvolare le barriere coralline in idrovolante o di sfrecciare tra le onde su una barca veloce. Una volta arrivati, a fare la differenza è un’hôtellerie di altissimo livello, che ha alzato l’asticella del lusso barefoot, trasformando le classiche palafitte sul mare in vere e proprie dimore di design, spesso con piscina privata e persino scivoli per tuffarsi direttamente nell’oceano. Tra cene gourmet pieds dans l'eau, un servizio attento a ogni minimo dettaglio e una privacy totale, le giornate scivolano via ritmate solo dalla luce del sole.

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Atmosphere Kanifushi

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Atmosphere Kanifushi

ATMOSPHERE KANIFUSHI

Kanifushi è una delle isole maldiviane in cui il paesaggio resta protagonista. Nell’atollo di Lhaviyani, a circa 35 minuti di idrovolante da Malé, è una striscia di sabbia lunga quasi due chilometri, bordata da una laguna turchese e ricoperta da una vegetazione sorprendentemente fitta. Frangipani, banyan e palme fanno ombra ai sentieri, mentre sulla spiaggia si incontrano le tracce delle tartarughe verdi che qui arrivano a deporre le uova. In mare, tra reef e laguna, si possono incontrare tartarughe e pesci tropicali, mentre le uscite in barca portano verso le aree dell’atollo dove, in stagione, si avvistano anche le mante. L’Atmosphere Kanifushi è immerso in questo paesaggio senza cercare di trasformarlo. Le ville sulla spiaggia sono nascoste tra la vegetazione e quelle sull’acqua seguono due pontili curvi che si allungano nella laguna. Gli interni giocano con legno scuro, soffitti alti e grandi aperture sul paesaggio, in un’estetica tropicale elegante ma senza l’effetto cartolina costruita. Per chi vuole qualcosa di più appartato c’è la Kanifushi Grand Pool Villa, una grande residenza con piscina privata, spazi esterni e una vasca da bagno all’aperto.

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Atmosphere Kanifushi

Sakis Papadopoulos

Qui la giornata può cominciare con un bagno guardando l’oceano e gustando un floating beakfast in piscina e finire sulla stessa terrazza, quando il cielo cambia colore. A Pier Six, costruito sull’acqua con una silhouette che ricorda una manta, il menu segue la geografia del luogo con pesce, cucina asiatica e teppanyaki. Just Veg sposta invece l’attenzione sulla cucina vegetale, con influenze indiane, arabe e mediterranee, mentre Ceylon Bliss porta sulla spiaggia i sapori dello Sri Lanka. Al tramonto, il Sunset Pool Bar è il posto in cui il tempo rallenta davvero, con la laguna che passa dal turchese al blu profondo. Il resto succede quasi naturalmente. Tennis, sport acquatici, snorkeling e uscite in mare occupano le ore di luce, mentre la spa introduce invece una dimensione più lenta. Ma è soprattutto nella sua dimensione più naturale che Kanifushi dà il meglio di sé: una passeggiata sulla sabbia, il profumo dei frangipani, il volo dei pipistrelli della frutta al crepuscolo, le tracce lasciate sulla spiaggia dalle tartarughe durante la notte.

Oblu Select Sangeli

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OBLU SELECT at Sangeli

OBLU SELECT at Sangeli

A circa 50 minuti di motoscafo da Malé, nell’atollo di Malé Nord, Sangeli è circondata da una laguna turchese e da una barriera corallina che rende lo snorkeling parte della vita quotidiana. L’OBLU Select Sangeli ha scelto di stare dentro questo paesaggio con un tono più informale rispetto al classico resort maldiviano: ville sulla sabbia, pontili che entrano nell’acqua, piscine e musica che dal pomeriggio accompagna il passaggio dalla spiaggia alla sera. Le Beach Villa hanno grandi bagni all’aperto e accesso diretto alla sabbia, spesso con piscina privata nascosta tra la vegetazione. Dall’altra parte, le Water Villa seguono la curva della laguna con terrazze e piscine private e scalette che portano direttamente in acqua. Ma la parte più interessante è Banyan Island, collegata da un pontile e riservata agli adulti: un piccolo mondo più appartato, con ville sull’acqua, piscina e un’atmosfera decisamente più tranquilla.

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OBLU SELECT at Sangeli

OBLU SELECT at Sangeli

Il giorno comincia con yoga o Pilates sulla spiaggia e può continuare in acqua, tra kayak, paddleboard e snorkeling sulla barriera. Poi cambia il ritmo. Al The Sangs, il bar a bordo piscina, arrivano cocktail e snack, al The Rock, costruito su palafitte all’estremità occidentale dell’isola, le poltrone sono praticamente sulla laguna e il tramonto guarda verso l’oceano aperto. Quando scende la sera, la musica prende il posto del silenzio e il resort diventa più sociale, con il DJ a bordo piscina. Anche a tavola si cambia registro. Il Courtyard è il grande ristorante dell’isola, con buffet, cooking station e piatti che passano dalla cucina internazionale alle specialità maldiviane come il garudhiya, brodo di pesce con riso, lime, peperoncino e cipolla. A Banyan Island, Just Wok porta invece dim sum, noodles e piatti della cucina pan-asiatica, mentre Just Grill lavora sulla griglia.


6. Lima e la Riserva Nazionale di Paracas - Perù

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Reserva Nacional de Paracas

© Marco Garro / PROMPERÚ

A Natale, a Lima è estate. Il calendario dice festa, ma qui il rituale cambia: si sta all’aperto, si mangia fino a tardi, si guarda il Pacifico e il ceviche prende il posto del panettone. Da Milano si arriva con Air Europa via Madrid, e già il cambio di emisfero basta a rimettere in ordine le priorità. Lima è soprattutto una città da assaporare, grazie alla sua cucina che è il risultato di una geografia che mette insieme oceano, Ande e Amazzonia, ma anche di una storia di migrazioni che ha portato nel piatto influenze giapponesi, cinesi, europee. Non è un caso che nel 2025 Maido, il ristorante di Mitsuharu Tsumura, sia stato nominato il migliore del mondo dalla classifica The World’s 50 Best Restaurants, È il secondo ristorante di Lima a conquistare il primo posto, dopo Central, vincitore nel 2023. Per orientarsi, più che una lista di monumenti conviene seguire il ritmo dei quartieri, iniziando da Barranco, il quartiere più creativo, tra gallerie, architetture colorate, bar e ristoranti. Qui Mérito, di Juan Luis Martínez, mescola sensibilità peruviana e venezuelana ed è entrato nel 2025 al numero 26 della classifica mondiale. Per un ceviche più istintivo c’è Canta Rana, indirizzo storico del quartiere, mentre per i cocktail Lady Bee porta ingredienti e riferimenti peruviani in una dimensione contemporanea.

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Un piatto di Maido

maido

A Miraflores il paesaggio cambia. Le scogliere affacciate sul Pacifico, il Parque del Amor e una concentrazione impressionante di ristoranti fanno di questo quartiere uno dei punti di riferimento della nuova Lima. Lasciarsi alle spalle la sofisticata scena gastronomica di Lima e guidare verso sud significa addentrarsi in una geografia d'altri tempi. A circa quattro ore dalla capitale, la Riserva Nazionale di Paracas si rivela come un santuario dove il deserto del Perù incontra la potenza ipnotica del Pacifico. In questo territorio spazzato dai venti storici che danno il nome all'area, il Natale dimentica i climi rigidi per vestirsi delle sfumature calde della costa peruviana. L’ingresso in questo paesaggio sospeso è segnato dalla vista de El Candelabro, un enigmatico geoglifo di 181 metri inciso sulle scogliere sabbiose già nel 200 a.C. dalla cultura Paracas, antico punto di riferimento per i marinai d'epoca precolombiana. Ma è spingendosi in barca verso le Isole Ballestas che la riserva manifesta la sua anima più viva: un santuario oceanico battuto da leoni marini e colonie di pinguini di Humboldt che popolano scogli e calette incontaminate. Poco distante, la costa regala contrasti cromatici surreali, come le sabbie vermiglie di Playa Roja, nate da un'antica eredità vulcanica, o la tranquillità marina di calette come La Mina ed El Rapson.

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Atemporal

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Atemporal

Atemporal

Una villa in stile Tudor degli anni Quaranta, circondata dal verde, sei camere e l'aria di una raffinata casa privata più che di un hotel. Atemporal è parte di Andean, il marchio peruviano specializzato in piccoli soggiorni di carattere in alcune delle destinazioni più interessanti del Perù, e conserva volutamente la scala domestica della dimora originaria. Gli spazi comuni sono quelli in cui viene voglia di fermarsi: una veranda luminosa, il salotto, il giardino terrazzato. Gli interni mescolano mobili contemporanei, legni, tessuti, libri, opere e oggetti raccolti in diverse parti del Perù, senza ricorrere alla decorazione folkloristica. Il risultato è caldo, colto e molto poco alberghiero. Anche le camere, tutte diverse perché ricavate dalla struttura originaria della casa, seguono questa idea: arredi scelti uno a uno, colori naturali, tessuti morbidi e qualche dettaglio artigianale.

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Atemporal

@lesniakkaro

La Grand suite aggiunge una vasca freestanding e un bagno più ampio. La colazione è inclusa e nella House Kitchen sono sempre disponibili caffè, tè, succhi, frutta, snack e prodotti da forno. C'è anche un Honesty Bar con vini e distillati peruviani. Per il resto, basta uscire dal cancello per ritrovarsitra i ristoranti e i locali di Miraflores e San Isidro. Le biciclette messe a disposizione degli ospiti sono il modo più piacevole per muoversi nel quartiere. Atemporal conserva ancora oggi quella qualità rara dei piccoli hotel che sembrano scoperti da chi conosce già bene la città: nessuna ostentazione, poche camere, un indirizzo residenziale e la sensazione di avere trovato una casa privata nel posto giusto.

Innside LIMA MIRAFLORES

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INNSiDE Lima Miraflores

INNSiDE Lima Miraflores

Nel quartiere più internazionale di Lima, l’INNSiDE Lima Miraflores ha un’impronta decisamente urbana. Intorno ci sono ristoranti, bar, negozi e giardini, mentre il Pacifico è a pochi minuti. Una posizione pensata per chi vuole vivere la città uscendo direttamente nel suo lato più contemporaneo. Le camere e le suite hanno linee pulite e un’atmosfera giovane, ma è soprattutto negli spazi comuni che l’hotel prende ritmo. In cima all’edificio, la piscina riscaldata all’aperto guarda i tetti di Miraflores ed è affiancata dall’Overground Bar, ideale per una pausa tra un giro in città e l’altro.

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INNSiDE Lima Miraflores

INNSiDE Lima Miraflores

Il rooftop ospita anche il Cataleya, cocktail bar e terrazza di dove tapas e drink guardano alla Spagna e all’America Latina. Al piano terra, il 352 Gastrobar propone invece una cucina internazionale con accenti peruviani, frequentata anche dalla clientela locale. Per chi non vuole interrompere la routine nemmeno in viaggio, c’è una palestra aperta 24 ore su 24. Più che un hotel in cui rifugiarsi, è una base per una Lima contemporanea. Si parte per Barranco o per il Pacifico, si torna per un bagno in piscina e si chiude la giornata con un cocktail guardando la città dall’alto.

Hotel Paracas, a Luxury Collection Resort, Paracas

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Hotel Paracas, a Luxury Collection Resort

Hotel Paracas

Rinato dopo il sisma del 2007 su progetto dell’architetto Bernardo Fort-Brescia, l’ Hotel Paracas, a Luxury Collection Resort, è il punto di ritrovo dell’élite di Lima: una serie di bungalow bianchi a due piani, scanditi da pareti in bambù e linee essenziali, che dialogano mimeticamente con le dune e l’orizzonte. Le 120 sistemazioni uniscono pavimenti in legno, dettagli di design precolombiano e terrazze aperte sulla baia.

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Hotel Paracas, a Luxury Collection Resort

Hotel Paracas

La vita al resort scorre tra i lettini a bordo piscina con un ceviche e un cocktail al frutto della passione, la rigenerazione alla Aqua Spa, con percorsi idroterapici e trattamenti a base di uva andina, e le partenze dal molo privato a bordo dello yacht di proprietà, fino ai piatti di pesce freschissimo del ristorante Chalana, sospeso proprio sul filo dell'acqua.


7. Isola di Hainan - Cina

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Hainan

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Se state cercando dove andare a Natale al caldo, guardate a sud della Cina. Nel Mar Cinese Meridionale, appena al largo della costa meridionale della Cina, Hainan è l’isola più meridionale del Paese e una delle sue destinazioni balneari più interessanti. Clima tropicale tutto l’anno, spiagge bianche, foreste pluviali e montagne compongono un paesaggio che cambia radicalmente da una costa all’altra. All’estremità meridionale, Sanya concentra la parte più mondana dell’isola, tra baie, surf e grandi alberghi, Yalong ha un’atmosfera più raccolta, mentre Dadonghai è il punto giusto per bar, locali e vita balneare.

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Hainan

Tatiana Dyuvbanova

Poco oltre, la baia di Haitang e l’isola di Wuzhizhou aggiungono immersioni e fondali corallini. Poi basta spostarsi verso l’interno per cambiare scenario. A Bǎotíng, il parco di Qi Xian Ling offre un’immersione nella natura tropicale, tra sorgenti termali e le cime granitiche delle Sette Fate. Più selvaggia è la costa occidentale, con il Parco Nazionale della Foresta Pluviale Tropicale di Jianfengling, mentre a nord Haikou, capitale dell’isola, conserva un’anima più urbana e storica, tra street food, templi e vecchie strade.

Dove alloggiare

Capella Tufu Bay

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Capella Tufu Bay

Georg Roske

Sulla costa meridionale di Hainan, in una baia appartata lontana dalla confusione di Sanya, Capella Tufu Bay gioca la carta del design. Il progetto porta la firma di Jean-Michel Gathy per l’architettura e di Bill Bensley per gli spazi verdi, con un risultato che mescola geometrie contemporanee, riferimenti alla tradizione cinese e una certa teatralità tropicale. Suite affacciate sull’oceano, cortili, piscine a mosaico e giardini punteggiati di sculture costruiscono un resort più vicino a una collezione d’arte che al classico indirizzo balneare. Anche l’esperienza segue questa linea.

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Capella Tufu Bay

Capella Tufu Bay

Il programma Capella Curates porta alla scoperta dell’isola attraverso risaie, navigazioni nella baia e percorsi legati alla cultura locale, mentre alla Zodiac Room i cocktail prendono spunto dalla Via della Seta marittima e dagli ingredienti di Hainan. La cucina guarda invece alle rotte commerciali che per secoli hanno collegato Asia e Occidente, dal Cantonese di Lan Ting alle contaminazioni di Silk Road. Il punto, qui, è rallentare: mare davanti, design intorno e un’isola tropicale tutta da esplorare.


8. EXPLORA III, rotta sui Caraibi

Dove andare a Natale al caldo

Isla Catalina,

xavierarnau

Se per le feste il desiderio è il ritmo dei Caraibi ma l'idea di stare fermi nello stesso resort spaventa, la mossa più intelligente è imbarcarsi a Miami sull'EXPLORA III. Dimenticate il concetto classico di crociera. Qui si viaggia su una sorta di un boutique hotel galleggiante dal design impeccabile che per Natale fa rotta verso le isole più affascinanti delle Antille, fino a Porto Rico. Tra un bicchiere di spumante a bordo piscina, l'atmosfera informale ma raffinata che si respira tra i ponti, e una suite di design con terrazza privata, il vero plus è la libertà di vivere ogni tappa in modo mai banale. A Jost Van Dyke ci si tuffa nella Bubbly Pool, una jacuzzi naturale creata dall'alta marea tra le rocce, prima di ordinare l'originale cocktail Painkiller al Soggy Dollar Bar o farsi coccolare in una spa galleggiante sulla laguna.

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Explora III

Explora

A Sint Maarten l'asticella dell'adrenalina sale alle stelle: niente tour in bus, ma una vera regata a bordo di uno scafo dell'America's Cup o una corsa alla guida di un mini-motoscafo biposto tra i superyacht.  A Saint Thomas il lusso si fa ancora più privato, con un'uscita in catamarano per nuotare tra le tartarughe marine a cui fa seguito un lunch sul ponte preparato da uno chef privato per poi chiudere il pomeriggio con una masterclass di mixology in un'antica distilleria di rum. Senza dimenticare il ritmo reggae e le piscine naturali del Blue Hole in Giamaica, il fascino un po' corsaro dello snorkeling sui relitti sommersi a Isola Catalina e un finale travolgente ad Old San Juan tra architettura coloniale, gallerie d'arte bohémien e sigari arrotolati a mano.


9. Taghazout - Marocco

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Taghazout

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A una ventina di chilometri da Agadir, Taghazout ha cambiato pelle senza perdere il rapporto con l’oceano. Il piccolo villaggio berbero affacciato sull’Atlantico è stato per decenni un rifugio per surfisti, viaggiatori e spiriti nomadi, attratti dalle onde, dal clima mite e da quell’atmosfera rilassata che negli anni Sessanta aveva già conquistato musicisti come Jimi Hendrix. Oggi la trasformazione è evidente. Intorno alle case bianche e ai vicoli del paese sono arrivati resort, boutique hotel, ristoranti, studi di yoga e nuovi indirizzi dedicati al wellness. Il surf, però, resta la ragione per cui si viene fin qui. La costa è punteggiata da spot diversi per difficoltà e caratteristiche: le onde più docili di Banana Point e Panoramas sono adatte a chi è alle prime armi, mentre Anchor Point, con il suo celebre point break sulla destra, è uno dei luoghi più conosciuti della costa marocchina per i surfisti esperti.

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Taghazout

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Anche senza salire su una tavola, basta guardare il mare per capire perché Taghazout abbia costruito la propria identità intorno alle onde. La nuova Taghazout si scopre anche a tavola. Nei caffè del villaggio il tè alla menta convive con colazioni healthy, bowl e cucina vegetale, mentre sulla costa si trovano ristoranti che rileggono la cucina marocchina con un linguaggio più contemporaneo. È un cambiamento che racconta bene la nuova clientela della zona: non più soltanto surfisti con lo zaino, ma viaggiatori alla ricerca di un soggiorno informale e curato, tra sport, benessere e oceano. Per cambiare completamente scenario basta dirigersi verso l’interno. In circa quaranta minuti di strada si raggiunge Paradise Valley, una valle attraversata da gole e piscine naturali, dove il paesaggio diventa più aspro e la vegetazione si concentra intorno all’acqua. È il contrappunto perfetto alla costa: dal surf nell’Atlantico alle rocce dell’entroterra, con le montagne dell’Atlante come sfondo.

Dove alloggiare

Paradis Plage Surf Yoga & Spa Resort

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Paradis Plage Surf Yoga & Spa Resort

Taghazout

A pochi chilometri da Taghazout, Paradis Plage è uno dei resort che meglio raccontano la trasformazione della costa marocchina da destinazione per surfisti a indirizzo internazionale del benessere. Affacciato sull’Atlantico, ha costruito la propria identità intorno a tre parole: surf, yoga e spa. La Surf House, realizzata in collaborazione con Rip Curl, organizza lezioni e uscite verso gli oltre 18 spot della zona, mentre la yoga shala si trova direttamente sulla spiaggia, con ampie aperture sull’oceano. Qui si tengono tre lezioni di yoga al giorno, dall’alba al tramonto, alternando sessioni dinamiche e pratiche più rilassanti.

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Paradis Plage Surf Yoga & Spa Resort

Taghazout

L’architettura mantiene un legame evidente con il paesaggio marocchino, tra legno, materiali naturali e spazi aperti. Si può scegliere tra suite, bungalow e ville con vista sull’Atlantico. Quattro ristoranti portano in tavola cucina marocchina, mediterranea e internazionale, mentre la piscina e la spa completano un soggiorno pensato più per rallentare che per riempire le giornate. Al tramonto, la Surf House diventa il punto di ritrovo, con cinema all’aperto e vista sulle onde.


10. Phu Quoc – Vietnam

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Khem Beach a Phu Quoc

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Nel Golfo di Thailandia, a sud del Vietnam e a pochi chilometri dalla Cambogia, Phu Quoc è un’isola di circa 50 chilometri dove il paesaggio cambia rapidamente. A ovest corre Long Beach, famosa per i tramonti sul mare, a nord la costa diventa più verde e appartata, mentre l’interno è occupato da foreste, colline e piantagioni di pepe, uno dei prodotti per cui l’isola è conosciuta in tutto il Paese. A dicembre, nella stagione secca, le temperature sono quelle giuste per vivere il mare senza rinunciare a esplorare l’isola. La parte settentrionale è protetta dal Parco Nazionale di Phu Quoc, una grande area di foresta tropicale attraversata da sentieri e corsi d’acqua. Qui l'isola cambia completamente ritmo rispetto alla costa occidentale, tra vegetazione fitta e strade che si inoltrano nell’interno.

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Phu Quoc

Andrea Pistolesi

Più a sud, invece, il paesaggio torna marino con l’arcipelago di An Thoi, una quindicina di isole e isolotti dove il mare trasparente lascia vedere fondali corallini e una ricca vita sottomarina. È la zona da esplorare in barca, tra snorkeling, immersioni e piccole spiagge raggiungibili soltanto dall’acqua. Oppure dall’alto, con la funivia Hon Thom, che collega An Thoi all’isola di Hon Thom sorvolando il mare e gli isolotti dell’arcipelago. Phu Quoc ha anche una dimensione più locale. Nei villaggi lungo la costa la pesca resta una parte importante della vita quotidiana e nei mercati il pesce convive con pepe, frutti tropicali e prodotti della cucina vietnamita. A nord-ovest, Ganh Dau conserva un'atmosfera più tranquilla, mentre sulla costa sud-orientale la pagoda di Ho Quoc, costruita sulle pendici di una montagna affacciata sul mare, è uno dei luoghi più suggestivi dell’isola. Poi c’è il mare, che a dicembre diventa il vero motivo per cui arrivare fin qui. Sao Beach e Kem Beach, nella parte meridionale, hanno sabbia chiara e acqua calma, mentre più a nord, Ong Lang alterna piccole baie e tratti di costa rocciosa.

Dove alloggiare

Regent Phú Quốc

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Regent Phú Quốc

Regent

Lungo Long Beach, il Regent Phú Quốc costruisce il proprio rapporto con il paesaggio attraverso una sequenza di giardini, cortili e specchi d’acqua. Il progetto del BLINK Design Group prende spunto dalle tradizionali case vietnamite organizzate intorno a un cortile interno e trasforma il resort in una successione di spazi che si aprono gradualmente verso il mare. L’acqua torna ovunque, dalle vasche con le carpe koi alle cinque piscine, fino alle due infinity pool panoramiche ospitate nelle ali Ocean Wing e Sky Wing. Le 186 suite e 126 ville abbandonano il concetto di semplice camera d’albergo. Le suite partono da 78 metri quadrati e hanno terrazze affacciate sull’oceano, mentre le ville arrivano fino a sette camere da letto e aggiungono piscine private, cortili e spazi esterni progettati per garantire una forte separazione dal resto del resort. Gli interni giocano su pietra, legno, marmo e grandi superfici vetrate, con una palette neutra che lascia entrare il paesaggio.

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Regent Phú Quốc

Regent

Sul fronte gourmet, Rice Market porta in tavola cucina vietnamita e asiatica accanto a proposte internazionali, l’ Ocean Club, direttamente sulla spiaggia, ha un'impostazione più rilassata, mentre Oku interpreta la cucina franco-giapponese con un menu omakase. Al Bar Jade, infine, la serata prende una piega più sofisticata, con cocktail personalizzati e un'atmosfera da speakeasy. La Regent Spa continua il rapporto con il territorio attraverso trattamenti e programmi wellness, con marchi come Biologique Recherche e Bastien Gonzalez. E per vedere Phu Quoc da un'altra prospettiva c'è Serenity, il catamarano del resort, che porta lungo la costa e verso le acque dell'arcipelago di An Thoi.

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