Doppio gioco di Sánchez sui migranti: attacca il «modello Meloni» ma ha fatto due hub in Mauritania

2026/08/06

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Premier spagnolo senza vergogna: nell’autunno scorso ha creato due centri di detenzione affidati agli islamici africani. E poi critica il nostro modello Albania

«Lo dico chiaramente, noi non siamo a favore di questo tipo di formule», ovvero dei centri per i rimpatri in Paesi extra Ue sul modello dell’accordo Italia-Albania, «perché non affrontano nessuno dei problemi» e anzi «ne creano altri nuovi», affermava il premier spagnolo, Pedro Sánchez, dopo il vertice a Bruxelles dell’ottobre 2024.

Ha ribadito più volte la sua contrarietà al «modello Meloni», intanto però realizzava in Mauritania, con fondi europei, due centri per migranti «simili a quelli che rifiuta nell’Ue: sono sotto la supervisione della polizia nazionale» spagnola, denunciava lo scorso aprile El Español. Un ampio reportage documentava accordi, finanziamenti per mettere in piedi le due strutture a Nouakchott e Nouadhibou, rispettivamente Capitale politica e Capitale economica della Mauritania.

I centri di detenzione a Nouakchott e Nouadhibou dietro la retorica di Madrid

L’inaugurazione venne fatta il 17 ottobre 2025, erano stati progettati sulla carta come centri d’accoglienza temporanea di migranti intercettati nelle acque mauritane, o trattenuti nel Paese per un periodo massimo di 72 ore, durante il quale si dovrebbe accertare se siano vittime di tratta, persone vulnerabili o potenziali richiedenti protezione internazionale. «In realtà, sono centri di detenzione sotto la supervisione spagnola in un Paese terzo», denunciava il quotidiano spagnolo. Gli hub rientravano nel progetto Partenariat Opérationnel Conjoint pour la Mauritanie (Poc Mauritanie), che dal dicembre 2021 al 30 settembre 2025 doveva gestire la migrazione irregolare di quel Paese con 4,5 milioni di euro di fondi.

Le due strutture, destinate ad accogliere 118 persone (45 a Nouadhibou e 73 a Nouakchott) furono costruite sul modello dei Cate, i Centri d’accoglienza delle Isole Canarie, con il supporto della Fondazione per l’internazionalizzazione delle amministrazioni pubbliche (Fiap), l’ente spagnolo che gestisce i progetti di cooperazione finanziati dal ministero degli Esteri, e quelli finanziati dall’Ue.

L’8 febbraio 2024, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e Sánchez si recarono a Nouakchott e promisero un pacchetto di oltre 500 milioni di euro per la Mauritania, di cui 210 forniti dall’Ue e altri 300 dalla Spagna. Il 19 marzo, la Fiap dichiarò che il progetto Poc sugli hub, «appena messo a gara per un importo di 500.000 euro e il cui inizio è previsto per metà aprile, prevede dormitori separati per uomini e donne, cucine e sale da pranzo, servizi igienici e impianti sportivi, nonché spazi per riunioni».

Quando il 15 maggio 2024 15 governi Ue inviarono una lettera a Ursula, chiedendole di seguire l’esempio del premier italiano, Giorgia Meloni, che aveva aperto un hub per migranti in Albania e il governo spagnolo non firmò, una settimana prima, l’8 maggio, Madrid aveva assegnato alla società di costruzioni Cadg Engineering Mauritania Sarl l’appalto per la realizzazione dei due centri.

Controlli biometrici e intelligence sulle rotte delle Canarie

Tra i partner istituzionali figuravano il ministero dell’Interno e il corpo di polizia nazionale spagnoli, con la partecipazione specifica dell’Ucrif, l’unità centrale per le reti di immigrazione e la frode documentale del Paese Iberico.

Un’inchiesta di El Salto del novembre 2025 ha rivelato che almeno due agenti si recavano settimanalmente nei centri per prelevare «impronte digitali e scattare fotografie ai detenuti».

Denunciava El Español: «I dati biometrici raccolti non sono meramente statistici. Confluiscono in un sistema di classificazione e restituzione. Trasformano i corpi in file. Convertono le traiettorie migratorie in strumenti di tracciamento per le forze dell’ordine».

La stessa Fiap aveva reso noto che «il team del progetto è composto da quattro agenti spagnoli e 33 agenti mauritani con capacità operative». Magari da Madrid saranno arrivati rinforzi. Sánchez è fortemente interessato a fornire servizi d’intelligence, di polizia e di Guardia civil alla Repubblica islamica per scoraggiare la partenza di piccole imbarcazioni dirette alle Isole Canarie. «Oltre l’80% delle imbarcazioni che trasportavano migranti arrivati nell’arcipelago spagnolo è partito dalla Mauritania», scriveva a giugno 2024 Infomigrants. Si trattava di maliani, camerunesi, nigeriani, mauritani, senegalesi.

Riferiva il 15 ottobre scorso ReliefWeb, il principale servizio di informazione umanitaria gestito dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha): «Tra giugno 2023 e la fine del 2024, Nouadhibou ha registrato un forte aumento degli arrivi via mare, nell’ambito di flussi migratori misti. Nel 2025, al 31 agosto, a causa di politiche di gestione migratoria più rigorose, gli arrivi sono diminuiti, con 2.051 persone intercettate o sbarcate. Tuttavia, si è registrato un aumento di donne e bambini che tentano di raggiungere le Canarie, la maggior parte dei quali maliani, senegalesi e gambiani. Anche a Nouakchott si sono registrati arrivi costanti provenienti da flussi migratori misti, sebbene in misura minore rispetto a Nouadhibou. Molte di queste persone arrivano via terra dal Mali e da altri Paesi del Sahel, e alcune proseguono verso Nord».

Il centro di Nouadhibou si trova nel principale punto di partenza dei «cayucos» (imbarcazioni di fortuna) verso le Canarie, quello di Nouakchott permette di intervenire sulla migrazione che arriva via terra dal Mali e da altri Paesi del Sahel. Il premier spagnolo deve aver pensato che un «contenimento anticipato» in un Paese terzo era la soluzione migliore. Far fare il lavoro sporco fuori Ue, così rimaneva intatto il suo buonismo immigratorio di facciata.

Centri ai margini del deserto, lontani dai riflettori, predisposti per ospitare migranti intercettati in mare o fermati durante i raid, sotto la sovranità mauritana ma con supervisione e «interesse» spagnoli.

El Salto ha chiesto a Fiap se i due hub sono soggetti a norme simili a quelle spagnole in materia di tutela dei minori, ma non ha ottenuto risposta.

Mentre Sánchez negava di voler importare determinati modelli, «dietro le quinte stava già contribuendo a costruirne uno. Non era un’ipotesi. Non era un dibattito di laboratorio a Bruxelles. Era già lì», concludeva il suo servizio El Español.

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