Una vera e propria svolta sul nostro approvvigionamento energetico. L'ha impressa oggi il parlamento approvando in via definitiva una nuova legge che regola il ritorno del nucleare in Italia.
Sui social, ad annunciare la nuova era, è stata la stessa premier Giorgia Meloni.
La legge che stabilisce il ritorno del nucleare in Italia
Giorgia Meloni ha annunciato il ritorno del nucleare in Italia con un post pubblicato sui suoi canali social:

Oggi il Parlamento ha approvato in via definitiva la legge sul nucleare. Dopo quasi quarant'anni, l'Italia torna ad avere un quadro di regole per produrre energia nucleare. Una scelta coraggiosa e di buon senso
Il motivo per cui la premier ha definito questa scelta è presto detto:

Oggi importiamo elettricità prodotta dalle centrali nucleari di nazioni vicine, ma non possiamo produrla noi. Questa legge serve a cambiare le cose
Ma, nel concreto, cosa significa per famiglie e imprese?
Per la premier, almeno tre cose. La prima:

Più sicurezza energetica: meno dipendenza dall'estero e meno esposizione alle crisi internazionali che abbiamo pagato in bolletta
Come dire: le crisi dello stretto di Hormuz o dei gasdotti di Putin le abbiamo già pagate sulla nostra pelle. Ma la seconda ragione del ritorno al nucleare è questa:

Energia stabile e a basse emissioni, che lavora insieme a tutte le altre, a partire dalle rinnovabili
Terza e ultima motivazione:

Una risposta concreta alla domanda di elettricità che crescerà con data center e intelligenza artificiale. Parliamo di tecnologie di nuova generazione, non delle vecchie centrali
Ora, ha annunciato sempre Giorgia Meloni, il Governo scriverà le norme attuative su sicurezza, autorizzazioni, gestione dei rifiuti e rapporto con i territori:

Era un impegno preso con gli italiani. Un altro impegno che abbiamo mantenuto
La storia del nucleare in Italia
Le prime centrali di nuova generazione, in Italia, si prevede che possano entrare in funzione solo tra il 2033 e il 2034: così ha detto il ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin.
Ma la storia del nucleare italiano comincia negli anni Cinquanta e raggiunge il primo risultato nel 1963, con l’entrata in funzione della centrale di Latina, allora tra le più grandi d’Europa.
Nel 1964 seguirono gli impianti del Garigliano e di Trino; nel 1978 arrivò Caorso.
Il programma si fermò progressivamente dopo l’incidente di Chernobyl del 1986: nel referendum del 1987 i “sì” all’abrogazione delle norme favorevoli al nucleare ottennero tra il 72% e l’80,5%, mentre Montalto di Castro, ancora incompiuta, fu riconvertita.
Le quattro centrali furono quindi chiuse e affidate allo smantellamento.
Un tentativo di rilancio del governo Berlusconi si arrestò dopo Fukushima: nel referendum del 2011 il 94,05% dei votanti approvò l’abrogazione delle norme che consentivano nuovi impianti.
Fatto sta che oggi il Senato ha approvato definitivamente la legge delega sul “nucleare sostenibile”, con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astensioni.
Il provvedimento crea il quadro per reattori avanzati, sicurezza e gestione dei rifiuti, ma non autorizza ancora la costruzione di centrali: il governo dovrà adottare i decreti attuativi entro dodici mesi.
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