Nel cuore del Parco Lambro, fedeli, cittadini e rappresentanti delle istituzioni hanno dato l'ultimo saluto al sacerdote, deceduto all'età di 96 anni. Una foto di lui sulla bara, con la scritta "I sogni sono sempre giovani"
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Nel cuore del Parco Lambro, dove si trova Casa Exodus, è stata aperta la camera ardente per l'ultimo saluto a don Antonio Mazzi. Tra le prime persone arrivate a dare il proprio cordoglio, questo pomeriggio il vicepresidente della Fondazione Exodus Franco Taverna e l'assessore del comune di Milano, Marco Granelli, in rappresentanza dell'amministrazione, mentre il sindaco Giuseppe Sala parteciperà ai funerali che si terranno lunedì 3 agosto nella Basilica di Sant'Ambrogio.
La bara del fondatore di Exodus
Il feretro del fondatore della comunità che da oltre 40 anni, dal Parco Lambro e da varie "case" sparse per l'Italia, aiuta giovani fragili, riposa nello spazio della mensa della fondazione. Intorno alla bara sono stati sistemati fiori bianchi e rossi e corone donate dalla Nazionale italiana magistrati e da Albano Carrisi. Di fianco sono stati posizionati i gonfaloni del Comune di Milano, della città metropolitana e di Regione Lombardia. Alle spalle svetta una grande foto di don Mazzi, il suo volto sorridente, gli occhi rivolti al cielo e un suo messaggio: "I sogni sono sempre giovani".
Alcuni simboli che adornano la bara, lo ricordano: un paio di sandali simbolo dell'esperienza di Exodus in Africa e in America Latina, la sua Bibbia personale aperta sulla pagina della Pentecoste e un bastone da viandante. Don Antonio, invece, appare avvolto in un sudario che riporta le firme di tutti gli educatori della comunità.
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Le parole dell'assesore Granelli
"Per tutte le istituzioni è un momento triste di perdita di un uomo che ha fatto tantissime cose, che ha cambiato e ha avuto un'energia enorme", ha detto l'assessore milanese alle Opere pubbliche Marco Granelli. Ricordando le ultime parole dell'ultimo libro di don Mazzi, "speranza e sfide", ha aggiunto che "queste due parole dicono bene la sua storia e ci lasciano un grande messaggio per l'oggi e per il futuro". "È stato un uomo che ha fatto grande Milano, che ha saputo rispondere ai giovani di questa città e alle sue sfide. Ci saranno tutti i modi per ricordarlo", ha assicurato, "e per fare in modo che il suo nome e la sua storia aiutino a orientare le scelte di ogni giorno".
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Il dopo don Mazzi? "Una scommessa"
"Il dopo don Mazzi è una scommessa. D'altra parte era già una scommessa all'inizio", ha osservato il vicepresidente della Fondazione Exodus, Franco Taverna, spiegando che dopo la modifica dello statuto "il futuro di Exodus sarà una realtà multipla, policentrica, con lo stesso spirito". "Eravamo abbastanza preparati. Nelle ultime settimane sia come educatori sia come ragazzi nelle comunità ci siamo riuniti per imparare a fare pace con la sua assenza", ha raccontato Luigi Maccaro, responsabile della Fondazione Exodus di Cassina. "Siamo convinti che don Antonio continuerà a camminare con noi. La certezza che ci lascia è che ogni ragazzo può cambiare, anche chi ha combinato le cose peggiori".