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- Domenico “Micu” Papalia esce dal carcere dopo 49 anni. Il boss della ‘ndrangheta in Lombardia è malato da tempo
Ergastolano, padre padrone della mafia calabrese al nord, ha 81 anni e un carcinoma. Un’ambulanza lo ha portato fuori dal penitenziario di Parma. Il tribunale di sorveglianza concede lo stop alla detenzione e i domiciliari per ragioni di salute

moroni papalia

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Milano – Qualche persona, fra cui il nipote, e un’ambulanza in attesa davanti al carcere di via Burla, a Parma. Alle tre del pomeriggio termina così, dopo quasi mezzo secolo, la carcerazione di Domenico Papalia, un tempo, con i fratelli Antonio e Rocco, a capo della famiglia calabrese radicata nel sud Milano, in particolare a Buccinasco. A Papalia, da tempo gravemente malato, il Tribunale di sorveglianza ha riconosciuto il differimento della pena nella forme della detenzione domiciliare, nella sua casa di Corsico, per proseguire le cure in una clinica.
Chi è Domenico Papalia
ttantuno anni compiuti lo scorso aprile, in cella dal 1977, Papalia era l’ergastolano più ergastolano, il detenuto di più lungo corso nella storia d’Italia. I suoi natali sono a Platì, sulle pendici dell’Aspromonte reggino, paese di pastori e di emigranti. Anche tre degli otto figli che papà Giuseppe, detto ‘u Carciutu, ha avuto da Serafina Barbaro, prendono la strada del Nord. Antonio e Rocco si stabiliscono a Buccinasco, all’epoca ancora un agglomerato di cascine a ridosso del Naviglio Grande. Domenico formalmente risiede a Roma, ma in realtà è sempre accanto ai fratelli. Ha personalità, carisma da capo, è fedele nelle amicizie e in stretti rapporti con la potente famiglia De Stefano.
La morte del figlio Pasqualino
Verrà definito dai magistrati “una delle figure più autorevoli, in assoluto, dell’intera organizzazione mafiosa’’ calabrese. Nel 1964, quando alla morte del fratello Pasquale, ucciso da un amico, ne sposa la vedova, Elisabetta Marando, che dieci anni dopo gli dà l’unico figlio, Pasqualino, è l’erede designato. Ma una tragedia tronca l’avvio della dinastia. La notte di Capodanno del 1993 Pasqualino perde la vita, a diciannove anni, colpito alla testa da un proiettile vagante, durante i festeggiamenti, a Platì. Il padre dà il suo consenso per l’espianto degli organi. Quando muore il figlio, Domenico Papalia è in carcere. Il 2 novembre 1976, a Roma, il boss Antonio D’Agostino viene freddato all’uscita da un ristorante. Papalia è accusato dell’omicidio, processato e condannato al carcere a vita.
L’assoluzione
Nel dicembre del 1992, con una clamorosa sortita al ‘’Maurizio Costanzo Show’’, Ferdinando Imposimato, il giudice che lo ha fatto arrestare, all’epoca deputato del Pds, dopo essersi convinto della sua innocenza, chiede per lui la grazia. Analoga richiesta è avanzata dallo storico sindacalista della Cgil Francesco Catanzariti e nel 2021 dall’associazione Nessuno tocchi Caino. Nel 2017, a quarantuno anni dall’esecuzione di D’Agostino, "Micu” Papalia è assolto dalla Corte d’assise d’appello di Perugia per non avere commesso il fatto. Ci sono altre due condanne al carcere a vita. Per l’omicidio di Umberto Mormile, educatore del carcere di Opera, assassinato l’11 aprile del 1990, da due sicari, a Carpiano (Milano). L’azione viene rivendicata dalla Falange Armata. Papalia ha sempre respinto l’accusa.
La terza condanna
La terza condanna arriva dall’operazione Nord-Sud del 1993, scaturita dalle dichiarazioni di Saverio Morabito, come mandante dell’omicidio dell’avvocato Pietro Labate, il 17 novembre 1983, a Milano. Entrato in carcere analfabeta, Papalia si diploma e frequenta anche alcuni corsi universitari. Nella casa circondariale di Parma lavora nei laboratori “Spes contra spem” di Nessuno tocchi Caino. Fa vita di uomo di fede e intrattiene un fitto rapporto epistolare con suor Gervasia Asioli, religiosa delle Orsoline. Nel 1990 si iscrive al Partito radicale, il partito della non violenza di Marco Pannella. Quando si ammala, gli viene diagnosticato un carcinoma alla prostata. Si moltiplicano gli appelli per la liberazione, dai Radicali a Nessuno tocchi Caino, che il primo ottobre 2021 organizzano una conferenza nel carcere di Parma per chiederne la scarcerazione.
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