Una falsa rappresentazione di come sono andati i fatti. È la frase usata dai giudici del Riesame per definire quanto avvenuto nelle ore immediatamente successive il trapianto di un cuore distrutto dal ghiaccio secco nel petto del piccolo Domenico Caliendo. Poche pagine da parte dei giudici del Riesame per confermare l’accusa di falso nei confronti del cardiochirurgo Guido Oppido, in relazione a uno dei filoni nati dalla morte del piccolo paziente: regge l’accusa di falso in cartella clinica, scrivono i giudici. E la conseguenza è netta: il Riesame conferma la sospensione dalla professione medica per Oppido a 12 mesi. Diversa invece la valutazione adottata nei confronti della sua vice Emma Bergonzoni: per lei c’è l’annullamento della sospensione disposta pochi mesi fa dal gip a sette mesi. Chiaro il ragionamento del collegio: Bergonzoni aveva un ruolo subalterno rispetto al primario, sia nella strategia da adottare in sala operatoria, sia nella definizione della cartella clinica nei giorni successivi il trapianto.
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Il retroscena
Difesa dal professore Vincenzo Maiello ed Emanuele Raimondo, la seconda operatrice Bergonzoni può tornare al lavoro in sala operatoria. Spiega il docente Maiello: «La decisione del Riesame di reintegrare la dottoressa Bergonzoni nella piena agibilità professionale pone fine ad una condizione che abbiamo sempre considerato ingiusta». Ma torniamo al provvedimento dei giudici. Ottava sezione del Riesame (collegio A, presidente Antonio Pepe), passa la linea della Procura, nel corso delle indagini condotte dal pm Giuseppe Tittaferrante e del procuratore aggiunto Antonio Ricci: la ricostruzione riversata nella cartella clinica di Domenico non è corrispondente al vero. Facciamo un passo indietro. È il 23 dicembre scorso, siamo nella sala operatoria del Monaldi, quando da Bolzano giunge l’equipe di medici napoletani (capitanata dalla cardiochirurga Gabriella Farina) con il cuore donato. C’è un confronto tra colleghi, vale a dire tra Farina e Oppido, al termine del quale si dà corso all’operazione di espianto del cuore nativo di Domenico e di trapianto dell’organo donato. Ciò che accade in quei minuti è cosa nota. Viene aperto il contenitore di trasporto, l’organo è bruciato, perché a Bolzano è stato sciaguratamente utilizzato del ghiaccio sintetico. Intanto, però, l’espianto del cuore originario di Domenico è già iniziato. Per il piccolo paziente seguirà un calvario di oltre cinquanta giorni, con l’allaccio a un macchinario esterno, fino al decesso dello scorso febbraio.
Le motivazioni
Una vicenda che vede indagati sette medici per omicidio colposo (tra cui Oppido e la stessa Farina), mentre viene ipotizzata l’accusa di falso in relazione alla ricostruzione offerta nella cartella clinica. Difeso dai penalisti Vittorio Manes e Alfredo Sorge, il cardiochirurgo Oppido avrebbe sostenuto la tesi della simultaneità degli interventi (mentre era in sala operatoria il cuore donato, si procedeva all’espianto del cuore nativo), oltre a sottolineare che nessuno dalla sala operatoria aveva lanciato l’allarme in merito alle condizioni dell’organo prelevato a Bolzano. Ora gli avvocati di Oppido potranno fare ricorso per Cassazione, provando ad affermare la propria versione dei fatti. Spiega l’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste Antonio Caliendo e Patrizia Mercolino, genitori di Domenico: «Prendiamo atto, con serenità, della decisione del Tribunale del Riesame: la misura cautelare nei confronti del dottore Guido Oppido resta dov’è. L’aveva disposta il gip, il Riesame l’ha confermata: due giudici hanno letto le stesse carte e sono arrivati alla stessa conclusione. Non ci sorprende. Sorprende piuttosto che la difesa abbia potuto confidare nel contrario».
Ma torniamo al provvedimento con cui il Riesame restituisce alla Bergonzoni il diritto di tornare in sala operatoria: «È evidente che la dottoressa Bergonzoni ha concorso all’immutatio veri (alterazione della verità, ndr) che inficia il referto non per tutelare la propria personale situazione, quanto invece per occultare le eventuali responsabilità - che dovrà essere comunque il processo di merito ad accertare - del primo operatore». Ora l’attenzione sul filone principale, quello legato all’accusa di omicidio colposo.
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